Lettera a Cairo del Professor Giorgio Palestro

Il Presidente dell'Associazione Culturale Grande Torino risponde alla lettera dell'Avvocato Romiti
06.12.2010 17:58 di  Marina Beccuti   vedi letture
Lettera a Cairo del Professor Giorgio Palestro
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© foto di Federico De Luca

Stimatissimo Presidente,

dopo l’illusoria riconquista della serie A, era l’estate 2005, mai la vita della squadra granata era stata così vicina all’estinzione, affidando così ai posteri soltanto il ricordo di una grandezza non solo sportiva e peraltro del tutto unica. Ricordo, destinato anch’esso, come tutti i ricordi, a sbiadire col tempo se non a dissolversi.


Chi non ha familiarità con il mondo psicologico, che gli agnostici considerano infantile, in cui vivono emozioni, sentimenti, reazioni che si legano intorno a una fede calcistica non può, non solo condividere, ma neppure comprendere lo stato d’animo tormentato dei fedelissimi granata dagli eventi quotidiani di quell’estate 2005 in cui si alternavano le speranze alle più tristi delusioni.
In quei giorni, il ricordo, andando sempre più a ritroso, si era fermato ai momenti della storia più grande di questi protagonisti: società e squadra. Era certo il momento più struggente per chi, con i vividi ricordi di un fastoso passato si doveva preparare ad affrontare il sempre più probabile momento dell’estinzione.

Non stava scomparendo una società calcistica; questo è successo molte volte, con rigurgiti di rammarico per lo più di pochi ristretti interessati; stava scomparendo, assieme ad essa, un pezzo di storia importante della nostra Città e del nostro Paese. E questa storia era diventata grande perché la dimensione del Grande Torino non aveva impresso soltanto un’impronta sportiva, ma un’immagine che proiettava riverberi luminosi in tutto il Paese. Un Paese che la grande malattia della guerra aveva semidistrutto piegandone profondamente le forze; un Paese che per recuperare il suo entusiasmo aveva bisogno anche dell’appoggio confortante dell’immagine che la straordinaria impresa sportiva di quella grande Squadra aveva saputo esprimere, con risonanza mondiale consolidatasi lungo quasi un decennio. Ecco dunque la valenza soprattutto extrasportiva che il Grande Torino offrì e diffuse ben oltre i confini del popolo granata contribuendo a offrire uno spunto di speranza che, in quel tempo, legava tutto il popolo del nostro Paese.


E anche questa volta lo sguardo protettivo ha saputo e voluto corrispondere all’atto di fede: sono intervenuti fatti straordinari, ancorché tormentati, come si conviene a una tradizione tracciata nel genoma di questo particolare pezzettino di mondo che è l’angolo granata.
E anche questa volta il Toro ha vinto la sua battaglia, la battaglia dei momenti cruciali e che il nostro Toro non ha mai perso.
E fu convinzione di tutti i Tifosi che la battaglia era stata vinta grazie al suo intervento, signor Presidente. E fu così che, sull’onda dell’entusiasmo per questo ritorno alla vita sportiva del nostro grande Club, che ebbi l’idea di fondare un’Associazione non di carattere prettamente sportivo, essendocene già molte, ma con sfondo culturale da dedicare al Grande Torino per i numerosi e grandi meriti non soltanto sportivi, ma, come già sopra accennato, anche di natura socio-politica che il Grande Torino aveva lasciato come traccia indelebile nel patrimonio storico del nostro Paese.


La mia proposta fu avanzata in Senato Accademico dell’Università di Torino e fu entusiasticamente accettata da ben 9 Presidi su 12. L’iniziativa, beninteso, non era in alcun modo supportata dall’Ateneo, ma portava semplicemente l’impronta culturale impressa da Presidi di 9 Facoltà sia umanistiche sia scientifiche. Nacque così l’Associazione Culturale Grande Torino.


Dell’iniziativa, ricordo bene, informai Lei, Presidente, facendole recapitare per ben tre volte (due volte recando a mano presso la sede di via Arcivescovado e una volta consegnando a lei direttamente da un collega dello staff medico della Società) una lettera di informazione e di invito ad accettare la carica di Presidente Onorario, che peraltro intendevamo offrire anche al sindaco dottor Chiamparino. Non ci fu mai risposta da parte sua: ritenemmo che i suoi molteplici impegni e i suoi continui trasferimenti non le avessero consentito di allentare la sua concentrazione su obiettivi certamente più stringenti e più importanti. Così, il 6 di marzo del 2008 l’Associazione fu inaugurata presso il Circolo della Stampa e il Sindaco ebbe la cortesia di accettare la nomina a presidente Onorario dell’Associazione.

Sono passati più di 5 anni e siamo al sesto campionato in corso. Come Lei può ben capire, se il sentimento di riconoscenza nei suoi confronti, da parte di tutti i Tifosi, rimane immutato, tuttavia non si può non riconoscere che il suo progetto di sviluppo della Società, sia in termini di organizzazione, sia in ordine al raggiungimento di obiettivi di prestigio consoni al blasone della Società da lei acquisita, non è mai riuscito a decollare. Credo che nessuno abbia avanzato pretese di successi immediati, ben sapendo quali disastrose macerie ella abbia trovato al suo ingresso in Società. Il vero problema è che a tutti pare che si sia perso tempo prezioso, soprattutto se si raffronta il cammino di altre società, come ad esempio Sampdoria, Genoa, Fiorentina, Napoli, che, nello stesso arco di tempo che corrisponde al suo, hanno saputo raggiungere ben altri risultati. Questo è il vero motivo della pesante delusione che ha ormai sostituito i sentimenti di entusiasmo e di fiducia nelle sue promesse e nel suo operato.


Ci rendiamo ben conto tutti di quanto sia difficile gestire una Società di calcio, che impone criteri aziendali del tutto specifici e ben più aleatori rispetto a quelli abituali nel mondo industriale e commerciale in generale. E proprio per questo ci si chiede perché ella abbia stentato così tanto a cogliere i concetti fondamentali a cui avrebbe dovuto fare riferimento nel portare avanti questa nuova azienda, in termini di scelta dei collaboratori che, ella certamente insegna, rappresentano l’anima della Società stessa, la guida per le scelte tecniche e la programmazione di tutte le attività societarie, che, pur concentrandosi in modo primario sulla prima squadra, devono estendere l’interesse anche alle altre componenti minori, che però servono molto nella programmazione sia tecnica sia economica della società.


Ci rendiamo conto di quanto sia difficile, specie nel contesto torinese, tenere in vita una società come il Torino Calcio e di quanto sia difficile trovare soluzioni di rimpiazzo. Va però detto con molta forza che i Tifosi di questo club, dalla storia più travagliata e dal blasone più nobile nel mondo del calcio italiano, si aspettano di assistere a un vero riordino di tutti i processi che finora hanno fallito, una riorganizzazione profonda e intelligente della Società, che lei è certamente in grado di attuare, altrimenti non resta che continuare a vivere di speranze e sogni sportivi e augurarci che qualche salvatore esterno si presenti alla ribalta per farci ‘correre’ a più alta velocità o portarci a ‘volare’ più in alto.

Personalmente sono in sintonia con l’iniziativa del dottor Romiti e sono disponibile a un incontro, se lei ce lo consentirà, insieme con gli amici che hanno titolo per rappresentare le diverse associazioni di riferimento al sostegno granata.

Ringraziandola per la cortese attenzione, porgo i più cordiali saluti.

 

Prof. Giorgio Palestro