Il Torino ha iniziato bene il mese della verità deve però evitare che sia un fuoco di paglia

Il Torino ha iniziato bene il mese della verità deve però evitare che sia un fuoco di pagliaTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 16:10Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin
Battuta l’Udinese ora il Torino ha altre cinque partite per consolidare i risultati positivi e superare le difficoltà che ancora persistono. La fortuna ha anche dato una mano.

Il Torino ha conquistano i primi tre punti casalinghi del campionato grazie a Kulenovic, ma la prestazione lascia ancora interrogativi. Difesa da registrare, attacco poco incisivo e manovra da rendere più efficace: le prossime cinque partite diranno se la svolta è davvero arrivata.

Torino-Udinese, una vittoria che non cancella i problemi

Buona la prima, almeno per il risultato. La vittoria contro l’Udinese rappresenta un passo avanti per il Torino, che conquista per la prima volta in questo campionato i tre punti davanti ai propri tifosi. Il successo, però, non deve nascondere le difficoltà emerse durante la partita: se il risultato sorride ai granata, il gioco prodotto conferma che il lavoro da fare è ancora tanto.

A decidere la sfida è stato Kulenovic al 67’, bravo a sfruttare un clamoroso errore della difesa friulana, con Okoye e Bertola protagonisti di un pasticcio che ha spalancato all’attaccante granata la strada verso il gol della vittoria. Per una volta, insomma, anche la Dea Bendata ha deciso di dare una mano al Torino, restituendo qualcosa dopo le occasioni in cui la fortuna aveva voltato le spalle alla squadra.

La domanda, adesso, è una sola: questa vittoria rappresenta l’inizio di una vera ripartenza oppure rischia di restare un episodio isolato?

Le prossime cinque partite, Parma, Monza, Como, Frosinone e Lecce, tutte sulla carta alla portata a parte della con i lariani, saranno decisive per capire se i granata sapranno consolidare i progressi, correggere gli errori e trovare quella continuità che finora è mancata.

La sosta non ha risolto tutti i problemi del Torino

La pausa del campionato ha permesso a mister Abate e ai suoi giocatori di lavorare sull’amalgama della squadra. Un passaggio importante soprattutto per i nuovi arrivati negli ultimi giorni di mercato, alcuni dei quali non avevano ancora raggiunto una condizione fisica ottimale.

Il lavoro, tuttavia, non è stato semplice. Le convocazioni in Nazionale di diversi giocatori, compresi elementi importanti nelle rotazioni, hanno limitato la possibilità di sfruttare pienamente la sosta. E contro l’Udinese sono riemerse alcune delle lacune già evidenziate nelle precedenti uscite.

Tra gli aspetti positivi c’è il fatto che il Torino, per la prima volta in campionato, sia passato in vantaggio senza dover rincorrere fin dall’inizio. Bragança ha sbloccato il risultato al 36’, ma la squadra si è fatta raggiungere appena sette minuti più tardi, ancora una volta a causa di una disattenzione difensiva. Solet ha allargato per Ebosse (dopo un lungo controllo del Var non è risultato in fuorigioco) che ha crossato in mezzo per Ekkelenkamp che ha concluso, Comuzzo ha tentato di opporsi ed è stato messo a sedere da una finta, ma la palla è stata respinta, però sulla ribattuta il neozelandese, con un diagonale verso il secondo palo, ha insaccato: tiro lento e Perri non è stato reattivo nel tuffarsi è così non è arrivato a intercettare la palla (43’). Un problema quello delle disattenzioni difensive dei granata che continua a ripresentarsi e che non può essere sottovalutato.

Non è mancata, inoltre, la difficoltà nel proporre una manovra incisiva e nel mettere nelle condizioni migliori le due punte, Adams e Simeone, schierate entrambe dal primo minuto. Il Torino ha faticato a trovare profondità, si è affidato troppo spesso al palleggio e ha prodotto meno di quanto sarebbe stato necessario per controllare la partita.

L’Udinese, pur senza l’infortunato Zaniolo e con una percentuale di possesso palla superiore, non è riuscita a concretizzare la propria superiorità territoriale. A parte il pareggio di Ekkelenkamp al 43’, i friulani hanno trovato pochi sbocchi realmente decisivi, lasciando ai granata la possibilità di restare in partita fino all’episodio che ha deciso l’incontro.

La partita: il Torino soffre, poi ci pensa Kulenovic

L’avvio aveva lasciato intravedere un Torino aggressivo, schierato con la difesa a quattro e due attaccanti, mentre Vlasic partiva dalla panchina. I granata hanno provato a giocare alti e a pressare l’Udinese, ma dopo i primi cinque minuti si sono progressivamente abbassati, lasciando ai friulani l’iniziativa.

La squadra di Runjaic ha così gestito maggiormente il possesso, senza però riuscire a imprimere un ritmo elevato alla manovra. Entrambe le formazioni hanno mostrato attenzione nella fase difensiva, cercando di limitare gli spazi e aspettando l’occasione giusta per colpire.

Il risultato si è sbloccato al 36’ con Bragança, al termine di un’azione che ha portato al primo vero tiro nello specchio della porta. Il vantaggio granata, però, è durato poco: al 43’ Ekkelenkamp ha trovato il pareggio, punendo ancora una volta una difesa non impeccabile.

Nella ripresa Abate ha cambiato qualcosa, lasciando negli spogliatoi Rodriguez e inserendo Ismajli, schierato a destra con Comuzzo spostato sulla fascia opposta. La partita è ripartita sulla falsariga del primo tempo, con l’Udinese a gestire il pallone e il Torino concentrato soprattutto nel chiudere gli spazi e nel costringere gli avversari a cercare soluzioni più dirette.

Al 51’ Simeone ha avuto una buona opportunità, senza riuscire a concretizzarla. Al 54’ Abate ha quindi inserito Ilkhan e Vlasic al posto di Bragança e Oristanio, cercando maggiore qualità e dinamismo nella manovra. Anche Runjaic ha provato a intervenire sulla propria squadra, mandando in campo Bertola al posto di Abankwah al 60’.

Le occasioni non sono mancate: Unai Gómez ci ha provato al 60’ e al 63’, Comuzzo al 61’ e Chakvetadze al 66’. È stato però il Torino a trovare il guizzo decisivo al 67’, quando Kulenovic ha approfittato dell’errore di Okoye e Bertola, portando i granata in vantaggio.

Il gol ha dato fiducia all’attaccante, che al 73’ e al 75’ ha sfiorato la doppietta senza trovare la precisione necessaria. Al 76’ è arrivata anche un’occasione per Ilkhan, costretto poi a lasciare il campo per un problema all’adduttore: al suo posto è entrato Gineitis al 77’.

Nel frattempo, Runjaic ha tentato il tutto per tutto con un triplo cambio al 72’, inserendo Abala, Jovanovic e Davis per Vojvoda, Zarraga e Unai Gómez. All’81’ è toccato ad Arizala prendere il posto di Kamara.

Nel finale l’Udinese ha spinto alla ricerca del pareggio e l’occasione più significativa è arrivata al 90’+2’ con Ekkelenkamp. Il Torino, però, è riuscito a resistere, stringendo i denti e difendendo il vantaggio fino al fischio finale. Una vittoria sofferta, preziosa per la classifica e per il morale, ma che non può essere considerata la soluzione a tutti i problemi.

Abate dopo Torino-Udinese: "C'è tanto da migliorare"

Nel dopopartita Abate ha espresso soddisfazione per il risultato, senza nascondere le difficoltà della squadra. Il tecnico ha riconosciuto i meriti dell’Udinese, sottolineandone la fisicità, l’intensità e la capacità di ripartire, ma ha anche evidenziato la reazione dei suoi giocatori nei momenti più complicati.

"È stata una partita complicata contro una squadra molto fisica, molto intensa e che ha grande struttura. Loro hanno gamba in ripartenza e qualità, è una squadra importante. Per noi era difficile, ma l’abbiamo gestita bene, soffrendo quando dovevamo soffrire. Noi la volevamo portare a casa in tutti i modi: i ragazzi sono rimasti sempre dentro la gara. Siamo partiti un po’ contratti, però abbiamo avuto il merito di rimanere in partita e fare un ottimo secondo tempo".

Il problema principale, secondo Abate, è stato l’isolamento degli attaccanti e la poca velocità nello sviluppo delle azioni. Un limite che ha impedito al Torino di sfruttare appieno la presenza contemporanea di Adams e Simeone.

"Eravamo un po’ isolati davanti, lenti e scolastici nelle giocate. La squadra è partita contratta perché sentiva molto questa partita davanti al nostro pubblico, ma nel secondo tempo siamo partiti con un piglio diverso e un po’ più sciolti".

Il tecnico ha spiegato anche la scelta di affidarsi inizialmente a Oristanio, premiando il lavoro svolto durante gli allenamenti: "Sono partito con Oristanio perché ha fatto tre settimane di alto livello in allenamento. Gli ho tolto qualcosa all’inizio dell’anno, ma è cresciuto, ha lavorato in silenzio e si meritava questa opportunità".

Un riconoscimento è arrivato anche per chi è subentrato dalla panchina. "Devo fare i complimenti a chi è subentrato: Kulenovic, così come Vlasic, ha dato sicuramente una bella marcia al secondo tempo".

Abate ha quindi individuato uno degli aspetti sui quali lavorare maggiormente: attaccare la profondità con più convinzione, evitando di accontentarsi del possesso palla.

"Arrivavamo da un percorso dove abbiamo gestito molto bene la palla, anche se siamo stati un po’ troppo sterili, quindi il pensiero era di portare più gente oltre la linea. Abbiamo bisogno di migliorare nell’attacco dello spazio, mentre molto spesso ci accontentiamo di gestire la palla. Oggi non l’abbiamo fatto in modo ottimale, ma credo che la vittoria fosse la cosa più importante".

Simeone, la fiducia di Abate: "È stato il migliore in campo"

Tra i temi affrontati nel dopopartita c’è anche la prestazione di Simeone, ancora a secco di gol in campionato. Nonostante le difficoltà realizzative dell’attaccante, Abate ha voluto difenderlo pubblicamente, riconoscendone il contributo alla squadra.

"Per me è stato il migliore in campo, ha fatto una gara da leader vero. Quando giochi per la squadra, la ruota gira e arriveranno soddisfazioni".

Il tecnico ha inoltre ricordato che Adams aveva un’autonomia limitata: "Sapevo che avrebbe avuto un’ora, di più sarebbe stato un rischio. Ha lavorato tanto, gli unici due con 90 minuti nelle gambe erano Simeone e Kulenovic".

Parole di apprezzamento anche per il match winner: "Proprio Kulenovic ha impattato alla grande, ha un’energia enorme".

Il messaggio è chiaro: Abate vuole recuperare il contributo di tutti gli attaccanti, ma deve ancora trovare l’equilibrio giusto per farli rendere al meglio. La presenza di due punte può offrire maggiori soluzioni offensive, a condizione che il centrocampo riesca a sostenerle e che la squadra accompagni le azioni con più uomini.

Difesa, mentalità e intensità: ecco cosa deve cambiare

Abate ha insistito anche sulle differenze tra il primo e il secondo tempo, attribuendo parte delle difficoltà iniziali alla tensione accumulata in una partita particolarmente sentita davanti al pubblico granata.

"La ripresa è stata una partita diversa, noi siamo partiti un po’ contratti e si percepiva tensione. Poi non l’ho vista nel secondo tempo. Serve lavorare, oggi (ieri, ndr) avevamo otto undicesimi nuovi dal primo minuto".

Il riferimento ai tanti cambiamenti nell’undici iniziale spiega, almeno in parte, le difficoltà di amalgama. Ma non può diventare un alibi permanente. Il Torino deve aumentare l’intensità con il pallone, migliorare la lettura dei momenti della partita e soprattutto evitare di concedere agli avversari occasioni evitabili.

"Dobbiamo fare uno switch mentale, abbiamo preso il pari al 43’ e con le buone o con le cattive devi chiudere in vantaggio il primo tempo. Con il tempo ci arriveremo a migliorare".

Il tecnico ha poi richiamato l’attenzione sul percorso della squadra, citando anche la precedente partita contro il Bologna: "A Bologna i primi 15 minuti non abbiamo fatto fiatare l’avversario, poi siamo andati sotto".

Il riferimento evidenzia un problema che va oltre i singoli episodi: il Torino deve imparare a mantenere la concentrazione e a gestire meglio le fasi favorevoli, senza perdere il controllo della partita dopo un buon avvio.

Abate ha inoltre spiegato che la ricerca di un assetto definitivo richiede tempo, considerando le alternative a disposizione in attacco e a centrocampo.

"Abbiamo cinque attaccanti e otto centrocampisti, devo trovare il modo di metterli in campo. Cerchiamo un equilibrio tra piacere di tenere la palla e dominare la partita essendo efficaci, lo troveremo con il tempo".

Sul sistema di gioco, il tecnico ha aggiunto: «Sviluppare con il 4-4-2 significa avere Cacciamani nel suo habitat, anche Oristanio e Vlasic hanno fatto bene, ma dobbiamo muoverci meglio. C’è tanto da migliorare, ciò che conta è l’atteggiamento».

Infine, Abate ha ribadito la necessità di lavorare sia nella fase offensiva sia in quella difensiva: "C’è da pedalare in fase difensiva e offensiva. La difesa mi ha dato sensazione di solidità, ora cerchiamo l’incastro giusto".

Torino, il mese della verità è appena cominciato

La vittoria contro l’Udinese porta tre punti fondamentali, restituisce un po’ di serenità all’ambiente e può rappresentare una base sulla quale costruire il futuro immediato. Sarebbe però un errore considerarla una svolta già compiuta.

Il Torino ha iniziato bene il mese della verità, ma adesso deve dimostrare che il successo non è stato soltanto un episodio fortunato. Le prossime cinque partite offriranno ad Abate l’occasione di consolidare il lavoro svolto, trovare un assetto più stabile e ridurre gli errori che continuano a condizionare le prestazioni.

Servono maggiore intesa tra i reparti, meno distrazioni in difesa, più intensità nella circolazione del pallone e una fase offensiva capace di trasformare il possesso in occasioni concrete. Anche gli attaccanti devono essere messi nelle condizioni di incidere maggiormente, perché non basta arrivare al tiro: bisogna essere precisi e sfruttare le opportunità.

Il successo contro l’Udinese è una boccata d’ossigeno, non ancora la prova che i problemi siano stati risolti. La squadra ha mostrato carattere, soprattutto nel finale, ma dovrà confermare i segnali positivi già dalla prossima partita.

Abate, del resto, non si nasconde: il lavoro da fare è ancora tanto e l’equilibrio non è stato trovato. La strada è tracciata, ma per percorrerla servono continuità, concentrazione e concretezza.

Perché la fortuna può regalare una vittoria, ma solo il gioco, la solidità e la capacità di ripetersi possono trasformare tre punti preziosi nell’inizio di una vera ripartenza granata.