Carlo Nesti, Fede e Sport - Marzo 2014 – Zanardi: non è tutto oro

20.03.2014 20:12 di Marina Beccuti   vedi letture
Carlo Nesti, Fede e Sport - Marzo 2014 – Zanardi: non è tutto oro
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“Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma (è nato cieco) perché si manifestassero in lui le opere di Dio” (Gv 9,3).

Con questa frase, Gesù, nella sua predicazione, svela la parte di un mistero. Che senso ha il fatto che qualcuno sia normodotato, e qualcuno sia disabile? Dipende da colpe commesse?

Assolutamente no! Anzi! Nella disabilità, si trova la luce di Dio più di frequente, rispetto a chi è integro fisicamente, perché chi manca di qualcosa, a livello esteriore, ha la capacità di attingere più profondamente dall’interiorità.

In campo motoristico, l’Italia può vantare un campione come Alex Zanardi, che, nonostante l’amputazione degli arti inferiori, nel 2001, ha conquistato 2 medaglie d’oro nei Giochi paralimpici di Londra 2012, diffondendo dappertutto il suo inconfondibile sorriso.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Nonostante questo fulgido esempio, il nostro paese è in crisi, a livello proprio di cultura sportiva per i disabili. Le ultime Paralimpiadi invernali di Sochi ne sono state l’espressione più cruda, con nessun podio all’attivo dei 35 azzurri.

In Italia, i tesserati agonisti sono circa 15 mila, e i portatori di handicap sono esentati dall’educazione fisica, restando, abitualmente, chiusi in casa.

In particolare, l’impegno per l’inclusione dei bambini e dei ragazzi, affidato alla scuola, non funziona. Le principali ragioni di ciò sono costituite da scarse risorse, e personale inadeguato.

Non dimentichiamo mai che, se un disabile è disabile, è “perché si manifestassero in lui le opere di Dio”. Lo mettiamo veramente, come spiega il Vangelo, in condizione di manifestarle?

 

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