Arriva per il Torino il trittico di fuoco che varrà nel bene o nel male la stagione

Quattro vittorie, otto pareggi e tre sconfitte denotano un andamento non in linea con l’obiettivo Europa League. La stagione granata cambierà solo se sarà incrementato il numero delle vittorie.
09.12.2017 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Arriva per il Torino il trittico di fuoco che varrà nel bene o nel male la stagione
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Lazio, Napoli e la Roma in Coppa Italia saranno delle sentenze per tutti. A rischiare per primo è Mihajlovic, ormai ci sono troppi segnali che, al di là delle parole, hanno fatto capire che già da tempo il rapporto tra l’allenatore e la dirigenza è agli sgoccioli. I tanti pareggi, perché otto su quindici partite disputate sono tanti, che comunque stanno mantenendo la squadra a ridosso della zona che porta in Europa, grazie anche alle quattro vittorie, alimentano voci insistenti di un possibile esonero e la dicono lunga, anche perché non si vedono miglioramenti consistenti né sul rendimento di alcuni giocatori né sul piano complessivo del gioco se non a sprazzi. Nella migliore delle ipotesi la separazione tra il tecnico e la società avverrà con la scadenza del contratto a giugno, è vero che c’è una clausola per il rinnovo automatico in caso di qualificazione all’Europa League, però, persino in questo caso un accordo per andare ognuno per la sua strada è sempre possibile trovarlo. Sia chiaro, in caso di Europa League l’entusiasmo che ne deriverebbe molto probabilmente porterebbe ad un restare di Mihajlovic, ma comunque alle prime difficoltà nella prossima stagione si tornerebbe al punto attuale perché le divergenze possono anche essere accantonate in un angolo, ma mai spariscono per sempre. Nella peggiore delle ipotesi, invece, una brutta sconfitta già con la Lazio potrebbe portare all’esonero del mister. E se pur ci starebbero tre sconfitte dignitose per le differenze di qualità che ci sono fra Lazio, Napoli, Roma e Torino porterebbero quasi certamente lo stesso all’esonero di Mihajlovic perché comprometterebbero quasi sicuramente l’approdo all’Europa League. che era l’obiettivo stagionale. Situazioni di questo tipo, soprattutto se arrivano prima che sia concluso il girone d’andata, innescano una caccia al colpevole e uno scaricabarile generale che nel calcio per consuetudine porta all’esonero dell’allenatore.

Non è, però, solo l’allenatore a rischiare perché anche i giocatori perderebbero un po’ di valore se la stagione non andasse nel verso giusto, loro nell’immediato non corrono alcun rischio, se non quello di finire in panchina, ma un campionato mediocre rimane nel curriculum e gli addetti ai lavori, ma anche i tifosi presenti e futuri lo soppesano sempre. Così come i dirigenti non possono celarsi dietro le più o meno grandi colpe di allenatore e giocatori perché sono loro che scelgono l’uno e gli altri e prendono le decisioni se sostenerli nei fatti e non solo eventualmente a parole oppure no. I dirigenti hanno sempre un peso in tutto ciò che avviene in qualsiasi società, quindi anche nel calcio. Un esempio su tutti, è inutile adesso storcere il naso sul rendimento finora insoddisfacente di Niang e sull’esborso per portarlo al Torino, se non erano del tutto convinti di prenderlo avrebbero dovuto dire a Mihajlovic no e che gli avrebbero preso un altro giocatore con le caratteristiche che voleva l’allenatore, ma che non arrivasse da un periodo un po’ opaco, Magari un altro calciatore sarebbe costato anche di più, ma se in ballo c’è un obiettivo di rilievo come approdare all’Europa League e i conti sono in regola e nelle casse societarie ci sono denari sufficienti uno sforzo ulteriore può essere fatto, se si vuole.  

Il Torino potrebbe benissimo, però, superare questo trittico di partite conquistando punti e giocando bene, sembra uno scenario che tende alla fantascienza, ma nessuno era convinto che i granata avrebbero tenuto testa all’Inter poco più di un mese fa eppure è accaduto. È vero che dopo non si sono ripetuti, ma è anche altrettanto vero che potrebbero farlo a iniziare dalla partita con la Lazio. Tenuto conto che nel bene o nel male le prossime tre partite per il Torino varranno la stagione tutti, per primi Cairo, Petrachi, Mihajlovic e capitan Belotti, hanno l’obbligo di fare quanto nelle loro capacità per remare nella stessa direzione e chi è preposto a prendere decisioni, di campo o su altri piani, deve avere il coraggio di non guardare in faccia nessuno e la determinazione ad agire solo per il bene del Toro. Mihajlovic, in particolare, non pensi a quanto può valere in termini economici un giocatore o se merita una gratificazione per quello che ha fatto in passato e tanto meno pensi al potenziale che se poi non è espresso in campo non serve a nulla, ma studi alla perfezione gli avversari e conoscendo pregi e difetti, tecnici, fisici e caratteriali, dei suoi scelga chi può fare la differenza e portare a casa punti. Per il Torino non è ancora tutto perduto, ma perdere è un lusso che non può più concedersi.