Caso Segre, non perdiamo la brocca: non è lesa maestà la stima per un collega

07.12.2020 11:56 di Claudio Colla   Vedi letture
Caso Segre, non perdiamo la brocca: non è lesa maestà la stima per un collega
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Al di là del fatto che il cosiddetto "Caso Segre" è già stato di per sé smontato dal chiarimento dei fatti sul quale era stato costruito, e che A) La maglia "incriminata" di Paulo Dybala era stata raccolta dal giocatore granata, a fine gara, come dono per un parente argentino, nonché B) la foto dello stesso Segre non era stata da lui pubblicata sui social, ma ci era arrivata in seguito al suo invio privato, tramite WhatsApp, del centrocampista classe '97, urge una piccola riflessione in merito all'accaduto.

Giusto, sacrosanto affermare l'inopportunità di mostrarsi sorridente in pubblico (ma, lo ripetiamo, a Jacopo Segre può al limite essere imputata un po' di ingenuità, dato che non è stato lui, anche questo va ribadito, l'artefice della pubblicazione dell'immagine) con una maglia bianconera retta, ostesa, e ostentata. Per rispetto ai colori che si indossano (Segre è oltretutto un giovane uomo proveniente dal vivaio granata), al club, e alla tifoseria, specie in un frangente che di ragioni per rabbuiarsi gliene fornisce già tanti. E specie all'indomani di un Derby della Mole perso così. Nulla di tutto ciò, tuttavia, rappresenta minimamente la scusa per scaricare su Segre, o su chi per lui, la rabbia e lo scoramento che, comprensibilmente, attraversano l'umore dei supporter del Toro. Tenendo inoltre conto di come, se anche si trattasse di un attestato di stima nei confronti di un collega come Dybala, che, piaccia o meno, a ventisette anni, se non ha raggiunto proprio i vertici assoluti del calcio mondiale, ci si è già avvicinato molto, la condanna a "traditore" nei confronti di un giovane calciatore, che altro non ha mostrato finora se non impegno, dedizione, e attaccamento alle casacche che ha vestito, da membro delle giovanili come da professionista, suonerebbe iniqua e vicina a un fanatismo che è cugino stretto della violenza, verbale o fisica che sia, e che mai può essere la risposta. Pur partendo da un rilievo, lo ripetiamo, sacrosanto.