ESCLUSIVA TG – Zichella: “Fossi il Torino mi concentrerei sul trovare il sostituto di Bremer”

01.07.2022 10:30 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Giovanni Zichella
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Giovanni Zichella

Giovanni Zichella è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Zichella è un allenatore che per diciannove anni ha lavorato nel settore giovanile del Torino per poi andare altrove ad allenare prime squadre. Con lui abbiamo parlato delle prospettive del Torino e del mercato che apre ufficialmente oggi.

Oggi inizia il calciomercato e Juric alla fine del campionato scorso aveva detto che servivano dieci giocatori, in assenza di riscatti e con gli addii di Belotti e Bremer, ed è stato trattenuto il solo Pellegri. Come si sente un allenatore che ha una squadra quasi da rifare e tenuto conto che il raduno sarà il 4, fra tre giorni?

“Non conosco la situazione del Torino non essendoci dentro, ma diciamo che l’obiettivo grossissimo di un allenatore è quello di iniziare fin dal primo giorno della nuova stagione con la rosa al completo. E’ molto più facile per un allenatore lavorare se ha tutti a disposizione così può già iniziare a strutturare e a dare un’entità e un gioco alla squadra. Juric oltretutto ha un gioco abbastanza particolare e ha bisogno di tempo per amalgamare tutti i calciatori. Io posso augurare al Torino e in special modo a Juric che gli arrivino in fretta tutti i giocatori che gli servono così il suo lavoro sarà più semplice con la squadra al completo”.

Questa sarà una stagione molto anomala che inizierà con la Coppa Italia, per le squadre che disputeranno i trentaduesimi, la prima settimana di agosto e poi il campionato già il 13, che avrà una lunga sosta per il Mondiale dal 14 novembre al 3 gennaio e che infine terminerà il 4 giugno. La preparazione estiva sarà quindi condizionata da questo?

“Ho parlato con amici che fanno i preparatori ad alti livelli e la risposta sincera è stata: “Non sappiamo neanche noi come fare perché è una situazione anomala e che non è mai stata vissuta prima”. Non c’è quindi l’esperienza pregressa. Si fa il ritiro poi si giocherà per tre mesi e si avrà la sosta per il Mondiale e in seguito ci sarà un secondo ritiro con però dei calciatori che hanno giocato con le rispettive Nazionali e che hanno fatto una sorta di ritiro nel ritiro prima del Mondiale. Già adesso le preparazioni sono calibrate sul singolo e, secondo me, ancora di più dovrà essere fatto in questa stagione. Non è una cosa semplice. Io, se dovesse toccare a me, fare una preparazione estiva meno pesante rispetto agli anni scorsi perché intanto si devono giocare un tot di partite e poi dopo la rifarei prima della ripresa del campionato”.

C’è il rischio che si possano verificare più infortuni di tipo muscolare in una tale situazione?

“Credo che i problemi potranno esserci più per chi disputerà il Mondiale perché penso che le società che non avranno i giocatori in Qatar, o chi ne avrà pochi, staranno ferme un po’ e dopo faranno un lavoro di mantenimento. Per cui, secondo me, il rischio è inferiore. Più che altro è per quelli che andranno al Mondiale e in Italia abbiamo tanti giocatori stranieri e che saranno impegnati durante la sosta per cui ci saranno all’interno di ogni gruppo due squadre diverse e servirà una preparazione differenziata: una per chi non disputa il Mondiale e un’altra per chi lo giocherà”.

Serviranno rose più lunghe?

“Secondo me, no.  Alla fine, passatemi la battuta, si gioca sempre in undici e ci sono cinque cambi. La questione non è avere rose ampie, ma cercare di centellinare il lavoro fisico per non avere infortuni. Se si pensasse di lavorare con la prospettiva degli infortuni si partirebbe male. Meglio rose con un numero di giocatori solito e per esperienza posso dire che la rosa lunga va bene per la società e per i tifosi, la gestione di tanti elementi per un allenatore è difficile”.

L’anno scorso il Torino non ha avuto un portiere titolare per tutta la stagione, ma aveva il miglior difensore della Serie A e infatti ha avuto la quinta miglior difesa in relazione ai gol subiti. La prossima cessione di Bremer quanto inciderà sugli equilibri del reparto difensivo e su tutta la squadra?

Penso che il Torino sia già alla ricerca di un nuovo Bremer. E’ giusto che ci sia un ricambio e al posto del brasiliano arriverà qualcuno che non sarà ai suoi livelli attuali, però tutti noi quando è arrivato Gleison nessuno pensava che sarebbe diventato così forte. Per questo l’obiettivo del Torino è prendere un difensore centrale che possa diventare forte come Bremer. La fase difensiva è un po’ il punto di forza di Juric che gioca molto con un pressing in avanti e sull’uno contro uno e quindi cura moltissimo la fase difensiva per cui penso che anche in questa stagione il Torino non dovrebbe avere problemi”.

Il tallone d’Achille del Torino nello scorso campionato è stato l’attacco: Belotti ha avuto più infortuni, ma è risultato il più prolifico con 8 gol e Sanabria ha segnato poco. Adesso il “Gallo” non è più un giocatore granata, Zaza, che ha sempre deluso dal suo arrivo, è sul mercato per cui di fatto come punte rimangono Sanabria e Pellegri. Basteranno?

“Vorrei fare una considerazione su Pellegri: mi ricordo quando aveva iniziato a giocare al Genoa ed era un ragazzino ed ho pensato che era veramente un fenomeno. Poi a causa di infortuni è un po’ sparito dai radar, ma quando un calciatore ha fatto vedere da giovane, anche solo a sprazzi, delle movenze da giocatore di livello poi le ripropone. Per cui mi auguro, da tifoso del Toro che vi ha lavorato per diciannove anni, e mi aspetto che Pellegri faccia vedere ciò che aveva mostrato nelle prime partite in Serie A quando aveva sedici anni e se lo farà adesso che ha una maturazione diversa il Torino si ritrova un attaccante importantissimo.

Forse quindi adesso è meglio che il Torino si concentri a rinforzare la trequarti e il centrocampo che sono rimasti orfani di Praet, Brekalo, Pjaca, Mandragora e Pobega?

Io mi concentrerei sul trovare il sostituto di Bremer. Questo è l’obiettivo primario. A volte ci sono dei calciatori, specialmente in difesa, che sono bravissimi perché a fianco hanno un giocatore importante e quando questo non c’è più, anche i compagni di reparto vengono a mancare un attimino. Nel campionato scorso Bremer è stato bravissimo nel far bene lui, ma ha fatto fare bene anche ai compagni che aveva a fianco in difesa”.

Berisha può essere il portiere titolare?

“Non lo so. Sinceramente per le poche partite del Torino che ho visto, perché ero impegnato in contemporanea con il Derthona, e gli spezzoni secondo me Berisha non ha fatto male, anzi ha fatto anche bene. Io sono dell’idea che il portiere deve portare punti e se in alcune partite che finiscono zero a zero il portiere ha fatto la differenza vuole dire che ha fatto il suo nel portare punti. Le statistiche dicono che dalla terza categoria alla Serie A i campionati sono vinti dalle squadre che subiscono meno gol, non quelle che ne fanno di più. Avere un portiere importante in alcune partite e che porta punti è fondamentale”.

Cambiando argomento e parlando di lei. Ha concluso l’avventura con il Derthona e adesso attende una nuova squadra. Ha già avuto proposte?

Non nascondo di aver ricevuto qualche proposta e sinceramente anche da club di Serie C, ma erano veramente distanti da casa mia. Ho 58 anni e da 32 alleno e vorrei ancora farlo per almeno quattro-cinque anni, ma non vorrei spostarmi di troppi chilometri se il progetto non mi affascina. Sinceramente mi piace andare in posti dove posso lavorare e sviluppare le mie idee impostando un certo tipo di lavoro, come ho fatto nel Derthona. Ero arrivato il 2 marzo di due stagioni fa e il primo anno ci siano salvati abbastanza bene e quest’anno siamo arrivati quinti. Dico sempre che quando un allenatore sta un anno è poco e due sono troppi, per cui avendo fatto uno e mezzo ed è il periodo perfetto. Adesso aspetto, qualche proposta è arrivata, ma non era quella giusta. Non è tanto la categoria che mi interessa bensì il progetto, il poter lavorare in un certo modo, far vedere quali sono le mie idee che collimino con la società. A me piace lavorare con i giovani, farli crescere, non avere rose troppo ampie. Mi porto il pedigree di diciannove anni al Torino dove eravamo come una fabbrica che costruiva i calciatori da portare in prima squadra. Sono entrato nel 1990 con l’avvocato Cozzolino che aveva 83 anni e mi ha inculcato che nel settore giovanile l’allenatore deve essere soprattutto un istruttore e da quando alleno gli adulti, da quasi dodici anni, il mio lavoro è migliorare il singolo calciatore per elevare il livello tecnico della squadra. A me piace proprio lavorare sul singolo e quando trovo la situazione che me ne dà l’opportunità bene, altrimenti aspetto e intanto mi riposo e ricarico le pile”.