Il bastone e la carota di Longo per rimettere in riga i giocatori del Torino

10.02.2020 10:30 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Moreno Longo
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Moreno Longo
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Moreno Longo ha diretto il primo allenamento del Torino il 4 febbraio, sono passati sei giorni, ma la squadra la conosceva bene, eccome se la conosceva bene perché l’aveva vista giocare tante volte e, quindi, ne conosceva perfettamente pregi e difetti, senza dimenticare che essendo amico di Bava qualche informazione più dettagliata l’ha ricevuta, per cui ciò che è accaduto nella partita con la Sampdoria non è stato per lui come un fulmine a ciel sereno, semmai una conferma. Certo adesso che personalmente ha constatato con mano, sia in allenamento sia in gara, ol livello e il valore di tutti gli uomini di cui dispone ha ancora maggior consapevolezza della situazione. E può disporre di più armi per intervenire e cercare d portare il Torino fuori dal baratro in cui si è cacciato.

Le parole di Longo nel post partita con la Sampdoria indicano che nei confronti dei giocatori sarà adottato quello che può essere definito il metodo “bastone e carota” perché il disastro dell’ultimo periodo, pur con delle attenuanti (il tipo di preparazione non dipende dai calciatori e neppure gli infortuni, i mancati rinforzi alla rosa e la scelta di taluni elementi), vede come primi colpevoli chi va in campo e non per nulla le prime due reti dei blucerchiati sono scaturite da errori individuali: la palla persa in uscita da Aina ha costretto poi Rincon a fare fallo per cercare di tamponare e ne è conseguita la punizione trasformata da Ramirez in gol e il secondo da rimessa laterale. “Non è ammissibile” subire due gol così, ha detto Longo, ma tant’è così è stato. La conseguenza è stata che poi la squadra è ripiombata nelle insicurezze del passato. “La squadra – ha affermato il mister – era convinta di uscire già da stasera a guarire dalle problematiche che effettivamente ci sono e quando si è ritrovata sotto di due a uno lo scoramento è riaffiorato e sono usciti i problemi vecchi. Negli ultimi venti minuti, purtroppo, sono riaffiorate paure e l’aspetto psicologico in questo momento diventa preponderante, fondamentale. Il dispiacere più grande è che nonostante la disponibilità e la reazione non si sia riusciti a portare a casa un risultato positivo che sarebbe stato, secondo me, un viatico per accorciare la guarigione di questa squadra”.

La cura. “Dovrà essere fatta con grande intelligenza perché quando si cambia metodologia e si alzano i carichi di lavoro bisogna stare attenti in modo da adottare il giusto intervento poiché non si può cambiare dall'oggi al domani per aumentare l’intensità. Questo è un parametro che dovremmo alzare stabilendo quelle che sono le giuste situazioni tra carichi e tabelle per portare la squadra ad aumentare la condizione e avere un livello e un intensità che ci permetta di essere competitivi per tutto l'arco dei 90 minuti. Per quello che riguarda l'agire sulla testa dei giocatori, starà a me e alla mia comunicazione con i calciatori andare a trattare qualsiasi cosa che possa dare e aumentare le motivazioni a questo gruppo”. Longo ha  poi proseguito: “Sotto l'aspetto dell'impegno, della disponibilità e della dedizione non posso dire nulla ai miei giocatori per questi quattro giorni di lavoro e nemmeno per quanto riguarda l'approccio di stasera. Poi, purtroppo, lo so perché mi sono trovato sia da giocatore sia da allenatore in queste situazioni bisogna capire che quando si è in queste fasi si deve andare a racimolare ogni situazione, ogni aspetto e ogni dettaglio per ottenere quel plus ultra che deve portare fuori da questo momento. Solo attraverso la sofferenza si può farlo, perché se pensiamo di venirne fuori facendo quello che abbiamo fatto fino adesso sicuramente non basta. I giocatori lo sanno, mi stanno conoscendo adesso e credo che abbiano il mio stesso pensiero, quindi, con il lavoro, con il sacrificio, con il sudore e con la sofferenza dovremmo uscire da questo tipo di situazione”. Secondo Longo: “Ci vuole il dono della sintesi perché immaginate se in questi quattro giorni avessi riempito la testa dei calciatori con venti concetti anziché con i principali che ho utilizzato. L’avessi fatto, secondo me, quella mezz'ora che abbiamo visto di grande positività non ci sarebbe stata perché i giocatori sarebbero stati ingessati a pensare a quello che avrebbero dovuto fare. Il ritiro? Non credo che sia una soluzione favorevole più che altro perché non ho la necessità di vederli andare a dormire. Loro sanno che sono molto attento anche a questo, siamo in città e siamo vicini e quindi mi fido molto e voglio fidarmi molto dei miei giocatori perché mi aspettavo una situazione di grande difficoltà e non mi aspettavo di trovare grande disponibilità da parte di tutto il gruppo per questo ho massima fiducia e volendo fare due allenamenti al giorno penso che si possano fare qui. In ritiro li avrei avuti in albergo e in camera per i fatti propri e poi li avrei gestiti due o tre volte e gli allenatori quando ci sono questi periodi iniziano a parlare troppo e possono fare anche dei danni”.

I giocatori ascoltino e riflettano sulle parole del loro allenatore che ha concesso loro fiducia, ma che allo stesso tempo vuole che la disponibilità che gli hanno mostrato al suo arrivo non sia solo una cortesia di facciata. I problemi ci sono e Longo li ha ben individuati e non li ha sottaciuti e vanno risolti, ma lui da solo non basta perché sono i giocatori che devono metterci del loro e tanto in allenamento, in partita e anche nel tempo libero. A buoni intenditori poche parole.