ESCLUSIVA TG – Pigino: “Milinkovic-Savic vada a giocare altrove poi potrà tornare al Torino”

10.05.2018 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 4794 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
ESCLUSIVA TG – Pigino: “Milinkovic-Savic vada a giocare altrove poi potrà tornare al Torino”

Antonio Pigino è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Pigino è un ex portiere che ha militato nel Torino dal 1973 al ’75. Conclusa la carriera in campo è divenuto un allenatore e un dirigente e per anni è stato nel settore giovanile del Torino come allenatore e come responsabile dell’area tecnica e poi in quello della Pro Vercelli. Con lui abbiamo parlato del giovane portiere granata Vanja Milinkovic-Savic.

Sirigu è il portiere titolare del Torino e ha dimostrato di essere valido, ma alle sue spalle c’è il giovane e promettente Milinkovic-Savic che quando è stato chiamato in causa, finora solo in Coppa Italia, anche con avversari come la Roma e la Juventus ha fatto bene. Per la prossima stagione è meglio che Vanja continui a fare il vice di Sirigu oppure che vada in prestito altrove per giocare con continuità?

“Dal mio punto di vista è meglio che il ragazzo esca da una situazione di dodicesimo per entrare in quella di portiere titolare perché oltre al fatto tecnico subentra anche quello psicologico e caratteriale. Sentirsi responsabile della porta per tutto il campionato ed essere titolare in una squadra significa anche assumersi delle responsabilità che non si hanno da dodicesimo quando si è impiegati una partita ogni tanto. Quindi, oltre al fattore della continuità tecnico-tattica di andare a giocare altrove con continuità c’è anche quello della maturazione a livello caratteriale e psicologico del sentirsi responsabile dei punti o dell’andamento della squadra e questa è una cosa molto importante per la maturazione di un portiere”.

In questi casi è meglio andare in serie B oppure restare in A in una squadra magari neo-promossa o in una che comunque per livello è inferiore al Torino?

“Il campionato di serie B, secondo me, è molto formativo perché è molto duro, ma, soprattutto, è un campionato dove ci sono anche altri giovani che hanno le stesse potenzialità e le stesse caratteristiche di Milinkovic-Savic e questo vale non solo per i portieri, ma anche per chi gioca in altri ruoli. In serie A c’è il rischio che possa succedere una situazione come quella che capitò ad Alfred Gomis che tornato al Torino carico di responsabilità e si è ritrovato in pre-campionato, forse perché non era ancora abituato a certi ritmi o non era ancora entrato in forma, a disputare amichevoli non all’altezza e quelle partite gli sono state fatali per bruciarsi e per finire ceduto altrove. Se Milinkovic-Savic trovasse una buona squadra di serie B con un buon ambiente dove può crescere serenamente, con un buon preparatore dei portieri e un allenatore che possa dargli la continuità di giocare molte partite questo sarebbe molto importante per lui. In una tale condizione è più importante l’ambiente rispetto alla categoria, perché lottare in una piccola di serie A con situazioni sempre in bilico e che dipendono sempre da te per un punto in più o due in meno, per una vittoria o per una sconfitta, può rivelarsi un po’ troppo pesante per un ragazzo. Mentre, invece, avere la possibilità di poter giocare con più continuità in serie B può essere molto meglio per lui”.

Andare all’estero potrebbe essere utile oppure no soprattutto con la prospettiva di tornare al Torino?

“Dipende sempre dove si va all’estero perché ci sono varie tipologie di campionati. Diciamo che il campionato italiano è molto difficoltoso, e sto parlando anche della serie B che è molto dura e formativa, mentre all’estero il tutto viene vissuto in maniera molto più serena. Hart quando è venuto al Torino ha disputato un’annata altalenante e nonostante non fosse un ragazzo giovane forse non era pronto per un campionato come il nostro, anche se era diventato un beniamino della tifoseria per altri motivi, però, il suo rendimento, secondo me e visto da ex portiere e allenatore, non è stato molto costante. Questo perché, come dicevo, il campionato italiano riserva situazioni molto più difficili anche a livello tattico e c’è maggiore pressione da parte dei tifosi e dei media. Quindi, se Milinkovic-Savic ha la possibilità di restare in Italia dove ci sono ottimi preparatori dei portieri la sue tecnica potrà essere migliore”.

Sirigu ha trentuno anni e davanti ha ancora molti anni di carriera e di conseguenza per Milinkovic-Savic c’è il rischio di rimanere chiuso al Torino non solo per una o due stagioni, ma anche per tre o quattro. Continui prestiti per un tempo così lungo aiutano oppure no?

“Nel calcio, come nella vita, non si può mai sapere che cosa succederà domani e ci sono tante situazioni che possono contribuire ad accelerare o a rallentare alcuni scenari. Sirigu potrebbe avere richieste da altre società e decidere di accettarle o, non glielo auguro assolutamente, incappare in infortuni e di conseguenza è difficile da valutare. A calcio non si gioca solo nel Torino e non é detto che Milinkovic-Savic non possa diventare un portiere importante e poi rientrare al Torino. Sirigu ha trentuno anni e davanti a lui ci sono ancora molti anni di carriera da titolare, anche perché non è un portiere plateale, atletico, ma abbastanza di ragionamento, è un portiere che non basa tutto sulla fisicità e sulla reattività, bensì molto sulla lettura della situazione, quindi, ritengo che avrà una longevità parecchio lunga. Tornando a Milinkovic-Savic, credo che il ragazzo debba non vivere alla giornata, ma pensare a migliorarsi giornalmente per poi mettersi sulla piazza e se il Torino vedrà che il ragazzo è bravo non é detto che non gli dia il posto di Sirigu. Il calcio è fatto di queste cose e bisogna sempre mettersi in competizione e poi saranno gli allenatori e i dirigenti a decidere il futuro ed esistono anche i procuratori che cercano di tutelare al meglio le aspettative dei loro assistiti”.