Bertoneri, quando il calcio ti ripudia

19.11.2010 09:38 di Marina Beccuti   vedi letture
Bertoneri, quando il calcio ti ripudia
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© foto di Anto.Abbate/TuttoLegaPro.com

Dante Bertoneri è stato intervistato, insieme a Marco Cacciatori, ex giocatorte del Perugia, al quale negli anni scorsi furono diagnosticati due tumori, da L'Avvenire. Motivo? Le disgrazie di questo calcio che prima ti dà sogni ed illusioni e poi ti abbandona se non sfondi, o meglio ti ribelli alla logica dei signorsì. E' successo a Dante, un regista che oggi farebbe tanto comodo al Torino, che all'epoca calpestò l'erba del Fila e Vatta per lui aveva grandi prospettive. Dopo l'esordio in A, a soli 17 anni, sul piccolo cursore massese, arrivò la lunga mano di Moggi, all'epoca pezzo grosso della dirigenza granata, il quale disse perentorio al ragazzo: "Caro Dante: l’anno prossimo te ne vai a Cesena...”.

Dante rifiutò il trasferimento perchè voleva la serie A e ci riuscì, ma fu sbattuto fino ad Avellino (il compagno di Primavera Franco Ermini, per gli stessi motivi di ribellione fu sbattuto al Benevento dove commentò: "Mi hanno mandato in Africa"). Troppo distante da Massa e così il giovane campione scappò e se tornò a casa: "Di Somma venne a riprendermi promettendo a mio padre che se mi avesse convinto a tornare ad Avellino gli avrebbero regalato un Ape Piaggio... Mio padre (aveva un banco di frutta e verdura, ndr) è morto e quell’Ape non l’ha mai visto. Io ho cominciato a stare male e la situazione precipitò a fine stagione quando mi mandarono al Parma", racconta ancora Dante all'Avvenire. Qui viene il bello, anzi il brutto, l'uso improprio delle medicine nel calcio. "Mi infortunai al menisco", continua Bertoneri. "Carmignani voleva che giocassi a tutti i costi. Avevo tanto di certificato medico, ma lui niente, insisteva. Io mi rifiutai e così dissero che mi ero reso colpevole di insubordinazione”.

Il Parma lo cacciò, il "ribelle" non aveva voluto farsi le iniezioni di Cortex e prendere il Micoren (le medicine usate dalla Juve che nel processo non fu mai assolta, ma il fatto cadde in prescrizione). "Avevo paura di quella roba là e poi stavo male sul serio. Mi venne diagnosticata una grave forma di esaurimento nervoso che non mi ha più abbandonato e ha segnato il successivo passaggio", ha proseguito Bertoneri, che comunque ora sta bene, ma avrebbe bisogno di un colpo di fortuna, di sentire fiducia attorno a sè per tornare nel calcio.

Finora è stato anche perseguitato dalla sfortuna, aveva trovato lavoro alla Massese come allenatore delle giovanili, ma la società calcistica toscana è fallita, Dante ha messo in piedi la squadra dilettantistica, Asd Massese, che porta avanti il fratello Fabrizio. Dante infatti cerca lavoro, così come ha detto ancora all'Avvenire: "Io non ho i mezzi per fare il presidente. Sono sei anni che busso ovunque chiedendo un lavoro e trovo solo porte chiuse. La settimana prossima comincio un corso per operatore familiare, sono disposto a fare anche il badante, l’importante è lavorare perché vorrei sposare Marilia". Marilia è una ragazza dolce che è arrivata dopo un matrimonio che si è concluso con un divorzio e due figli ormai adulti.

Bertoneri però non molla, ha chiamato la nostra redazione perchè gli è balenata un'idea, la volontà di voler fare qualcosa per i calciatori in difficoltà. Mettere in piedi un'associazione che tuteli chi ha problemi seri, quella che c'è già, il cosiddetto sindacato, non basta. Ci vuole qualcosa in più. Chi pensa che Dante sia malato si sbaglia, è lucido e volenteroso, gli serve solo trovare qualcuno che gli apra finalmente una porta e non gliela sbatta in faccia com'è successo finora. Dante vorrebbe allenare i giovani, ma qualcuno forse ha paura che insegni loro qualcosa di diverso, che il calcio è ancora fantasia, che è meglio stare fuori una settimana in più piuttosto che prendere medicine che ti rovinano la vita più avanti, quando il calciatore diventa l'uomo qualunque pronto a riassaporare le gioie di una vita diversa.