Benedetti: "Abate? Penso che Cairo abbia messo in preventivo che servisse tempo"
Il Torino ha iniziato un nuovo percorso affidandosi a Ignazio Abate, un allenatore chiamato a lavorare con una rosa profondamente rinnovata rispetto alla scorsa stagione. Proprio sulla situazione dei granata si è soffermato Silvano Benedetti, ex calciatore e dirigente del Toro, intervenuto ai microfoni di TMW Radio. Secondo Benedetti, il momento attuale deve essere valutato tenendo conto dei numerosi cambiamenti effettuati durante l’estate e della necessità di concedere al tecnico il tempo necessario per costruire la propria squadra.
Il nuovo progetto granata
«Il Toro è una squadra che ha cambiato tanto, bisogna dar tempo ad Abate di poter sperimentare i nuovi giocatori. E’ vero che nel calcio di tempo ce n’è sempre poco, però penso che Cairo abbia messo in preventivo che servisse tempo per il tecnico. Si lavora sui giovani e serve tempo per questo». Un concetto che Benedetti ribadisce anche parlando delle aspettative che circondano quotidianamente il Torino. La pressione dell’ambiente è elevata, soprattutto quando i risultati non arrivano immediatamente, ma l’ex granata ritiene che Abate abbia le possibilità per trovare il giusto equilibrio e dare una fisionomia precisa alla squadra. «E’ più l’ambiente che pretende. Però sono convinto che Abate possa trovare la quadra». Un passaggio che evidenzia come, secondo Benedetti, il lavoro dell’allenatore debba essere accompagnato dalla necessaria pazienza.
Il rapporto con i tifosi
L’altro tema centrale del suo intervento riguarda il rapporto tra la squadra e il popolo granata. Per Benedetti, infatti, il Torino non può limitarsi ai risultati, ma deve riuscire a ricreare un legame forte con la propria gente, riportando entusiasmo attorno alla maglia. «Il tifoso del Toro ha bisogno di essere trascinato, coinvolto in un progetto. Serve tornare a quello che era un tempo ed oggi manca. C’è bisogno di giocatori che portino la gente allo stadio». L’ex calciatore sottolinea quindi l’importanza di costruire una squadra capace di far scattare nuovamente l’identificazione dei tifosi. «Il tifoso ha bisogno di innamorarsi di nuovo di una maglia granata che è sempre stata un mito». Un rapporto che, nonostante le difficoltà e le critiche, non si è comunque spezzato: «Nonostante le critiche, la gente va allo stadio e questo è qualcosa d’importante».
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