ESCLUSIVA TG – Fossati: “Il Torino non gioca da squadra e Belotti deve stare in area non altrove”

29.11.2018 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 3972 volte
Fonte: Elena Rossin
Nataliano Fossati
Nataliano Fossati

Natalino Fossati è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Fossati è stato terzino del Torino dal 1964 al 1974 e in precedenza del Genoa nella stagione 1963-64. Con lui si è parlato delle altalenanti prestazioni dei granata e della sfida di domenica pomeriggio fra le sue ex squadre.

Il Torino tutte le volte che ha l'occasione di fare un passo in avanti verso le posizioni utili per l'Europa League non lo fa, ma che cosa manca a questa squadra?

“Mancano qualità e continuità nella rosa. Mi spiego, prima di tutto si è detto che la squadra è più forte di quello che in realtà è. Poi non dimentichiamoci che rispetto all'anno scorso sono cambiati un po' di giocatori, quindi, manca un gruppo che sia tale da qualche anno. Si ha la mania di cambiare sempre e questo non aiuta a formare il cosiddetto zoccolo durò che hanno tutte le squadre che vogliono vincere qualche cosa. Tutti pensano di avere la bacchetta magica, ma non è così. Per capirci, il Napoli ha cambiato allenatore passando da Sarri ad Ancelotti, ma non ha cambiato molti giocatori e, infatti, se non arriverà primo sarà secondo o terzo. Noi se non avessimo Sirigu saremmo in una posizione più bassa in classifica”.

Ma in estate dal Torino non sono andati via i giocatori più forti e questo non dovrebbe aiutare a formare lo zoccolo duro?

“La difesa ad esempio è cambiata, anche se è rimasto N'Koulou che, però, a mio parere non può fare il centrale malgrado sia un bravo giocatore perché al centro della difesa commette errori, mentre l'anno scorso quando giocava sul lato destro non ne commetteva. I terzini poi cambiano continuamente, soprattutto a sinistra”.

L’infortunio di Ansaldi ha costretto Mazzarri a far giocare un po’ Berenguer e un po’ Ola Aina e qualche volta Parigini più che altro da subentrante.

“Certo l’infortunio, ma hanno convinto fino in fondo quelli che hanno giocato al posto di Ansaldi? So di essere molto critico, ma lo sono perché ho visto tutte le partite giocate dal Torino e devo dire che in alcune abbiamo avuto anche fortuna. Con il Chievo abbiamo vinto segnando negli ultimi minuti, con il Frosinone ci siamo fatti rimontare e siamo riusciti a fare il terzo gol anche in quell’occasione verso la fine. Non dimentico e non nego che certe decisioni arbitrali ci abbiano penalizzati, ma ricordo benissimo anche quando siamo stati noi a giocare male o a complicarci la vita da soli. Con la Roma si sarebbe potuto pareggiare giocando bene fin dall'inizio della partita e non solo nel secondo tempo. Vogliamo poi parlare dei pareggi con l'Udinese, con il Bologna e con la Fiorentina? O della sconfitta con il Parma? Non dobbiamo nasconderci dietro un dito perché la squadra è quella che è. Djidji e Ola Aina sono i giocatori che dovevano rinforzare la squadra, ma non mi sembra che siano più forti di chi giocava prima. E non credo di essere l’unico che la pensa così. Abbiamo la classifica che ci meritiamo. Siamo forse molto più forti del Bologna dal quale ci siamo fatti rimontare due gol? Con il Cagliari Ansaldi, un giocatore che ritengo fra i migliori che abbiamo, ha fatto un po' la differenza perché andava via all'avversario e metteva in mezzo palloni. De Silvestri è un altro che se fisicamente sta bene sa giocare. Parigini è bravo, ma è anche giovane e di pastasciutta ne deve ancora mangiare. Comunque Parigini lo vorrei vedere in campo dall’inizio della partita perché ha qualità e sa accelerare e può riuscire così a mettere in difficoltà gli avversari. Con il Cagliari quando in campo c’erano Falque, Belotti, Zaza e Parigini i sardi non sapevano più che cosa fare e buttavano via la palla cercando di conservare il pareggio e ci sono riusciti, e hanno fatto benissimo. Ma se Falque, Belotti, Zaza e Parigini fossero stati in campo tutti insieme per più tempo forse le cose sarebbero andate diversamente, una squadra che vuole andare in Europa League e che per tutto il primo tempo non fa un tiro nello specchio della porta è una squadra che vuole ottenere qualche cosa? Mi sembra un po’ azzardato parlare di Europa se poi dal primo istante della partita non si gioco per vincere. Nel 1971-1972 arrivammo secondi a pari con il Milan e a un punto dalla Juventus che aveva giocatori come Causio, Capello, Cuccureddu, Furino e Bettega e nel derby di ritorno andai da Causio gli battei la mano sulla schiena e gli dissi “oggi non c’è trippa per gatti” e lui mi rispose “Natalino non rompere le scatole” ed io controbattei “oggi ti “ammazzo” perché voglio vincere io” e vincemmo noi due a uno. Quello stesso anno a Cagliari vincemmo due a uno, mica pareggiammo zero a zero eppure fra i sardi giocavano Gigi Riva, Nené, Albertosi, Poletti e a fine campionato arrivarono quarti a tre punti da noi. Per vincere certe partite ci vuole determinazione, tra sedici giorni a costo di finire la partita in nove bisogna battere la Juventus”.

Si può dire che lei è contrariato dal gioco del Torino?

“Lo dico chiaramente: della squadra non sono contento per niente perché vedo le partite e soffro. Si può anche giocare male e perdere, ma non bisogna farsi gabbare com'è accaduto con il Parma in occasione dei gol di Gervinho e di Inglese. È possibile che i nostri giocatori non sappiano quando si deve fare un fallo tattico? Nel calcio lo si è sempre fatto e lo si fa tuttora di dare una spinta e anche una bottarella, ovviamente senza fare male, all'avversario in modo che capisca con chi ha a che fare e che non gli è permesso fare ciò che vuole in campo. È possibile che non si possano raddoppiare le marcature in modo che l'avversario non abbia il tempo di girarsi e andarsene via indisturbato? Vado allo stadio con Nello Santin e spesso ci facciamo queste domande. Sento fare discorsi che non si può giocare con le tre punte. Ma come? Belotti, poveraccio, deve andare a recuperarsi la palla a metà campo e poi viene criticato perché non segna. È una cosa che non sta né in cielo né in terra, fossi in lui me ne andrei perché non si può correre e sfiancarsi per tutta la partita e poi non riuscire a fare il proprio che nel caso di Belotti è stare nei pressi dell'area e segnare. Belotti deve stare davanti e non andare indietro e lo dice uno che ha giocato per cinquant’anni al pallone e che ha anche allenato e che gli altri compagni si arrangino a fare il loro. Ognuno deve fare il suo. Un altro giocatore che mi pace moltissimo è Iago Falque, ma perché non può giocare sulla fascia destra dove rende al massimo poiché è un tornante, un’ala, un esterno d’attacco che dir si voglia e, invece, deve fare la punta, ruolo che non è il suo, al fianco di Belotti? In estate è stato preso Zaza che è una punta e allora si faccia giocare lui al fianco di Belotti e si metta Falque sulla destra. Se Zaza gioca solo spezzoni come fa a raggiungere la condizione fisica? Neppure se fosse il migliore al mondo ci riuscirebbe. Domenica affronteremo il Genoa e chissà che cosa faremo … forse faremo finta di giocare?”.

Ecco appunto il Genoa che ha due punti in meno del Torino e sta disputando un campionato senza infamia e senza lode. I granata finora in casa hanno conquistato meno punti che in trasferta, ma com’è possibile che facciano peggio al Grande Torino dove hanno il sostegno dei propri tifosi?

“È la dimostrazione che non si ha un gioco di squadra perché in trasferta si tende di più a difendersi, mentre è proprio in casa che si dovrebbe sempre imporre il proprio gioco. Ci si chiude al Filadelfia ad allenarsi lasciando i tifosi fuori per provare chissà quali schemi, ma se poi in partita si gioca come con il Parma c'è da chiedersi quali schemi si siano provati. Ma chi mai dovrebbe venire a spiare? Prima di Mazzarri anche Mihajlovic e Ventura facevano allenare la squadra a porte chiuse e non mi sembra sia mai servito, alla mia epoca ci allenavamo benissimo con i tifosi che ci guardavano e ottenevamo anche risultati superiori. E non mi si venga a dire che i tempi sono cambiati. Più che allenarsi a porte chiuse servirebbe che i giocatori imparassero a stoppare e a palleggiare, mi è capitato di fare due palleggi con Zaza ed io a 74 anni so palleggiare meglio di lui. In partita si vedono tanti passaggini corti, ma sarebbe meglio verticalizzare in modo che a fine gara non si siano fatti solo due tiri nello specchio, così è normale che se va bene si riesce al massimo a pareggiare. Patisco e sono dispiaciuto nel vedere i tifosi che vengono al Grande Torino arrivando anche da lontano oppure vanno in giro per l’Italia per seguire la squadra e sono costretti ad assistere a partite come quella con il Parma o con il Cagliari. I tifosi mi chiedono che cosa si può fare ed io cosa posso dir loro? I tifosi meritano di più”.

In dicembre il Torino affronterà dopo il Genoa il Südtirol in Coppa Italia e poi in campionato il Milan, la Juventus, il Sassuolo, l’Empoli e la Lazio. Come vede questo periodo?

“Se domenica non si batte il Genoa saranno dolori perché seguiranno partite più o meno difficili, ma nessuna facile. Facciamo un passo indietro, se si ha difficoltà a sistemare la squadra fin dall’inizio della stagione poi sarà difficile affrontare qualsiasi avversario, anche chi è ultimo in classifica e ricordiamoci che al Chievo siamo riusciti a segnare solo all’88esimo. Con tutto il rispetto, ma il Parma e  il Sassuolo sono davanti a noi in graduatoria ed è da considerarsi normale visto che il Torino è partito con grandi prospettive e ha fatto una campagna acquisti, a detta se non di tutti almeno di molti, di livello? Certo che non è normale. Quando giocavo io un anno alla vigilia di Capodanno eravamo penultimi anche se avevamo una squadra fenomenale perché c’erano stati ben sei infortuni e Fabbri, approfittando della sosta del campionato per gli impegni della Nazionale, ci portò in ritiro a Taormina, ma non per farci festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo bensì perché al Filadelfia non potevamo allenarci perché eravamo penultimi e i tifosi erano molto arrabbiati. Poi nella partita in casa con il Varese stavamo perdendo uno a zero e a undici minuti dalla fine Fabbri mi chiamò e mi disse di chiamare Facchin e di farlo mettere dietro e io di andare a fare l’ala e così vincemmo due a uno e fui io a segnare i due gol e da quel momento la squadra iniziò a girare bene anche perché tutti gli infortunati erano guariti e a fine stagione arrivammo sesti. Questo per dire che se una squadra c’è e non è penalizzata da troppi infortuni riesce a giocare bene e vince e partite. Tornando all’attualità, con il Genoa dobbiamo vincere e poi con il Milan al Meazza se la squadra è a posto non si deve perdere e tornare a casa almeno con un punto perché se perdi sei di nuovo da capo visto che a seguire c’è il derby. Vogliamo fare zero punti? Già dall’inizio della stagione in ritiro bisogna sapere come mettere in campo la squadra, a meno di non avere tantissimi infortunati, altrimenti non si va da nessuna parte. Basta con l’arrivare a ottobre e non riuscire a far giocare insieme due punte, serve lo zoccolo duro. Nella Juventus, a parte che possono permettersi di comprare qualsiasi giocatore, ma forse non ci sono ancora Barzagli, Chiellini e Bonucci che sono il nucleo dello zoccolo duro. Ripeto, se non facciamo punti con il Genoa a Natale rischiamo di non averne fatto nessuno”.

Lei non è fiducioso, vero?

“Non lo sono assolutamente perché non giochiamo da squadra. Non basta giocare bene una volta e vincere quattro a uno con la Sampdoria a Genova per dire che la squadra c’è, anche perché i blucerchiati tra infortuni e giocatori che sono andati via in estate ultimamente stanno faticando e basta vedere i gol che hanno subito nelle ultime tre partite per capirlo. Non voglio più sentir dire che bisogna fare il salto di qualità perché lo si fa quando si pareggia una partita per sfortuna e se ne vincono altre due e poi bisogna fare i filotti di risultati utili, ma non con pareggi dove si viene rimontati o si agguanta un punto o anche si vince segnando nei minuti finali. Bisogna essere e giocare da squadra, non c’è la faccio più a vedere il Torino sempre annaspare. Io allo stadio ci vado sempre, però, è difficile andarci volentieri. Prendiamo la Roma, ha un allenatore Di Francesco bravissimo, ma gli hanno venduto i giocatori importanti in estate e non li hanno sostituiti con altri dello stesso livello e adesso la squadra fatica. Solo quando la squadra ha un’identità ben precisa allora è possibile giocarsela con tutti. Faccio un esempio, il Parma arriva dalla serie B, ma quando è in campo si vede che ha un gioco e, quindi, può mettere in difficoltà qualsiasi avversario altrimenti non sarebbe andato a vincere a Milano con l’Inter o a Bergamo non avrebbe battuto l’Atalanta tre a zero. Il Parma verticalizza, ha due che sulle fasce spingono, ma non inventa nulla perché già nel 1932 si giocava come fa il Parma adesso. Se non si va sul fondo e si mette la palla in mezzo per Belotti il “Gallo” gol non ne fa, non si può pretendere che Belotti contribuisca alla manovra. Guardando Belotti in campo mi sembra vi vedere quei cavalli che si aggirano su un terreno spelacchiato alla ricerca di un po’ d’erba da mangiare. Non sono e non mi ritengo un fenomeno, ma Zaza e Belotti devono stare là davanti e pensare solo a segnare”.