ESCLUSIVA TG – Avv. Del Re: “Per prolungare i contratti serve un accordo fra tutti, ma non può essere imposto da parti terze”

28.05.2020 06:45 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Guido Del Re
Guido Del Re

L’avvocato Guido Del Re è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Del Re è esperto di diritto sportivo e con lui abbiamo parlato del prolungamento dei contratti in scadenza dei giocatori in vista della ripresa del campionato che si protrarrà oltre il 30 giugno, data di conclusione della stagione calcistica.

E’ la prima volta in assoluto che il campionato andrà oltre la data di fine stagione del 30 giugno, se come sembra appunto riprenderà. Che cosa accadrà con i contratti in scadenza dei giocatori?

“E’ un unicum, una situazione paradossale perché il termine dei contratti, così come anche quello dei prestiti, è sempre stato stabilito al 30 giugno semplicemente perché quella è la data di fine della stagione sportiva, quindi, ovviamente a quella data sono sempre terminati i contratti. Il problema è che oggi non è più così perché con l’imminente, sembrerebbe, ripresa obbligatoriamente la stagione andrà prorogata oltre quel termine. Si potrebbe pensare quindi che terminando la stagione in data successiva anche la scadenza dei contratti potrebbe andare al nuovo termine, ma così non è perché i contratti vincolano le parti quindi non ci possono essere norme esterne o la cosiddetta proroga legale poiché nessuno può imporre che un contratto tra due parti possa essere esteso”.

Quindi il contratto deve essere rinegoziato come se fosse un contratto ex novo?

“Esatto, tecnicamente sì. Ora c’è stata una raccomandazione della Uefa che auspica una proroga. L’auspicio è bene accetto, però, poi effettivamente bisognerà andare a trovare una soluzione. Ma il problema qual è? Secondo me, è sincronizzare i vari campionati nel senso che, ad esempio, ci sono società che hanno in prestito calciatori da società estere e se i prestiti terminano al 30 giugno si deve capire se il giocatore deve rientrare oppure restare. Per capirci una squadra italiana che ha in prestito un giocatore di una squadra francese e in Francia il campionato è stato dichiarato finito quindi tecnicamente per la squadra francese potrebbe andare bene il termine del 30 giugno e potrebbe far rientrare il calciatore e farlo allenare con la propria squadra però questo alla squadra italiana non starebbe bene poiché per finire il campionato avrebbe un giocatore in meno a disposizione. E’ ovvio che ci dovrà essere un indirizzo collettivo totale che però dovrà essere trattato singolarmente. E’ un po’ come la rinuncia degli stipendi per i mesi di lockdown, ma finché le parti non si siedono e non decidono non può essere imposto da terzi”.

Il Torino ha Ansaldi, De Silvestri, Ujkani e l’allenatore Longo con contratti che scadono il 30 giugno. Per Ansaldi in verità c’è un’opzione di rinnovo automatico di un anno che può esercitare la società, comunque per terminare la stagione tutti questi contratti vanno prolungati entro il 30 giugno altrimenti dal 1° luglio nessuno di loro è più un tesserato del Torino Fc.

“C’è un paradosso perché tecnicamente i tesserati già da adesso avrebbero la possibilità di stipulare accordi preliminari con altre società poiché chi è in scadenza di contratto da gennaio, se non rinnova, ha la possibilità di firmare un pre-contratto con una società dalla quale può essere tesserato dal 1° luglio. Ma adesso non è così e nel momento in cui si deciderà il termine della stagione si potrà risolvere la questione. Ovviamente le società si troveranno a dover pagare 14 mensilità anziché 12, lasciando perdere le mensilità cosiddette da rinunciarsi per lo stop visto che non si sa chi e come vi abbia rinunciato. Le squadre dal 1° luglio potrebbero trovarsi a giocare con calciatori che hanno già firmato con altri club però tenerli fino al termine della stagione”.

Sia le società sia i calciatori o gli allenatori potrebbero dire di non essere interessati a rinnovare il contratto?

“Certamente, tecnicamente quindi i tesserati che lo facessero sarebbero svincolati dal 1° luglio e poi se si accordano con i club, come dovranno fare, per prolungare fino al termine della stagione, poniamo possa essere il 31 agosto, firmeranno una proroga fino a quella data e dal 1° settembre saranno svincolati”.

Potrebbero sorgere però problemi legati a eventuali infortuni?

“Assolutamente sì. La tematica degli infortuni è anche attuale soprattutto per i giocatori che per la prossima stagione hanno già firmato per un’altra società, ad esempio Petagna che pur restando in prestito alla Spal è già del Napoli, e dovrebbero appunto trasferirsi il 1° luglio, ma se si troverà l’accordo resteranno dove sono fino al termine di questa stagione.  
E c’è anche un altro aspetto importante dello svincolo poiché a regime normale i calciatori per potersi tesserare liberamente con un’altra società si devono svincolare entro la finestra di mercato perché altrimenti lo devono poi fare a gennaio, quindi sicuramente cambieranno tutte le scadenze anche quelle del calciomercato che dovrà essere prorogato non so a quale data”.

Ma chi deve fare il primo passo per prolungare i contratti? La Lega, l’Associazione Italiana Calciatori, le società o i singoli giocatori?

“Tutte le parti in causa, deve essere una cosa concertata da tutti poiché è interesse di tutti, tanto più che nel caso dei prestiti le parti coinvolte sono tre, le due società e il calciatore”.

La regolamentazione dovrà essere generale e poi ognuno tratterà con le altre parti in causa il caso che lo riguarda.

“Certo, ma non può essere imposta con un atto proveniente da parte terza che dice che i contratti in scadenza il 30 giugno devono essere obbligatoriamente prolungati. Questo si disciplinerà “da solo” perché è ovvio che se la stagione finirà ad agosto e non potendo magari tesserare altri calciatori prima del termine di questa stagione - a meno che non ci sia una finestra di mercato extra che non ci sarà mai altrimenti verrebbero falsati i tornei - tutte le parti in causa avendo gli stessi interessi si accorderanno per trovare una soluzione che sarà di prorogare il termine della stagione e di prolungare prestiti e contratti fino a quella data dovendo concludere la stagione con l’organico attuale”.

Tutto questo toccherà anche i bilanci delle società, almeno di quelle che chiudono l’esercizio il 30 giugno.

“Assolutamente. Il problema relativo ai bilanci, per me, s’intreccia anche con il calciomercato. Gran parte delle operazioni di mercato finora si sono fatte entro il 30 giugno per rispondere proprio alle esigenze di bilancio in modo da far quadrare i conti. Quindi, secondo me, se quest’anno non si avrà il calciomercato regolare nella finestra di giugno vedo anche difficile la gestione dei bilanci societari”.

Quasi quasi converrebbe che il campionato non riprendesse così tanti problemi non sorgerebbero.

“Consapevole di tutte le conseguenze economiche e non e dell’importanza sempre economica della ripresa del campionato e dei soldi che arrivano dai diritti televisivi io avrei comunque optato per terminare il campionato senza farlo ripartire. O, al massimo - pur sapendo che sono difficili da attuare perché c’è grande differenza a giocare in A, B oppure C e a partecipare alle competizioni europee - avrei prospettato play-off e play-out con partite secche in modo da disputare un numero limitato di gare che sarebbero state più facili da gestire e mettendo un termine consono alla fine della stagione che magari non sarebbe stato quello del 30 giugno, ma il 10 luglio e quindi con la proroga non succedeva niente. Mentre così la vedo complicata anche dal punto di vista delle competizioni europee. Champions ed Europa League dovrebbero terminare entro la fine di agosto, ma anche in questo caso c’è la tematica dei prestiti. Ad esempio, Smalling è in prestito alla Roma dal Manchester United e a prescindere se la Roma lo riscatterà o meno, che cosa succederà? Tornerà al Manchester oppure rimarrà alla Roma e fino a quale data? E se dovesse tornare al Manchester la Roma giocherebbe dagli ottavi di Europa League senza un giocatore. Nel caso potrebbe sostituirlo e con chi?”.

Le liste per Champions e Europa League sono già state presentate.

“Esatto, e la Uefa è stata chiarissima dicendo che le liste depositate non si possono riaprire per nessun motivo”.

La Uefa potrebbe cambiare idea e riaprire le liste vista l’eccezionalità della situazione?

“Sarebbe paradossale perché si andrebbe ancor più a falsare competizioni che terminerebbero con organici che non sono quelli della stagione corrente. Sostanzialmente la cosiddetta “proroga legale” dei contratti non si può avere, è impossibile. La Fifa e la Uefa avevano detto che i contratti erano prorogati d’autorità, ma quando l’ho letto ho un po’ rabbrividito, ma poi, fortunatamente, sono intervenuti una serie di avvocati tra cui anche avvocati incaricati dalla premier League che hanno detto che non ci può essere una prorogabilità obbligata da enti sportivi o soggetti terzi. E’ un ostacolo legale che non si può e non si riesce a rimuovere”.

A questo punto la soluzione più semplice è che la Lega dica che la Serie A terminerà il 20 agosto, la Uefa che Champions ed Europa League il 31 agosto e che singolarmente società e calciatori prolunghino i contratti in scadenza fino al termine della stagione?

“Tutti si devono mettere d’accordo per la proroga degli accordi. Sostanzialmente con il contratto che già è in essere si avrebbero due mensilità in più”.

Ma volendo le parti potrebbero proporre o chiedere emolumenti differenti per questi due mesi aggiuntivi?

“Sì, in caso di proroga sostanzialmente si stipulerebbe un nuovo contratto e nella rinegoziazione tutto è lecito e poi la proroga non escluderebbe il pagamento dei due mesi di lockdown. La rinuncia dello stipendio è un tema molto delicato perché innanzitutto si tratta di diritti indisponibili, quindi, è anche un po’ particolare parlare di rinuncia, ma l’unico modo per rinunciarvi sarebbe un accordo sindacale”.

Dovrebbe intervenire l’AIC?

“No, basta qualsiasi sindacato territorialmente competente che fa l’accordo collettivo e poi l’accordo integrativo va depositato in Lega. Si è parlato tanto di spalmare le due mensilità nell’anno successivo, ma non di rinuncia a due mensilità di stipendio. Con un accordo scritto di dice che lo stipendio di marzo e aprile a causa dell’emergenza non verrà pagato, ma spalmato nelle mensilità dell’anno successivo, quindi, se a marzo e aprile il calciatore avrebbe dovuto prendere 20 questi venti saranno spalmati nelle dodici mensilità della stagione successiva”.

Ma se il calciatore cambia società cosa accadrebbe in questo caso?

“Se io fossi l’avvocato del calciatore scriverei alla società che fermo restando nel caso in cui il giocatore si trasferisse a un’atra società l’obbligazione di pagamento delle due mensilità permane per la società che lo aveva a contratto in questa stagione, in quanto si tratta di diritti già maturati”.