Il problema gravissimo del Torino è che non ci sono obiettivi
Obiettivi è una parola tabù o quasi nel Torino, salvo scoprire che non ce ne sono. Sinceramente non stupisce visti i mediocri risultati che portano la squadra anno dopo anno a piazzarsi, quando va bene, nella parte centrale della classifica.
Sugli obiettivi al Torino si glissa sempre, ma ogni tanto si scopre la verità
Se si fa la domanda al presidente Cairo non si ottiene mai una risposta chiara, al più vaghi discorsi sul voler crescere e cercare di fare al meglio e poi si vedrà dove si arriverà. Se proprio va benissimo un cercheremo di fare meglio dell’anno scorso. Più o meno la stessa cosa accade se lo si chiede ai dirigenti e all’allenatore. Salvo l’eccezione quando la squadra si trova nelle parti basse della classifica e allora viene indicata la salvezza. E anche i calciatori quasi sempre si adeguano a questa evidente linea societaria, ma qualcuno di tanto in tanto candidamente risponde svelando il segreto di Pulcinella come ha fatto, nella “Serata di Stelle per Pupi” evento organizzato da Javier Zanetti in Piazza del Plebiscito a Napoli per i 25 anni della sua Fondazione benefica, Giovanni Simeone: “Obiettivi col Torino? No, non ci sono obiettivi, noi cercheremo di crescere, abbiamo costruito una bella identità con l’allenatore. In questa sosta Abate sta facendo il massimo per consentire a tutti di esprimersi al meglio”.
Ma come si fa a non avere obiettivi? Evidentemente mancano ambizioni e mentalità vincente
Nel calcio, a prescindere che s’improvvisi una partita ai giardinetti o si disputi il Mondiale, si gioca sempre per vincere. Poi si può farlo oppure no, ma non è questo il punto poiché si tratta di mentalità.
Al Torino mancano persino le ambizioni e la mentalità vincente. Ed è proprio questo che sconcerta perché così poi non si fissa alcun obiettivo e di conseguenza la squadra tira a campare, fa al più il compitino.
La mancanza di obiettivi come copertura della pochezza in sede di mercato
Non porre obiettivi dichiarati pubblicamente finisce per essere una copertura alla pochezza del mercato. Budget molto scarsi determinano l’arrivo di giocatori scommessa o che hanno avuto in passato infortuni oppure che hanno caratteri difficili da gestire. Insomma vuol dire prendere giocatori che hanno bisogno di rilanciarsi e se poi i migliori puntualmente vengono ceduti per fare cassa e in più la maggior parte delle contrattazioni, in entrata e in uscita, vendono regolarmente portate a termine negli ultimissimi giorni di calciomercato si sottrae tempo prezioso all’allenatore di turno per assemblare la squadra. E così ecco che si creano degli alibi.
Nessuno pretende chissà quali risultati dal Torino, ma senza fissare un obiettivo si creano gli alibi per la mediocrità
E’ evidente che gli obiettivi debbano essere proporzionati al valore intrinseco della squadra in rapporto a quello delle altre. Per cui nessuno pretende che il Torino lotti per lo scudetto oppure per un posto in Champions League. Detto questo però, una volta che è stata formata la squadra e l’allenatore l’ha assemblata deve esserci un obiettivo oggettivo.
Nel caso ci fosse, ma venisse taciuto è normale che si creino degli alibi e questo porta inevitabilmente alla mediocrità e si frusta anche l’eventuale ambizione. Se tutte le settimane ci si allena e poi si va in campo sapendo che tanto non c’è un obiettivo da raggiungere, se non quello ovvio della salvezza, ben difficilmente si dà il massimo, magari qualcuno lo fa però si può cadere nella tentazione di non correre rischi per evitare gli infortuni poiché nel caso ci si faccia male poi si deve stare fuori e si passano periodi complicati. Ma si può arrivare anche a prestazioni pessime con errori marchiani dovuti a disattenzioni individuali e collettive che portano a sconfitte umilianti e vergognose, come tante volte si sono viste fare dal Torino negli ultimi 21 anni.
Magari possono subentrare obiettivi personali: mettersi in mostra poiché si è giovani oppure per sperare di andare in squadre più competitive e/o in club che elargiscono stipendi superiori. Magari qualcuno vuole garantirsi una convocazione in Nazionale oppure un finale di carriera in una piazza dal passato glorioso, ma a parte questo a livello di squadra non può esserci quella determinazione a mangiare l’erba, a buttare il cuore oltre l’ostacolo, ad avere garra e fame e così si finisce per tradire o non avere lo spirito Toro.
L’inevitabile conseguenza è che i tifosi siano scontenti e contestino Cairo e che giorno dopo giorno si disamorino sempre più. E nel tempo una squadra senza tifosi è destinata a morire.
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