ESCLUSIVA TG – Oscar Giammarinaro: “Le difficoltà del Torino erano preannunciate. Sono molto preoccupato. Vorrei andare a Sanremo per omaggiare Xico”

12.11.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Giammarinaro e Bosso
Giammarinaro e Bosso

Oscar Giammarinaro è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Giammarinaro è un cantante attualmente solista, ma dalla fondazione ha fatto parte del gruppo degli “Statuto” ed è grande tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato del periodo di difficoltà del Torino e della sua candidatura a partecipare al Festival di Sanremo con una canzone dedicata e Ezio Bosso.

Che cosa pensa del Torino che continua a inanellare quest’anno più record negativi di positivi?

“Parlare di fallimento mi sembrerebbe di utilizzare una parola troppo grossa e definitiva, ma la situazione difficile era preannunciata perché avendo preso Giampaolo come allenatore bisognava fornirgli calciatori adatti alle caratteristiche del gioco che utilizza, ma non è stato fatto. E i calciatori nuovi che sono arrivati non potevano cambiare le dinamiche, il livello e la qualità della squadra e così il mister ha dovuto fare il fuoco con al legna che ha avuto, qualche calciatore lo ha anche scelto lui, ma sono seconde e non prime scelte e questi sono i risultati. A questo punto si può confidare nel tempo e magari il Torino riesce a ottenere risultati migliori, ma non sono molto ottimista. Premesso che  calcio di Giampaolo a me non è mai piaciuto molto, ma se lo si sceglie come allenatore allora bisogna portare avanti fino in fondo il suo tipo dì approccio, quindi, sono molto preoccupato”.

Una nota positiva nel Torino c’è: il solito Belotti, ma forse è un po’ poco?

Belotti è veramente encomiabile. Per la dedizioni è quasi commovente e lo dico sinceramente perché in questo modo del calcio che è sempre più falso ciò che fa Belotti è esemplare e visti certi tifosi non lo meritiamo neppure”.

Pensa che la sosta per gli impegni della Nazionale possa aiutare un po’ Giampaolo ad assestare meglio il Torino, anche se ben dodici giocatori saranno via?

“Mah, non lo so perché devono acquisire una certa mentalità. Magari dal punto di vista del riposo fisico, almeno per chi è rimasto a Torino. Si è visto nella gara contro il Genoa, che non è una grande squadra, che con una condizione fisica migliore il Torino ha sfoderato una prestazione decisamente superiore per cui riposare anche dal punto di vista dello stress può servire. Ma per acquisire una certa mentalità ci vuole tempo al di là di giocare o non giocare perché deve entrare nella consapevolezza dei calciatori”.

Alla ripresa del campionato il Torino è atteso dal trittico Inter-Sampdoria-Juventus. Non proprio una passeggiata, vero?

“Sicuramente, a parte la Sampdoria che è, più o meno, al nostro livello, ma l’Inter e la Juve ovviamente no”.

Per la classifica e il morale servirebbe però fare punti con le cosiddette grandi?

“Per la classifica serve fare punti con chiunque, mentre per l’autostima e l’ottimismo servono i risultati più che il bel gioco con le grandi e riuscirci sarebbe veramente molto utile. In questo momento pensare di cambiare l’allenatore non so che cosa potrebbe portare. I giocatori tanto sono questi ed é così da un bel po’ di anni. Moreno Longo l’anno scorso ha fatto un ottimo lavoro ed è riuscito a salvarci, ma la situazione era già molto, molto difficile e praticamente compromessa e adesso la cosa giusta da fare é non abbandonare la squadra e l’allenatore. Purtroppo non si può neanche andare allo stadio e siamo completamente isolati su tutto a causa del Covid, ma cerchiamo di sostenere in qualche modo i ragazzi perché alla fine la maglia che portano è la nostra”.

L’isolamento è anche per chi fa musica come lei e che non può avere più il contatto diretto con i propri fan. Lei lo sta patendo in modo particolare?

“Sì, ma mi rendo conto che è una cosa che devo accettare poiché la posta in gioco è molto alta e se questi sacrifici servono a superare l’emergenza sanitaria li si fa in modo poi da tornare alla normalità. Il cammino da fare verso la normalità è ancora lungo ed è difficile da sostenere, ma la causa non è solo buona bensì fondamentale”.

Tutto questo non le ha impedito di candidarsi al Festival di Sanremo?

“Sì, la canzone l’avevo già scritta tempo fa dedicata a Xico, il mio amico Ezio Bosso, e l’avevo composta come regalo per il suo compleanno e a lui era piaciuta molto e visto che gli piaceva davvero tanto gli avevo detto che magari l’avrei portata al Festival di Sanremo, ma poi non la proposi l’anno scorso, però, gli dissi che se quest’anno l’avessero presa mi avrebbe fatto piacere se fosse stato lui a fare l’arrangiamento e a dirigere l’orchestra per il brano e mi rispose di sì. Purtroppo a maggio Xico se n’è andato, ma la canzone è rimasta e il posto più bello per farla sentire al grande pubblico è sicuramente il Festival di Sanremo. Al testo ho solo aggiunto qualche sua parola tratta da un’intervista che aveva rilasciato in televisione e alla sua famiglia è piaciuto. Non è assolutamente una canzone postuma e l’ho iscritta a questa edizione del Festival. So bene che le possibilità che mi prendano non sono poche, ma pochissime, praticamente nessuna, ma l’ho fatto lo stesso prima di tutto per rispetto a Xico e anche per essere a posto con me stesso perché è una canzone che merita di essere proposta e poi si vedrà e comunque qualche utilizzo se ne farà. Non lo dico per scaramanzia e tanto meno per fare polemica, ma onestamente è molto difficile che possa essere fra i big di Sanremo perché ci sono candidature molto importanti e interpreti molto popolari e grandi artisti che hanno peso e visibilità maggiore della mia, quindi, non mi faccio nessuna illusione, ci sta e fa parte del gioco”.

Magari quando i tifosi potranno tonare allo stadio la potrebbe cantare al Grande Torino Olimpico prima o durante l’intervallo di qualche partita.

“Sarebbe bello, anche perché Xico è tifoso del Toro. Ci starebbe proprio bene”.

E’ più probabile che il Torino migliori la sua posizione in classifica o che lei partecipi al Festival di Sanremo?

“Io spero che il Toro risalga la classifica e che non si debba lottare per la salvezza fino all’ultima giornata. Il Toro è la nostra vita e ci accompagna da bambini e fino a quando moriremo. Il Toro deve andare bene e sono convinto che sia più facile che alla fine il Toro riesca a fare qualche cosa di più e di meglio rispetto alla possibilità che prendano me al Festival”.