ESCLUSIVA TG – Ferretti: “Mantenere la condizione fisica durante questo stop forzato è difficile, ma almeno vale per tutti”

15.03.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Ferretto Ferretti
Ferretto Ferretti

Il professor Ferretto Ferretti è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Ferretti è un preparatore atletico, docente presso il settore tecnico FIGC e titolare del master in preparazione fisica presso l’Università Cattolica di Milano. Con lui abbiamo parlato della problematica che avrà la sospensione del campionato, a causa del Coronavirus, sulla condizione atletica dei giocatori e che cosa si può fare per mantenere il più possibile la forma fisica in vista della ripresa.

I giocatori sono forzatamente fermi in un momento cruciale della stagione, che cosa possono fare i preparatori atletici e gli staff tecnici per far mantenere loro una soddisfacente condizione atletica?

“E’ un bel problema secondo me perché se i giocatori, o comunque gli atleti in generale, non si possono allenare fruendo dei centri sportivi, dal campo alla palestra, diventa difficile potersi allenare in maniera specifica, nel senso da calciatore. Da soli possono fare ben poco, viste anche le disposizioni impartite dal Governo sullo stare in casa e uscire solo per necessità primarie. Non è quindi una questione così semplice da risolvere. Probabilmente ci si può mantenere attivi un pochino svolgendo attività all’aperto, se si può, facendo altre attività individuali come la corsa o al chiuso per il mantenimento muscolare se si hanno a disposizione attrezzi. In caso contrario è veramente difficile allenarsi con l'obiettivo di una prestazione da calciatore professionista. E' molto diverso se ci si allena per mantenersi in forma andando a correre o facendo lavori mirati magari non la solita corsa, ma delle ripetute. E' troppo lontano questo rispetto al modello prestativo che deve avere un calciatore durante la partita perché sono programmi che vanno benissimo nel periodo di transizione estivo o nei periodi di vacanza durante la stagione come per la sosta natalizia. Per questo dico che il problema non è facile da risolvere”.

I giocatori hanno ricevuto delle tabelle cui attenersi, magari con esercizi aerobici e sulla forza.

“Esatto, Ma non possono fare niente insieme e siccome stiamo parlando di uno sport di squadra quello che riguarda il discorso specifico con la palla o comunque esercitazioni volte a migliorare gli aspetti tecnici, non solo con la palla ma dal punto di vista fisico, farlo individualmente diventa difficile perché mancano le attrezzature e i lavori appunto sono solo individuali. Quindi, l’unica cosa che si può fare sono i programmi che vanno benissimo nei periodi di vacanza, ma questi sono programmi generali perché vengono svolti in momenti molto lontani dalle gare, mentre quando si riprenderà si giocherà subito e non sarà facile. Devo dire, se può consolare, che il problema è comune a tutti e non è di una sola squadra”.

Alla ripresa della normale attività agonistica questo periodo di allenamenti individuali potrebbe incidere indirettamente sugli infortuni?

“Bisogna capire per quanto tempo il campionato rimarrà fermo perché se lo stop sarà lungo una delle prime difficoltà quando si riprenderà sarà proprio questa di rischiare di esporsi più facilmente agli infortuni perché è venuta meno l’attività quotidiana degli esercizi di prevenzione degli infortuni che di solito vengono fatti svolgere durante la settimana tra una partita e l’altra. Questa, però, è una delle poche cose che il giocatore volendo potrebbe fare, ma può fare solo esercizi cosiddetti a corpo libero senza la possibilità di avere le attrezzature idonee perché non penso che tutti i calciatori in casa abbiano gli attrezzi per effettuare questi tipi di lavori. Gli infortuni quindi potrebbero essere una conseguenza del fatto che è calata condizione fisica”.

Per quanto tempo può andare avanti lo stop del campionato prima che diventi quasi assurdo ricominciare, nel caso dovesse essere prolungato oltre il 3 aprile?

“Diciamo che non allenarsi completamente per 15 giorni è già un tempo pericoloso, nel senso che 15 giorni di fermo, che però possono variare da giocatore a giocatore, porterebbero a una ridotta condizione fisica per giocare e di conseguenza si rischierebbero di più gli infortuni. Già stare fermi una settimana è un problema figuriamoci 15 giorni. Questa è una situazione per tutti nuova, che non era mai successa prima e quindi, secondo me, non siamo preparati a questo. Anche perché il giocatore stesso non può andare da nessuna parte per tenersi in allenamento. Di solito quando ci sono i periodi di vacanza i calciatori vanno in palestra, in piscina e lavorano con altri, mentre adesso devono stare da soli e senza attrezzature e dovrebbero andare a correre da qualche parte, ma non è così facile perché non si può farlo per strada, anche se c'è poca gente in giro. È una situazione molto molto particolare. Quando si riprenderà, se si sarà stati a casa 15 giorni, sarà un bel problema”.

Probabilmente allora prima della ripresa del campionato servirebbe almeno una settimana o meglio dieci giorni di allenamenti?

“Penso che sia il minimo. E' l'unica possibilità per rimediare un pochino, anche perché immagino si ricomincerà all'inizio di una settimana che poi porterà alla partita, non si può riprendere di giovedì e poi giocare la domenica. Si può fare tutto per carità, ma la prestazione in genere per essere all'altezza di com'era prima ha bisogno di un allenamento normale per un tempo congruo allo stop forzato o comunque non inferiore a una settimana-dieci giorni, tanto più se si superano i 15 giorni di fermo. Basta pensare che anche gli infortunati non stanno mai fermi perché si cerca di far fare loro di tutto pur di evitare che appunto stiano fermi, salvo che non siano stati operati o abbiano avuto infortuni molto gravi che comportano periodi di non allenamento, che si cerca comunque di ridurli il più possibile. Le indicazioni per poter mantenere un livello aerobico e una minima condizione generale sono l’unica cosa che si può fare, però, alla lunga diventano un palliativo”.

Da questa situazione ne trarranno maggiore danno le squadre medio piccole o medio grandi, nel senso sarà più difficile riprendere per chi lotta per salvarsi oppure per chi vuole vincere lo scudetto o qualificarsi per le coppe europee?

“Credo che questa situazione sia indipendente dalla posizione in classifica. Stiamo parlando del singolo atleta perché alla fine le squadre sono composte da 22-25 giocatori e la prestazione della squadra che va in campo é la somma delle prestazioni degli 11 giocatori, quindi, prescinde il fatto se si gioca per la salvezza o per lo scudetto. Se un giocatore è bravo tecnicamente e tatticamente, ma magari non si esprime al meglio della sua bravura rimane tale, ma quello che fa della condizione fisica la sua forza può essere un pochino più penalizzato”.

Forse alla ripresa saranno più avvantaggiati giocatori con un fisico meno muscoloso e che non sono particolarmente alti rispetto a chi ha un fisico opposto?

“Certo anche questo un pochino incide, però, quando non si è in condizione o si è calati di condizione più che altro diciamo che possono avere delle problematiche i giocatori che non erano già in grande condizione, per svariati motivi, prima dello stop. Vuoi perché erano infortunati o stavano recuperando oppure erano in un momento di condizione inferiore per cui questo stop li penalizza un pochino. È di poco conto, ma, come ho detto, l’unica cosa “positiva” é che le squadre saranno tutte nella stessa situazione. Sarà ovviamente importante per tutti il periodo di ripresa prima della partita che si giocherà. Perché adesso la situazione è differente, era successo anche al Torino che venisse rinviata la partita con il Parma e poi che giocasse con il Napoli dopo dodici giorni da quando aveva giocato con il Milan, ma nel periodo che era intercorso tra le due partite si erano sempre svolti normalmente gli allenamenti, mentre adesso non è così. Durante quel lasso di tempo si erano svolte partite seppur si trattasse di partitelle tra giocatori o con quelli della Primavera. Giocare é importante perché l’allenamento del calciatore é la partita e bisogna allenarsi a questo, anche senza disputare partite classiche 11 contro 11, ma le cosiddette partitine in tutti i modi in cui vengono fatte svolgere perché l'abitudine all’uso del pallone é giocare, mentre da soli è difficile”.

Per tirare le fila del discorso, se ci saranno 7 giorni di stop agli allenamenti i problemi alla ripresa saranno contenuti, ma se si arriverà a 15 o se si andrà anche oltre le problematiche aumenteranno e di molto, giusto?

“Esatto, con 7 giorni di stop agli allenamenti é tutto molto più edulcorato perché sono sopportabili dal punto di vista della condizione, ma se diventeranno 15 o più la situazione comincerà ad essere preoccupante per quella che può essere la condizione prestativa in partita. Si dovranno trovare delle soluzioni, ma con i giocatori che devono stare in casa o comunque sono limitati nei movimenti all’aperto e comunque non possono usufruire di palestre, piscine e di allenamenti con altri tutto diventa molto più complicato. Vediamo come evolverà la situazione, anche perché non capita contemporaneamente che tutti i giocatori di una squadra non si allenano o lo fanno solo molto parzialmente. Pensiamo, ad esempio, ai portieri che al di là degli esercizi generali devono avere l’abitudine alla parata ed hanno bisogno di allenarsi con altri.
Ipotizzando che ci siano due settimane di stop degli allenamenti poi ce ne vorrà almeno un’altra dal punto di vista temporale per arrivare alla domenica in cui si gioca. Stando alle indicazioni a oggi ufficiali della ripesa del campionato il 3 aprile al massimo gli allenamenti possono essere interrotti fino al 23-24 marzo poiché tornare a giocare con solo una settimana di allenamenti normali sarebbe un po’ poco perché la condizione sarebbe minima. E questa sarà la prima indicazione che riceverà, da parte degli staff tecnici, chi di dovrà decidere la ripresa del campionato, ma visto che in Italia e all’estero i casi di giocatori positivi al Covid-19 sono in aumento ipotizzo che il termine del 3 aprile dovrà essere inevitabilmente posticipato”.