Le difficoltà del passato devono indirizzare il mercato di oggi

I risultati inferiori nel girone di ritorno rispetto all’andata riscontrati nella squadra granata nelle due ultime stagioni devono essere tenuti in considerazione in sede di calciomercato. Meglio puntare su calciatori che diano certezze.
11.06.2013 13:04 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Le difficoltà del passato devono indirizzare il mercato di oggi
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Ci sono delle costanti nel Torino delle ultime due stagioni e non solo perché l’allenatore sia stato sempre lo stesso, infatti, anche se la squadra ha militato in categorie diverse sia in serie B sia in serie A il girone d’andata è stato in termini di punti più prolifico, seppur di pochissimo (serie B 42 a 41, serie A 21, con un punto iniziale di penalizzazione, a 19) e altra costante è che nel girone di ritorno si sono registrati un numero maggiore di gol (serie B 25 a 32; serie A 20 a 26), ma anche un incremento delle reti subite (serie B 13 a 15, serie A 22 a 33) che insieme allo stesso numero di vittorie (serie B 12 a 12, serie A 4 a 4) e ad un aumento delle sconfitte (serie B 3 a 4, serie A 6 a 8) e a una diminuzione dei pareggi (serie B 6 a 5, serie A 9 a 7) ha determinato che i punti conquistati nel girone di ritorno siano stati inferiori a quelli dell’andata. Questo tipo di andamento ha permesso comunque di centrare gli obiettivi stagionali, raggiungere la massima divisione e mantenerla, ma deve far riflettere.

Se in due campionati e in due stagioni differenti ci sono state delle costanti vuol dire che qualche cosa nella programmazione e nell’impostazione è rimasto uguale e poiché le costanti hanno prodotto un girone di ritorno inferiore a quello d’andata è evidente che qualche cosa dovrà essere cambiata se si vuole fare un passo in avanti positivo nella stabilizzazione dei risultati. Se il Torino in serie B avesse tenuto lo stesso andamento nel girone d’andata e in quello di ritorno avrebbe vinto il campionato, invece l’essere arrivato a pari punti con il Pescara ha impedito di conquistare il trofeo Coppa Ali della Vittoria poiché a causa della classifica avulsa (tiene conto: dei punti conseguiti negli incontri diretti; della differenza tra reti, segnate e subite, nei medesimi incontri; della differenza tra reti segnate e subite nell’intero campionato; del maggior numero di reti segnate nell’intero campionato; e se occorre del sorteggio) gli abruzzesi erano in vantaggio. Allo stesso modo in serie A l’aver disputato un girone di ritorno inferiore, anche se di pochissimo, a quello d’andata ha comportato che al termine della venticinquesima giornata, era il diciassette febbraio, al Torino mancassero solo otto punti a quelli che erano stati giustamente indicati dall’allenatore come certezza di permanenza nella categoria e si è dovuto attendere la penultima giornata, dodici partite dopo, per avere la certezza aritmetica di aver conseguito l’obiettivo. Non è possibile utilizzare come alibi il fatto che i granata dalla ventiseiesima alla trentasettesima gara hanno dovuto affrontare ben sei formazioni che lottavano per i primi posti in classifica (Lazio, Napoli, Roma, Fiorentina, Juventus e Milan) perché nello stesso periodo si sono confrontati anche con sei formazioni che avevano il medesimo obiettivo stagionale (Cagliari, Palermo, Parma, Bologna, Genoa e Chievo) e se con le forti i punti incamerati sono stati tre (vittoria con la Lazio) con le squadre alla portata quattro (pareggi con Palermo, Bologna, Genoa e Chievo), un bottino un po’ miserello.

In sede di calciomercato è evidente che le scelte dovranno essere differenti rispetto al passato se si vogliono ottenere risultati migliori. Le cessioni di Ogbonna e molto probabilmente anche di Cerci unite a quella di D’Ambrosio, che vuole andare via, e alle possibili squalifiche di Gillet, Gazzi e Barreto renderebbero la squadra molto meno forte dell’attuale, quindi è indispensabile che vengano presi giocatori che diano delle garanzie e che siano compatibili per caratteristiche tecniche e carattere con l’allenatore. L’aver finora preso solo il vice portiere, Padelli, è un po’ poco anche se non va scordato che per le comproprietà c’è tempo per accordarsi fino al 19 giugno alle ore 19 e per le buste si aggiunge un giorno, ma questa seconda possibilità rappresenta un’incognita grande e rischiare di perdere Darmian, Glik e Basha è una roulette russa troppo pericolosa. Se il Torino vuole anche solo restare in serie A ha l’obbligo di prendere calciatori che conoscono il campionato italiano e che non abbiano problemi ad imparare i movimenti che vuole Ventura. La squadra rispetto alla scorsa stagione subirà cambiamenti in ruoli chiave quindi sbagliare a individuare i nuovi giocatori vuol dire rischiare di non centrare l’obiettivo stagionale.
Tanti giocatori che vengono quotidianamente accostati al Torino sono tecnicamente idonei a giocare o con il 4-2-4 o con il 5-3-2, ma per ragioni diverse è difficile che approdino in granata perché costano e hanno ingaggi elevati fuori dai tetti che il Torino si è imposto, ad esempio Sorrentino o Scocco, oppure perché non hanno mai giocato in Italia, Farnerud o Valentini, e prenderli sarebbe un salto nel buio. Per andare sul sicuro e avere ottime possibilità di mantenere la categoria, poi se qualche cosa in più arriverà tanto meglio, è più saggio puntare su un mix di giocatori d’esperienza confermando i vari Rodriguez, Brighi, Santana e magari prendere calciatori come Borriello, Edgar Barreto o Almiron e puntare su giovani emergenti, ma che hanno già fatto vedere che possono dare un apporto concreto come Immobile e Schelotto. Si dice che chi non risica non rosica, ma è altrettanto vero che chi lascia la strada conosciuta per la nuova sa quel che lascia, ma non sa quel che trova.

 

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