ESCLUSIVA TG – Rapacioli: “Un portiere come Sirigu per giocare avrà bisogno di due settimane d’allenamento, l’ideale sono tre”

05.04.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Claudio Rapacioli
Claudio Rapacioli

Claudio Rapacioli è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Rapacioli è il presidente di Apport, associazione italiana preparatori portieri calcio, ed è il preparatore dei portieri del Pisa. Con lui abbiamo parlato di come i portieri in questo periodo di stop del campionato, a causa del Covid-19, si mantengono in condizione.

Come possono mantenersi in condizione i portieri in questo periodo di sosta forzata del campionato?

“Prevalentemente le capacità condizionali che interessano il portiere sono mantenere a un buon livello la forza e la velocità. Per fortuna gli allenamenti su forza e velocità non richiedono un eccessivo spazio per poterli fare e anche in questi giorni in cui i giocatori sono costretti a stare in casa e non hanno la possibilità di avere spazi grandi tipo giardini o cose del genere possono comunque allenarsi perché una seggiola ce l’hanno tutti che serve d’aiuto per fare gli affondi, lo squat bulgaro oppure le salite. Ma si possono usare anche cassapanche o altri oggetti che si trovano in tutte le case”.

Magari bastano anche i gradini delle scale?

“Sì, anche se così si va a stimolare una velocità diversa perché lavora di più il tricipite del quadricipite, mentre, invece, magari si ha bisogno di mantenere un buon livello di forza non solo in generale, ma del quadricipite e di conseguenza serve lo squat e se non si ha la possibilità di avere dei bilancieri con una confezione d’acqua da sei bottiglie da un litro e mezzo che sono nove chili. Se, invece, i portieri hanno a disposizione un giardino o anche solo un muro per fare qualche cosa con la palla tanto meglio. Per esempio, io a casa mia nel garage ho un muro abbastanza grande e qualche cosa posso farla oppure nel giardino abbastanza grande di un condominio qualche cosa si può cercare d’inventarsi. So che le società di calcio più organizzate, quelle di Serie A e B, hanno fatto avere a casa le cyclette e altre attrezzature a casa per lavorare. Per quel che riguarda il discorso della velocità, si può risolvere trovando uno spazio di cinque-sei metri e ripetendo le corse che sono fatte dal portiere durante la prestazione e anche i vari spostamenti in avanti, laterali e incrociati, per cui basta un corridoio e chi volesse fare qualche cosa riuscirebbe a farla. E’ chiaro che se si ha la possibilità di avere spazi più ampi e maggiori attrezzature sicuramente l’allenamento sarebbe superiore”.

Per quel che riguarda la reattività che cosa si può fare?

“E’ difficile, in questo momento si può farla sulle gambe relativa agli spostamenti cercando di effettuare spostamenti veloci e nel breve oppure, come dicevo, se si ha un muro e un compagno, un amico, un familiare che dà una mano si può lavorare con la palla che rimbalza sul muro facendo delle parate. Così facendo il livello della reattività si può un pochino mantenerlo”.

Quando si potrà riprendere, i portieri dovranno fare una preparazione un po’ diversa oppure sarà simile a quella che si fa in ritiro durante l’estate?

“La discriminate sarà il tempo che intercorrerà fra quando si potranno fare i normali allenamenti e quando si tornerà a giocare. Se ci saranno due settimane di tempo direi che non ha senso fare una preparazione simile a quella estiva e allora si cercherà di riportare nel più breve tempo possibile in condizione i giocatori un po’ come si fa dopo la sosta per le vacanze natalizie, sperano che non abbiamo mollato più di tanto nel periodo a casa. Se, invece, ci saranno tre o quattro settimane cambierà molto il lavoro che si potrà fare”.

Per un portiere come Sirigu del Torino per essere sui suoi livelli standard quanto tempo dovrebbe passare fra la ripresa dei normali allenamenti e la prima partita?

“Stiamo parlando di un professionista molto serio per cui, secondo me, in due settimane potrebbe già raggiungere un discreto livello e le due settimane sono il minimo indispensabile per chiunque per riprendere a giocare. L’ideale sarebbe avere a disposizione tre settimane e nelle prime due fare un lavoro di ripresa graduale per ritrovare le proprie gestualità e la terza dedicarla alla preparazione della gara. Non dimentichiamo che ciò che manca di più è l’abitudine al gioco, agli spazi, ai tempi e alla porta che sono tutte cose che vanno riprese. Se ci saranno solo due settimane, il lavoro vero sarà concentrato in una sola settimana, mentre l’altra sarà quella che porta alla partita”.

Questo discorso vale se il campionato ricomincerà tra metà e la fine di maggio, vero?

“Sì, e bisogna capire anche con quale frequenza si giocherà perché se lo si farà sia la domenica sia il mercoledì si va in un loop dove fondamentalmente non ci si potrà più allenare perché giocando la domenica il lunedì si fa scarico o comunque poco lavoro, il martedì si prepara la partita, il mercoledì si gioca e poi di nuovo il giovedì si fa scarico, il venerdì e il sabato di fatto si prepara la nuova partita. A questo si devono aggiungere gli spostamenti per le trasferte che sottraggono altro tempo. Se in due mesi si devono concentrare le partite che di solito si disputano in un arco di tre mesi e mezzo ci si deve rendere conto che nelle due settimane, tre sarebbero l’ideale, di allenamenti prima della ripresa del campionato i giocatori vanno portati a una condizione che permetta loro di giocare con continuità senza quasi potersi più allenare. La gestione non sarà semplicissima perché i tempi che si perdono per le trasferte e la poca possibilità di allenarsi sono cose che nel lungo non vanno sottovalutate, ma che vanno valutate con il calendario alla mano per capire come organizzare il lavoro”.

Anche perché ci potrebbe essere un maggiore rischio d’infortuni che va quindi scongiurato?

“Assolutamente sì, il fatto di continuare a giocare e allenarsi poco chiaramente espone di più al rischio infortuni e la differenza la può fare il lavoro di prevenzione che è stato fatto precedentemente e sommato a quello di defaticamento che sarà fatto quando si riprenderà. Tal volta in queste situazioni è meglio fare un allenamento in meno e un recupero in più rispetto a fare un altro allenamento tecnico o con la squadra perché il recupero permette di performante nel momento della prestazione”.