Torino, giugno è già decisivo: panchina, giovani e mercato per cambiare passo

Torino, giugno è già decisivo: panchina, giovani e mercato per cambiare passoTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 20:23Notizie
di TG Redazione

Il campionato è finito da una settimana e il Torino è già dentro la prima vera fase della stagione 2026/27. Il pareggio nel derby contro la Juventus ha lasciato un’immagine positiva, con la rimonta da 0-2 a 2-2 all’Olimpico Grande Torino, ma non basta a cambiare il giudizio complessivo su un’annata chiusa a quota 45 punti, uno in più rispetto alla precedente. La salvezza non è mai diventata un incubo vero nel finale, ma la classifica e il rendimento raccontano comunque un Toro ancora lontano dalle ambizioni della piazza. Il pareggio contro i bianconeri ha avuto un valore emotivo evidente: reazione, orgoglio, stadio pieno e la soddisfazione di chiudere senza perdere nessuno dei due derby stagionali. Ma oggi, al 1° giugno, quel capitolo appartiene già al bilancio. Il tema non è più celebrare l’ultima notte di campionato, bensì capire da dove ripartirà il club. E il primo nodo resta la panchina.

La panchina: D’Aversa sembra il passato, testa a testa Abate-Aquilani
Roberto D’Aversa ha fatto quello che gli era stato chiesto. È arrivato in corsa, ha rimesso ordine, ha ottenuto la salvezza e ha chiuso da imbattuto le gare casalinghe della sua gestione. Ma la sua conferma oggi appare complicata. Il contratto breve, il ruolo da traghettatore e le ultime parole di Urbano Cairo spingono verso una scelta diversa. Dal palco del Festival della Tv di Dogliani, il presidente ha tracciato l’identikit del nuovo tecnico: un allenatore capace di sviluppare i giovani e proporre un bel gioco. Una frase che sembra allontanare l’idea di una semplice continuità e indirizzare il casting verso profili emergenti. La decisione è attesa in tempi brevi, perché il Torino deve programmare ritiro, mercato e costruzione della rosa.

I nomi più caldi sono quelli di Ignazio Abate e Alberto Aquilani. Abate ha fatto bene con la Juve Stabia, portandola ai playoff dopo una stagione positiva, e conosce già l’ambiente granata per il suo passato da calciatore. Aquilani ha guidato il Catanzaro fino alla finale playoff di Serie B, sfiorando la promozione e mostrando un’idea di calcio coerente con il profilo indicato da Cairo. Sullo sfondo resta il Sassuolo, interessato agli stessi allenatori, ma in casa Toro la sensazione è che la settimana appena iniziata debba portare alla scelta definitiva. Più lontana, invece, la pista Juric. Il ritorno dell’ex tecnico granata oggi appare meno concreto rispetto ai giorni immediatamente successivi al derby. Anche l’ipotesi di un coinvolgimento futuro di Giampiero Ventura in società resta suggestiva, ma non riguarda direttamente la panchina.

Giovani e identità: la linea indicata da Cairo
Il nuovo allenatore dovrà inserirsi in una linea tecnica abbastanza chiara. Cairo e Petrachi vogliono un Torino più giovane, più sostenibile e più riconoscibile. Non significa rinunciare all’esperienza, ma dare spazio a una generazione che il club considera pronta o quasi pronta per il salto. Il ritiro di Pinzolo, previsto dal 13 luglio, sarà il primo banco di prova. Tra i nomi da osservare c’è Alieu Njie, classe 2005, già dentro la prima squadra e candidato a una stagione di maggiore responsabilità. Accanto a lui tornerà Alessio Cacciamani, reduce dal prestito alla Juve Stabia, dove si è messo in evidenza in Serie B. Sono due profili offensivi diversi ma entrambi funzionali a un Toro che vuole aumentare velocità, strappi e soluzioni sugli esterni.

A centrocampo rientrerà Dalla Vecchia, cresciuto nel prestito all’Entella, mentre Ciammaglichella resta un talento da seguire nonostante una stagione con poco minutaggio. Dal vivaio saliranno anche Perciun e Acquah, mentre tra i pali c’è Lapo Siviero, già nel giro dell’Under 21 azzurra. In difesa attenzione al giovanissimo Carrascosa, classe 2008, reduce da una stagione importante con la Primavera. Il messaggio è evidente: il prossimo Torino non dovrà essere soltanto più competitivo, ma anche più futuribile.

Simeone punto fermo, non uomo mercato
Rispetto alle prime ricostruzioni, va aggiornata soprattutto la parte sull’attacco. Giovanni Simeone non può essere raccontato come un possibile partente. Al contrario, il club lo considera uno dei punti fermi da cui ripartire. Cairo lo ha definito un suo pallino e ha sottolineato quanto abbia fatto bene nella stagione appena conclusa. Il Cholito ha segnato 11 gol in campionato, diventando il miglior marcatore granata e uno dei riferimenti del gruppo. La sua centralità è tecnica ma anche caratteriale. In un Torino che vuole inserire giovani, Simeone rappresenta esperienza, presenza e capacità di guidare il reparto. Petrachi immagina un organico con più talento fresco, ma dentro un quadro in cui serviranno anche figure affidabili. Il Cholito, in questo senso, è destinato a restare un totem. Diverso il discorso per Duvan Zapata e Che Adams. Zapata resta una situazione da valutare, anche per età, ingaggio e condizioni fisiche. Adams, arrivato a parametro zero, può avere mercato in Inghilterra e un’eventuale offerta importante sarebbe presa in considerazione. Ma il Torino dovrà stare attento a non svuotare troppo il reparto, soprattutto se il nuovo allenatore chiederà un calcio più offensivo.

Il mercato: uscite, porta e nuovi profili
Se la panchina è il nodo più urgente, il calciomercato in uscita promette di essere altrettanto movimentato. Il Torino dovrà capire chi può finanziare le prossime mosse e quali prestiti o riscatti rendere definitivi. La situazione di Walukiewicz può portare circa 5 milioni dal Sassuolo, mentre dall’estero sono attesi altri introiti legati a Demba Seck. Piccoli tesoretti utili per aprire margini di manovra. Per la porta, il Torino ha messo gli occhi su Lorenzo Montipò dopo la retrocessione del Verona in Serie B, ma il dossier va trattato come pista e non come affare già impostato. Paleari ha chiuso la stagione con credibilità, senso di appartenenza e 9 clean sheet, mentre Israel non ha convinto del tutto e potrebbe essere valutato sul mercato. Montipò resta un profilo di esperienza, ma molto dipenderà dai costi e dalla volontà del giocatore. Sulle fasce, Petrachi si sta muovendo anche all’estero. Sono stati segnalati contatti con il Vojvodina per Lazar Nikolic, laterale destro classe 1999 capace di giocare su entrambe le corsie. Il primo approccio è stato interlocutorio e le parti potrebbero aggiornarsi più avanti. Resta aperta anche la situazione Obrador con il Benfica, ma la trattativa non è semplice.

Attacco e trequarti: Cherubini nome nuovo
In entrata, il Torino guarda soprattutto a profili giovani e italiani. Tra i nomi seguiti c’è Luigi Cherubini, esterno offensivo classe 2004 di proprietà della Roma, reduce da una stagione alla Sampdoria. Il contratto con i giallorossi scade nel 2027 e l’assenza di passi avanti sul rinnovo potrebbe aprire uno spiraglio. Il Torino ha già avviato contatti esplorativi per capire la fattibilità dell’operazione.

Il nome di Pinamonti resta da monitorare per il reparto offensivo, ma la concorrenza e i costi impongono prudenza. Piacciono anche profili capaci di giocare tra attacco e trequarti, coerenti con l’idea di una squadra più propositiva. La scelta del nuovo allenatore sarà decisiva anche per definire il modulo e quindi le priorità: 3-4-2-1, 3-4-1-2 o 4-3-3 cambierebbero molto il tipo di mercato.

Una rivoluzione da governare
Il Torino entra in giugno con molte domande e poche certezze. La prima certezza è Simeone, punto fermo del reparto offensivo. La seconda è la volontà di puntare sui giovani. La terza è che la panchina verrà decisa a breve, con Abate e Aquilani davanti nelle valutazioni. Il resto è un cantiere. D’Aversa ha fatto il suo, ma il club sembra orientato a cambiare. Cairo ha indicato una strada: giovani, bel gioco, crescita. Petrachi dovrà trasformarla in scelte concrete, evitando una rivoluzione confusa. Dopo una stagione discreta ma non esaltante, il Toro non può limitarsi a sopravvivere. Deve provare a costruire qualcosa di più riconoscibile. Il derby ha chiuso il campionato con orgoglio. Giugno deve aprire una fase più seria: quella delle decisioni.