Belotti, l'orgoglio di chi si inginocchia di fronte alla Storia

Belotti, l'orgoglio di chi si inginocchia di fronte alla StoriaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Uefa/Image Sport
lunedì 28 giugno 2021, 10:18Primo Piano
di Claudio Colla

Parzialmente oscurato dal 2-1 inflitto all'Austria, che, seppur forse con più fatica rispetto a quanto suggerirebbe il divario tecnico tra le due formazioni, ha mandato avanti l'Italia, ai quarti di finale dell'Europeo, per una sfida contro il Belgio che profuma di finale anticipata, il polverone mediatico legato al difficile rapporto tra calcio europeo e lotta al razzismo. Polverone sollevatosi, in particolare, dopo la scelta, compiuta da sei undicesimi degli azzurri che si erano opposti al Galles, di non inginocchiarsi prima del fischio d'inizio. Gesto simbolico viceversa caldeggiato dalla UEFA, come momento di solidarietà nei confronti del movimento Black Lives Matters, a cui numerosi atleti non caucasici, nel corso dell'ultimo biennio, hanno fatto riferimento, di fronte agli innumerevoli episodi di ululati e offese di natura razzistica verificatisi, a più riprese, lungo tutto il Vecchio Continente, e tra gli spalti del suo movimento calcistico.

Andrea Belotti - forse ancora per poco, - capitano granata, ha dimostrato, inginocchiandosi, come i compagni d'azzurro Pessina, Bernardeschi, Emerson Palmieri, e Toloi, ha dimostrato di aver recepito la valenza simbolica del gesto. Inginocchiarsi non significa essere proni a istanze altrui, né essere schiavi di supposte mode mediatiche; significa, molto più semplicemente, essere solidali nei confronti di secoli di sofferenza, di ingiustizie, di soprusi. Elementi che, nonostante le sacrosante campagne di sensibilizzazione, e, al di là delle residue resistenze nei confronti di un "minimo sindacale" di acquisizione di coscienza civile e sociale rispetto alla discriminazione etnica e razziale, un effettivo - positivo - cambio di rotta, perdurano in tanti, esecrabili comportamenti quotidiani.

La scelta/non-scelta di sabato sera va ad accatastarsi ai tanti messaggi ambigui che il movimento calcistico italiano, lungo l'ultimo decennio, ha fornito entro e oltre i propri confini. I vertici del calcio italiano si trovano evidentemente in difficoltà, forse per ragioni di scarsa indipendenza politica, nel fornire indicazioni chiare e inequivocabili, rispetto a un tema che di margini di ambiguità non dovrebbe proprio presentarne. Di fronte a una Storia, quella con la "S" maiuscola, al cospetto della quale il nannimorettiàno "Mi si nota di più se mi inginocchio o se non mi inginocchio?" dovrebbe polverizzarsi all'istante.

Una Storia del quale Andrea Belotti, insieme ai suoi quattro menzionati compagni d'azzurro, ha dimostrato di aver quanto meno colto l'elemento essenziale, e il suo immarcescibile simbolismo.