ESCLUSIVA TG – Gandolfo: “Dal Toro nelle ultime 9 gare mi aspetto bel gioco e risultati e un derby giocato da veri granata”

24.03.2024 08:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Beppe Gandolfo
Beppe Gandolfo

Beppe Gandolfo è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Gandolfo è giornalista corrispondente delle reti Mediaset dal Piemonte e Valle d’Aosta e grande tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato del finale di campionato della squadra granata.

Mancano 9 giornate alla fine del campionato, il Torino è all’11° posto, sabato avrà lo scontro diretto con il Monza che dà una residua speranza per l’Europa, ma è più un’illusione o effettivamente c’è ancora questa minuscola possibilità?
“Cosa c’è di nuovo? Come tutti gli anni arriviamo a marzo è il Toro è lì: per fortuna, non lotta per non retrocedere e quest’anno, forse, c’è stata qualche speranza in più perché si è allargata molto la porta per andare in Europa con 7-8 posizioni utili, la Conference League e quant’altro, ma credo che sia un po’ un’illusione poiché si è perso il treno nei mesi precedenti quando in alcune sfide se non importanti, ma che potevano diventare importanti, sono state buttate al veto vuoi per sfortuna, per mancanza di incisività in attacco e per errori arbitrali. E’ inutile fare le vittime, ma basta vedere il corso del campionato e se dovessi dire un’occasione in cui il Toro è stato favorevolmente, smaccatamente aiutato dagli arbitri non me ne viene in mente nessuna però se devo vedere altre in cui ci è stato tolto qualche cosa ne trovo parecchie e allora siamo a fine marzo e nuovamente siamo, come tutti gli anni, in quella meravigliosa posizione di mezzo che è la 9ª, la 10ª o l’11ª e poi vedremo al termine del campionato quale di queste posizioni sarà quella effettiva, ma comunque di poco cambia. E’ il solito campionato del Torino che a metà o poco oltre si può già dire concluso, finito perché non si lotta e soffre nelle parti basse della classifica, ma nemmeno si riesce a fare quel famoso salto di qualità o alzare l’asticella di cui si sta parlando da parecchio tempo”.

A fine stagione molto probabilmente ci sarà il cambio di allenatore e inizierà un nuovo ciclo. Sarà un altro punto e a capo con la cessione per fare cassa di qualche giocatore e l’arrivo di nuovi e tutto ricomincerà come si è visto in questi ultimi anni?
“Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma sostanzialmente non vorrei trovarmi di nuovo a marzo dell’anno prossimo a rifare lo stesso identico discorso. In questi anni ci sono stati tanti “punto e a capo”, ricominciamo, rivediamo per poi ritrovarsi sempre nella stessa posizione. Da un lato dico va bene visto che non siamo più lì a lottare fino all’ultimo per non retrocedere, ma allo stesso tempo dico che questa piazza, questa città e soprattutto questa tifoseria meriterebbero qualche cosa di più, un po’ più di vibrazioni, emozioni ed entusiasmo da parte della squadra. Di entusiasmo i tifosi ne hanno tanto e basta vedere che ogni volta che c’è una mezza speranza, apertura, luce accorrono in massa allo stadio per poi magari venire delusi o rimanere in classifica nella posizione precedente. Con molta probabilità ci sarà il cambio di allenatore e mi pare che le premesse ci siano tutte, qualche giocatore rimarrà e altri andranno via però non mi sembra di vedere quell’intenzione, quella volontà, quella spinta di dire dai quest’anno facciamo davvero uno sforzo in più anche economico, seppure questa dirigenza ne abbia fatti e nessuno glieli nega, però non vedo il dare quella passione, quella carica, quella forza per provarci.
Non è soltanto una questione di allenatore o di giocatori e il Bologna insegna che se azzecchi l’annata giusta, senza fare chissà quali investimenti straordinari, e se va tutto per il giusto verso si arriva nelle posizioni alte. E’ un po’ anche un casualità, ma ormai il calcio è fatto di queste cose e non si può dire che la Fiorentina non abbia investito tanto in questi anni eppure è lì sostanzialmente ancora fuori dall’Europa: non c’è una ricetta per dire faccio questo e faccio quest’altro e i risultati verranno scuramente. Ormai la Serie A è sempre più divisa in tre grossi fascioni: ci sono quelli di vertice che hanno tutto, bilanci, rose e ambizioni, quelli di fondo che lottano con i denti per salvarsi e quel gruppone di mezzo in cui, bene o male, si vivacchia e ci si arrabatta fra metà classifica e qualche speranza in più e qualche in meno”.

Pensando a queste ultime partite e in particolare alla prima di sabato prossimo con il Monza, il Torino ha la sua difesa super forte, 14 clean sheet, però di contraltare in 12 partite non ha segnato, Zapata nell’ultimo periodo segna con maggiore continuità con il supporto di Bellanova però rimane sempre il problema del fare gol. Contro l’Udinese si è vista in attacco la coppia Zapata e Okereke e sono state create più occasioni chi quindi è meglio far giocare con il colombiano Sanabria o qualche altro?
“E’ difficile dirlo e non mi permetto di mettermi nei panni del mister che li vede tutti i giorni. Okereke mi è piaciuto contro l’Udinese, si è mosso bene, ha creato tanti spazi e questo ha consentito a Zapata magari di concentrarsi un pochino di più sul centro dell’area, che è la zona per lui migliore piuttosto che non sulle fasce o tornare addirittura in difesa per recuperare i palloni. Però è anche vero che Okereke in questi anni ha fatto qualche cosa nella Cremonese, ma più di tanto in Serie A non è riuscito a imporsi. Sanabria l’anno scorso aveva fatto un finale di stagione davvero straordinario con gol a raffica. Per fortuna Juric ha possibilità di scegliere giostrando più di un elemento. Quello che secondo me è mancato rispetto ad altre squadre che ha avuto Juric in passato sono stati i gol dei centrocampisti, dei trequartisti e dei difensori a parte i tre fatti da Buongiorno. E anche la reti da palla inattiva. Mi dico che non è possibile che una squadra non segni su punizione, l’ultimo gol così lo fece Ljajic e credo che sia un record negativo assolutamente imbattuto e imbattibile perché sono passati 6-7 anni (era il 21 maggio 2017, ndr). E anche mai possibile che finora in 29 partite abbiamo avuto un solo rigore a favore? Allora forse vuole dire che non occupiamo così tanto l’area avversaria in modo da costringere gli altri a commettere fallo da calcio di rigore. Non è solo una questione di punte, quello che posso “rimproverare”, anche se non mi permetto di dare lezioni a chi ne sa molto di più di me, è che quest’anno sono mancati certi gol rispetto al passato delle squadre allenate da Juric che portavano a segnare di più i difensori, i centrocampisti che si inserivano, le ali e i trequartisti così come mancano da diversi anni le reti su calcio di punizione e il battere i  calci di rigore”.

Parlando del centrocampo in questo campionato si sono alternati, anche a causa di infortuni, Ricci, Ilic, Linetty, ultimamente anche il giovane Gineitis, meno Tameze che prima di farsi male è stato utilizzato spesso in difesa per sopperire ad altre assenze. Le tante variazioni in mezzo al campo può essere stato un problema per il Torino?
“No, il centrocampo va bene così. Ci sono tante partite, infortuni e cambi però non penso che sia stato questo il problema piuttosto è che il Toro ha cominciato a girare in queste ultime 2-3 giornate perché Vlasic è entrato in partita. Ormai il calcio dipende dall’estro dei campioni e lo abbiamo visto nella partita con la Roma con il Toro che è stato bello e volitivo, però quando si è svegliato Dybala ciao e buona sera e siamo tornati a casa non solo con le pive nel sacco, ma anche con tre gol subiti. Oggi come oggi per fortuna la differenza la fanno i geni, i campioni, i giocatori straordinari che sanno saltare l’uomo, inventare l’occasione e lo spunto per l’attaccante. In alcune partite lo ha fatto Bellanova scendendo lungo la fascia con una rapidità e una velocità davvero incredibili e mettendo delle palle a centro area, non sempre perfette ma in questo può ancora migliorare, e lo ha fatto anche nelle ultime gare Vlasic, quando si accende e riesce a creare opportunità per i compagni o va direttamente lui al tiro allora diventa tutto più facile. A centrocampo per come è strutturato il Torino si ha una zona di contenimento e di forza e non per nulla uno degli elementi migliori di questa stagione è stato Linetty, che non è un Maradona o Messi, però è un calciatore di grande sostanza così some sta venendo fuori Gineitis. Sono giocatori di sostanza, mentre non lo sono stati quest’anno né Ricci né Ilic che avrebbero dovuto essere quelli che sulla trequarti facevano la differenza. Credo che al Toro sia mancato un Radonjic vero, autentico che sapesse saltare l’uomo e creare la superiorità numerica. Questo accade soltanto quando uno dei nostri giocatori riesce a saltare l’uomo vuoi che sia Bellanova o sia Valsic e allora si aprono gli spazi, mentre per il resto è tutto un gioco, mi si permetta di dire, anche noioso: tic-tuc, tic-tuc a destra, tic-tuc, tic-tuc a sinistra alla ricerca di qualche spazio. Lo spazio lo crea soltanto il fuoriclasse che salta l’uomo o che s’inventa la giocata vincente”.

Ormai siamo quasi a fine campionato e si possono iniziare a fare bilanci, qual è il giocatore che in assoluto l’ha impressionata positivamente e quello invece che l’ha delusa maggiormente?
“In positivo, sicuramente Bellanova e rispetto agli anni passati faccio i complimenti al direttore tecnico Vagnati perché ha azzeccato gli acquisti del calciomercato di riparazione a gennaio. Masina, che tutti davano per finito, abbiamo visto che cosa ha dato nelle ultime giornate. Lovato che quando è stato chiamato in causa non ha fatto rimpiangere i nostri difensori titolari. Okereke, ne abbiamo parlato, che ha saputo creare una serie di opportunità. Quindi da un lato come giocatore Bellanova, ma dall’altro mi piace anche fare i complimenti a chi ha agito bene in sede di mercato perché per tanti anni abbiamo sempre criticato il mercato di gennaio che era inutile perché venivano presi calciatori alla Amauri all’ultimo minuto, all’ultima occasione e invece quest’anno è stato diverso.
In negativo, Radonjic. Si è creduto tanto in lui, Juric ha provato in tutte le maniere con il bastone e la carota, con le buone e con le cattive a tirargli fuori il meglio che aveva aspettandolo, mettendolo anche fuori squadra dopo gli errori però alla fine i risultati da lui non sono arrivati”.

Cosa si aspetta in queste ultime 9 giornate dal Torino?
“Divertimento con partite che facciano ri-appassionare i tifosi alla loro squadra quindi il bel gioco e il divertimento che in parte abbiamo visto anche quest’anno, ma che sia corroborato poi dai risultati e, incrociando le dita e facendo tutti gli scongiuri possibili, un derby da Toro e non aggiungo niente altro”.