Mihajlovic: "A Torino vibra la voglia granata di ribaltare le gerarchie"

20.02.2019 13:45 di Alex Bembi   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Mihajlovic: "A Torino vibra la voglia granata di ribaltare le gerarchie"

Lunga intervista de La Gazzetta dello Sport al neo 50 enne Sinisa Mihajlovic, tecnico in passato anche del Torino. Questi i passaggi più rilevanti della sua intervista: "La soddisfazione più grande oggi come allenatore è il rapporto con i giocatori dovunque sia andato. Le lacrime che hanno versato quando sono andato via, il rispetto che non è mai mancato, la stima anche di chi ho fatto giocare poco. Perché posso sbagliare scelte, ma sono diretto, leale e mi comporto da uomo. Ho una personalità forte, sono serbo dalla testa ai piedi, con i pregi e difetti del mio popolo orgoglioso. Ma so ammettere gli errori, chiedere scusa e accetto sempre il confronto. Vengo considerato un duro, è vero. Ed è meglio se non mi fai incazzare. Ma anche uno con le palle può commuoversi. Mi capita pensando a persone care che non ci sono più o alle mie figlie se ora sono lontane o magari vedendo un film. Quando sono andato per la prima volta a Medjugorje ho cominciato a piangere come un bambino, non riuscivo a trattenermi. E mi sono sentito più forte e più uomo quel giorno che in tutto il resto della mia vita. La carriera da calciatore è stata unica: la Champions, gli scudetti, le vittorie… Forse potevano essere di più e mi chiedo se giocassi oggi quanto potrei valere. Ma dal pallone ho avuto tanto. Sono felice così. Le punizioni? Sarò presuntuoso, ma nessuno le calciava come me. Chiedetelo ai portieri, decidevo all’ultimo passo della rincorsa dove tirare. Ancora oggi a 50 anni tolgo la ragnatela dall’incrocio. Io e Pirlo abbiamo il record di gol in A, ma lui ha giocato più di me. Quanti hanno fatto tre gol su punizione in una gara come me? I derby? Quello di Belgrado non è paragonabile a nessun altro, è molto di più di una partita. L’atmosfera del Marakanà è qualcosa che non si può spiegare. Quello di Milano è la nobiltà del calcio. A Roma è sfottò tutto l’anno: ai miei tempi la Lazio era un album di figurine: solo in difesa io, Stam, Couto, Nesta… In attacco la Roma aveva Totti, Batistuta, Montella e Delvecchio. Auguro a Roma di rivedere tutti insieme giocatori così. A Genova le coreografie più belle. A Torino vibra la voglia granata di ribaltare le gerarchie. Il calcio mi ha permesso di conoscere un’infinità di personaggi. Politici, artisti, attori… E ho avuto come presidenti figure che hanno segnato la storia politica ed economica italiana. Berlusconi resta un personaggio incredibile, ma lo avrei voluto presidente 15 anni prima. L’epopea di Cragnotti si intreccia con una fase dell’Italia che poi è finita nei tribunali, io conservo l’immagine di un uomo che fece della Lazio un Luna Park per i tifosi. Moratti un signore come non se ne trovano più. La Juve mi chiamò l’ultimo anno di Conte, andai nella residenza degli Agnelli con Marotta e Nedved. Era tutto fatto. Ma alla fine Conte decise di restare. Salvo dimettersi due mesi dopo. Io ero rimasto alla Samp e a Torino è andato Allegri. L’Inter negli anni l’ho sfiorata così tante volte che ho perso il conto. A Bologna ho cominciato la carriera da allenatore, considero Bologna una ripartenza: farò di tutto per salvarli".