Roma, Spalletti: “Mihajlovic ha ragione quando dice che il Torino ha messo qualche cosa di più”

25.09.2016 19:33 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per Torinogranata.it
Roma, Spalletti: “Mihajlovic ha ragione quando dice che il Torino ha messo qualche cosa di più”
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L’allenatore della Roma, Luciano Spalletti, ha commentato la sconfitta con il Torino. Queste le sue parole:

E’ facile immaginare che non sia soddisfatto della partita della Roma perché sicuramente avete avuto molte più difficoltà di quelle che potevate pensare di avere prima della gara. E’ così?

“Non snobbo mai nessun avversario e nel nostro calcio le difficoltà ci sono sempre, ma è chiaro che se si riesce a mettere la qualità superiore che si ha supportata da un po’ d’impegno, lettura anticipata, sforzo, la partita prende una direzione, se, invece, si creano delle situazioni e non si riescono a sfruttarle e se ne concedono e l’avversario le sfrutta, tutto diventa più difficile. E’ evidente che in generale noi dovevamo fare di più, lo sforzo da farsi era quello di incanalare la partita su binari diversi”.

La seconda sconfitta in otto giorni ridimensiona i programmi della Roma?

“Non ridimensiona niente, nel senso che io so benissimo quello che ci penalizza in base al nostro modo di ragionare sia sulla partita sia soprattutto - questo viene dalla lettura dello storico che riguarda il mio precedente periodo e quello di chi era qui prima del mio ritorno e anche il momento attuale - sul fatto che ci sono momenti in cui ci sono impennate di qualità e allora riusciamo a godere del sostegno di una piazza importante, della passione sfrenata del nostro numerosissimo pubblico e a mantenere un livello di rendimento di risultati. Ma tutto questo dura fino a quando ci sono altri momenti in cui c’è quello più bravo e capita che si perda la partita e invece di usare quelle caratteristiche delle quali si parlava prima, impegno, saper raschiare, duellare, lo sforzo, il sacrificio e via dicendo, si ha un atteggiamento che ci crea difficoltà e quindi non ce la facciamo. L’allenatore se non riesce a mantenere un livello di guardia importante per togliere questo vizio è il primo responsabile e soprattutto in questa direzione andranno le scelte di lavoro del prossimo futuro, perché gli alti e bassi non vanno più bene e bisogna cambiare quello che pensano alcune menti deboli che ritengono che tanto si vestono questi colori, siamo la Roma e quindi le cose andranno nella direzione giusta e così non mettono nulla di loro aspettando che le cose accadano senza andare a fare uso di quello che un elemento che ha qualità e che è forte ci metterebbe di suo in questi casi per fare andare bene le cose. Questo ci manca e questo accade da anni. L’allenatore è il primo responsabile e deve trovare le soluzioni. M’arrabbio, il bastone e la carota ormai sono cose inutili. Con voi giornalisti qualche volta gioco perché è giusto farlo, però, so che cosa bisogna fare all’interno dello spogliatoio e so con chi ho a che fare perché i calciatori sono quelli che ho voluto, che ho scelto, che rimarranno fino a fine anno e con i quali per me sarà un piacere lavorare anche nel momento del dolore, perché qualche momento di dolore dovrà esserci”.

Di che dolore parla?

“Devo modificare qualche cosa, così non si va più avanti. Mi avvalgo anche di quello che è successo ad altri allenatori prima di me. L’anno scorso abbiamo passato un periodo bellissimo. E qui gioco senza che voi giornalisti l’abbiate voluto riconoscere. Poi quest’anno si doveva mettere sopra qualche cosa a quel telaio positivo e alcune volte lo si è fatto e altre no e così si arriva a giocare partite come quella di oggi dove non si mette in campo la qualità di squadra, la ricerca delle distanze, l’armonia, la cattiveria. Sono tutte cose fatte in modo un po’ scollegato che magari prese singolarmente sono accadute, ma proprio perché sono state fate singolarmente non vanno bene. In alcuni momenti la linea difensiva si è allungata ed è stata costretta a lavorare da sola e questo non va bene, il lavoro deve essere fatto collettivamente. Capitano occasioni e non si riesce a sfruttarle perché si lasciano passare delle cose ad abbassare il livello del sacrificio che un professionista e anche un giocatore di nome che veste colori bellissimi come quelli della maglia della Roma deve avere, esattamente come deve averli un giocatore normale. Mihajlovic dice bene quando afferma che il Torino ci ha messo qualche cosa di più. Se noi avessimo sfruttato le prime due-tre situazioni che ci sono capitate potevamo anche vincere la partita o direzionarla diversamente, però, si è visto che l’impasto fatto da Mihajlovic dei suoi è diverso da quello che ho fatto io. Per cui ora si modifica qualche cosa e si cambia, non ci sono altre strade. E’ lunga la storia che ci accompagna, la possibilità di lettura e di analisi con me e senza di me, con altri allenatori più bravi, è lunghissima”.              

Le è piaciuta la direzione di gara di Tagliavento?

“Tagliavento è stato bravissimo. Ho discusso con lui perché a un certo punto i raccattapalle non ributtavano il pallone in campo velocemente e questa è una cosa brutta. Il Torino è stato bravo a far vedere un calcio più moderno del nostro, ma questi atteggiamenti dei raccattapalle sono da club vecchio. Ho detto al quarto uomo che dovevano ributtare la palla velocemente e lui ha chiamato l’arbitro che ha brontolato con me. Io ho detto a Tagliavento che era antisportivo il comportamento di perdere tempo nel ridare la palla o di buttarla a un metro quando il giocatore e a dieci. Il Torino è stato bravissimo sotto l’aspetto del gioco, della preparazione della partita, della ricerca del risultato, ma meno bravo sotto questo aspetto e può fare meglio. All’arbitro ho detto che avrei raccontato tutto questo perché è brutto vedere certe cose, non è regolare, Noi non dobbiamo farlo e se lo vedo fare ai nostri raccattapalle intervengo. La partita era già direzionata perché il Torino era più bravo di noi per cui non avevano bisogno di questo, hanno fatto vedere di saper usare il valore del gioco di squadra e di conseguenza questi sono dettagli brutti. Tagliavento è venuto a prendersela con me perché era stato richiamato dal quarto uomo, ma avevo detto solo che era un atteggiamento antisportivo, ma comunque il Torino è stato sicuramente bravo, ha fatto sempre le scelte giuste. Il direttore di gara non ha sbagliato nulla”.

I difetti cronici della Roma possono essere rapportati a una condizione psico-fisica deficitaria?

“Che cosa vuole dire una condizione psico-fisica deficitaria? Che ci si allena poco? Che non siamo in condizione fisica?”.

Se non si ha la testa collegata con i piedi si sbaglia tutto.

“L’ho detto prima, non riusciamo a mettere più qualità contemporaneamente dentro a un numero a una lunghezza importante di comportamenti e poi abbassiamo il livello di questo e quell’altro così dopo due risultati buoni arriva quello negativo, si fanno due-tre prestazioni buone e poi la prestazione viene a mancare. In generale ci sono delle menti che pensano che a un certo punto tutto vada da solo nelle direzione giusta ed è su questo che bisogna intervenire perché se non si fanno accadere le cose non succedono. Se si lascia rimbalzare c’è poi qualcuno che mette a terra controlla perché c’è la ricerca di volerlo fare e noi da questo punto di vista oggi abbiamo fatto vedere che come dice lo storico della Roma si fanno due prestazioni bene e una male, interveniamo due volte con forza in due episodi di scorrimento di gioco e nel terzo ci facciamo portare via la palla in un quattro contro uno e concediamo l’azione del gol. Se non si usa il massimo delle potenzialità che si hanno a disposizione il primo responsabile è l’allenatore e l’allenatore naturalmente deve cambiare dopo un periodo che le cose accadono sempre nella stessa maniera affinché ci sia un modo di pensare più corretto e queste per certi versi presunzioni dei calciatori vengano annullate”.

In occasione del primo gol del Torino Fazio ha delegato a Peres il controllo su una palla alta. Non le è sembrato sorprendente?

“No, lui ha perso la marcatura perché Belotti ha fatto un bel movimento ad aprire sul secondo palo e ha preso distanza e lui l’ha perso per un attimo e poi la palla è andata proprio nella zona di Belotti, che ha avuto la possibilità di usare la sua qualità. Belotti è un bomber di quelli veri che sa andare a ritagliarsi gli spazi e se fosse rimasto lì nello stesso posto dove poi avrebbe dovuto vedersela in duello con Fazio per lui sarebbe stato più difficile, invece, Belotti ha sfruttato il movimento di palla e il tempo e si è andato a posizionare in uno spazio dove poteva fare male e la palla è finita proprio lì ed è stato giustamente premiato per cui complimenti al Gallo”.