E’ sempre più preoccupante la situazione del Torino dopo che anche Mandragora è a un passo dall’addio

24.06.2022 11:45 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Ivan Juric
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Ivan Juric
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Più ci si avvicina al giorno del raduno, mancano dieci giorni, e più il Torino perde i giocatori che lo scorso hanno gli hanno permesso di arrivare al decimo posto. Dopo Brekalo, la certezza che Belotti non rinnoverà, che Bremer sarà ceduto, il ritorno al Milan di Pobega, da ieri è quasi sicuro che anche Mandragora non sarà più un giocatore del Torino. E allora si resta aggrappati alla speranza che giunga l’accordo con il Leicester per far sì che almeno Praet resti.

Rimbombano così in testa le parole di Juric pronunciate la scorsa estate dopo la partita di Coppa Italia con la Cremonese, vinta dai granata, ma solo ai calci di rigore: “Alla società avevo già detto la mia dopo il ritiro. Ho detto tutto quello che bisogna fare. Tante cose non vanno. La squadra ha perso pezzi buoni e non è completa. C’è bisogno di giocatori importanti per alzare il livello. In campo c’erano spazi per fare bene, ma non riusciamo a vederli. Bisogna fare le cose con una certa velocità, ma non riusciamo a capirlo e tecnicamente bisogna alzare il livello. Dobbiamo migliorare e mettere altri giocatori dentro, perché così non andiamo da nessuna parte”.

Il calciomercato prenderà il via il 1° luglio per cui tutto è ancora possibile e magari il Torino smentirà chi oggi è scettico, ma francamente questa sembra più un’illusione perché si è sconcertati dal fatto che a pochi giorni dall’inizio della nuova stagione il Torino è molto più debole in tutti i reparti. E così tornano in mente altre parole dette da Juric prima della partita di ritorno con il Napoli: “Ho trovato tantissime difficoltà che venivano dal passato: di cose concrete, di contratti altissimi, giocatori pagati tanto, di problemi economici della società, ma veramente tanti. E poi anche scelte di giocatori. Penso che quest’anno sia stato spettacolare poiché è stato difficilissimo mettere le cose a posto, in un certo senso. Adesso la società deve decidere quale strada vuole prendere. Vedremo. Non ho ancora l’idea di quale strada si voglia prendere: se è quella dell’ambizione allora bisogna portare giocatori forti e non perdere quelli forti che hai. E poi possiamo fare qualche cosina in più. Altrimenti è tutto un altro discorso. Le ambizioni le hanno in tanti e ci sono tante società che ci provano e non riescono a fare step by step perché non è facile fare le cose giuste. Il resto poi lo si vede dopo. Io in questo momento non so”.
Era il 6 maggio e oggi siamo al 24 giugno e la strada che sembra aver intrapreso la società non pare proprio quella dell’ambizione.