Fare sacrifici è cosa che sta capitando a quasi tutti, ma che non sia alibi per allestire un Toro modesto

31.03.2020 17:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Urbano Cairo
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Urbano Cairo

Non si sa quando il calcio riprenderà, ma prima o poi si tornerà a giocare. Che questo campionato finisca oppure no lo decideranno, più o meno all’unanimità, i presidenti delle squadre così come decideranno quanto tagliare lo stipendio dei calciatori concordandolo con loro. Le società di calcio in questo periodo non stanno incassando soldi per il fermo del campionato e delle coppe dovuto alla pandemia da Covid-19 e anche dai diritti televisivi incasseranno meno, ma non sono le uniche aziende a vedere in calo i loro fatturati per non parlare di tantissimi singoli cittadini che sono in situazioni economiche ben peggiori. Il problema è comune e ci saranno conseguenze economiche anche quando l’emergenza sanitaria sarà terminata perché inevitabilmente delle aziende chiuderanno poiché hanno dovuto stare ferme troppo a lungo per riuscire a sopravvivere e ci saranno persone, si spera il minor numero possibile possibile, che perderanno il lavoro. Anche nel calcio ci saranno inevitabilmente dei ridimensionamenti che saranno purtroppo maggiori per le società medio-piccole.

Il Torino da quando è di Cairo ha bilanci in ordine e quando ci sono perdite sono molto contenute a tal punto che si possono quasi considerare fisiologiche per non dire nulle riferendosi al mondo del calcio. L’attenzione del presidente a non fare il passo più lungo della gamba è proverbiale, motivo anche di feroce ironia da parte di alcuni tifosi e di disappunto dei più che ben prima dell’arrivo del Coronavirus era sfociato in aperta contestazione. Il timore è che quando il calcio riprenderà e si arriverà ad allestire le squadra per la prossima stagione la parsimonia di Cairo aumenti ancor più e finisca per prevalere sull’allestire una squadra abbastanza competitiva cedendo i giocatori migliori in modo da incassare il più possibile e poi sostituendoli spendendo il meno possibile e questo si sa che poco si concilia con l’avere una squadra che possa competere per i posti che portano all’Europa League. Già questa stagione partita con tante speranze ed entusiasmo è diventata sempre più mediocre per arrivare a sfiorare l’incubo quando la squadra progressivamente è scivolata verso la zona retrocessione e ci mancherebbe solo che la prossima, e non si usa il plurale per gentilezza, continui su questi livelli perché si è in un periodo di crisi globale e i cordoni della borsa sono aperti solo per incassare, ma ermeticamente serrati quando è il momento di spendere anche solo il giusto.