Torino, un mese per la svolta: le prossime sei partite diranno se Abate ha trovato la strada
Da una sosta del campionato all’altra ci saranno sei partite tutte alla portata tranne una, con l’unica che sulla carta pare proibitiva, quella con il Como. Per cui dalle altre, Udinese, Parma, Monza, Frosinone e Lecce, tutti si aspettano che il Torino giochi meglio e faccia più punti dei 4 racimolati nelle prime cinque giornate, caratterizzate da una sola vittoria, quella con la Fiorentina, che poi ha esonerato Grosso, un pareggio, con il Bologna, che aveva appena cambiato l’allenatore, e tre sconfitte con Milan, Sassuolo e Roma.
Abate ha circa un mese per dare forma e concretezza al Torino
In poco meno di un mese, da lunedì 12 ottobre a sabato 7 novembre, Abate dovrà riuscire a dimostrare che il Torino è in grado di svoltare. Finora si è vista una squadra che non ha un assetto chiaro, come dimostra il fatto che in campo è sempre stato mandato un undici differente. Non si può inoltre non tener conto del fatto che il Torino, a parte nella partita di Coppa Italia con la Carrarese, formazione che milita in Serie B, è sempre andato in svantaggio e ha dovuto rimontare, alle volte riuscendoci e altre no. Questo ha comportato subire 7 gol (più uno in Coppa Italia) e non segnarne abbastanza dall’altra parte per sopperire, 5 in tutto (più uno in Coppa Italia).
Sia chiaro, non si possono addossare colpe ad Abate perché non solo in estate la squadra è stata molto modificata, fra giocatori in scadenza di contratto andati via, altri che erano in prestito e non sono stati riscattati, e altri ancora che sono stati ceduti, per fare cassa oppure perché non rientravano più nei piani della società e tecnici, ma il numero dei calciatori rimasti è stato di 13, fra titolari e riserve. Inoltre, ha anche avuto certezze sulla rosa solo a calciomercato terminato, con già due giornate alle spalle, più l’eliminazione dalla Coppa Italia, avvenuta in una gara giocata un’ora dopo la chiusura delle contrattazioni. E si devono aggiungere anche gli infortuni, pregressi e successivi, di alcuni giocatori, come quelli di Zapata, Pellegri, Ilkhan, Casadei e Adams, e lo stato di forma non ottimale di altri, come Vlasic a seguito del Mondiale, oltre a quelli di chi è arrivato in granata con una preparazione non al top. Va aggiunto anche chi non è ancora riuscito ad esprimersi ai livelli dell’anno scorso, come Simeone. Il tempo che è stato perso in estate non è quindi assolutamente imputabile all’allenatore Abate.
Il lavoro durante la sosta, ma senza tanti giocatori
Durante la sosta del campionato Abate ha potuto lavorare per far fronte alle lacune del Torino, ma non ha avuto a disposizione ben 14 giocatori, Coco, Cömert, Comuzzo, Fortini, Gineitis, Ilkhan, Ismajli, Luongo, Mandragora, Mascardi, Patterson, Rodriguez, Siviero e Vlasic, ai quali vanno aggiunti gli infortunati o chi stava ritrovando la forma dopo i problemi fisici, Zapata, Pellegri, Casadei e Adams, con lo scozzese che è appena rientrato in gruppo e potrebbe esserci per la gara di lunedì con l’Udinese, mentre non sarà così per Fortini, rientrato anzitempo dagli impegni con l’Under 21 per un problema agli adduttori.
Difesa a tre o a quattro, una o due punte: contano solo gioco redditizio e risultati
Quale Torino si vedrà a partire dalla gara con l’Udinese? È un po’ la domanda che si pongono tutti, ma a prescindere dalla difesa a tre o a quattro o dall’utilizzo delle due punte o di una sola, accorgimenti visti soprattutto nel corso delle ultime partite, quando, con i cambi, Abate è spesso riuscito a migliorare il gioco del Torino, conterà solo che il gioco diventi redditizio, che la squadra non vada sempre in svantaggio per gol del tutto evitabili e che segni di più.
Serve una svolta duratura e non solo un’illusione di miglioramento come accadde lo scorso campionato
Non si può nascondere che al Torino serva un cambiamento di passo: è la sfida che devono porsi Abate e la squadra, altrimenti c’è il rischio di trovarsi in una situazione per certi aspetti simile a quella dell’anno scorso, anche se finora, per fortuna, non si sono viste le imbarcate di gol subite fin dall’inizio durante la gestione Baroni. Ma i punti dopo 5 giornate sono comunque gli stessi: 4, anche allora derivarono da una vittoria (Roma) e da un pareggio (Fiorentina). Poi seguì un periodo nel quale sembrava che ci fossero miglioramenti, il pareggio con la Lazio, le vittorie con Napoli e Genoa e ancora i pareggi con Bologna, Pisa e Juventus illusero su una possibile svolta, ma non fu così. Infatti arrivò la pesante sconfitta con il Como, 1 a 5, seguita da quelle con Lecce e Milan, e il Torino continuò ad andare avanti tra alti e bassi fino all’esonero di Baroni.
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