Avere come obiettivo l’Europa per crescere e non avere rimpianti

Il Torino con l’Inter è chiamato a un banco di prova importante sul piano del carattere e della personalità. Puntare all’Europa non vuol dire arrivarci, ma liberarsi della mentalità da provinciale che non osa per non fare brutta figura.
07.03.2014 12:04 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: TorinoGranata.it
Avere come obiettivo l’Europa per crescere e non avere rimpianti
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Cesare Prandelli commentando la prestazione di Cerci in Nazionale ha servito un assist a tutti quelli che  senza assolutamente pretenderlo vorrebbero però che il Torino con grande determinazione provasse ad acciuffare un posto utile per l’Europa League del prossimo anno. Il Ct parlando della caratteristica di Alessio ha detto: “Cerci ha fatto buone cose sulle ripartenze lunghe, del resto è un ragazzo che conosciamo: ha buona abilità tecnica e personalità, punta l’avversario. A livello internazionale ha poca esperienza, ma ha quella sfrontatezza di cui abbiamo bisogno e l’ha dimostrata”. Se non bastassero queste parole parlando anche della prestazione di Immobile Prandelli ha ribadito il concetto riguardo all’esperienza internazionale: “Immobile è un ragazzo che sta cercando di emergere, merita questa convocazione. Peccato che gli manchi ancora quella esperienza internazionale che fa la differenza ad altissimi livelli”.

 

Erano anni che il Torino non vedeva suoi giocatori convocati in Nazionale e a Cerci e Immobile va aggiunto Darmian che è stato chiamato per lo stage che si svolgerà a Roma martedì e mercoledì prossimi, più tutti gli altri stranieri che vengono convocati dalle rispettive nazionali Gomis, Kurtic, Basha, Vesovic, Glik, El Kaddouri e anche Tachtsidis era stato pre-allarmato poi il Ct della Grecia non l’ha chiamato e se vogliamo faranno parte dello stage con Darmian anche Bellomo, ora in prestito allo Spezia e in comproprietà fra Torino e Chievo, e Comi, in forza al Lanciano e anche lui in comproprietà fra il Milan e il club granata. Quindi sono tanti i giocatori che dopo essersi messi in mostra nel Torino sono approdati in nazionale oppure hanno confermato la loro presenza con ripetute convocazioni, però questo non basta infatti Prandelli che guida una formazione che è all’ottavo posto nel Ranking mondiale Fifa con 1135 punti - preceduta da Spagna (1506), Germania (1314), Argentina (1255), Portogallo (1219), Colombia (1211), Svizzera (1159) e Uruguay (1157) - sottolinea come i due giocatori del Torino convocati abbiano poca esperienza internazionale. Portare i giocatori in nazionale è il primo passo, l’inizio, però poi bisogna che anche il Torino diventi squadra internazionale e disputi di conseguenza le coppe europee altrimenti il percorso di crescita rimane un abbozzo, un incompiuto, un vorrei ma non posso.

 

E’ evidente che dopo le sconfitte con Bologna e Sampdoria la possibilità che il Torino possa arrivare al sesto posto si sono affievolite moltissimo, ma questo non vuol dire che allenatore e giocatori non debbano provarci comunque, ci sono ancora dodici partite da disputare e con trentasei punti in palio l’obbiettivo deve essere il conquistarne il più possibile, poi finito il campionato si vedrà quale sarà la posizione raggiunta. Già a partite dalla gara di domenica con l’Inter il Torino dovrà scendere in campo con la determinazione di portare a casa punti, a prescindere dagli infortuni, dalle squalifiche, dal fatto che per tre giorni tanti giocatori erano con le nazionali e non si sono potuti allenare preparando per l’intera settimana la partita - al Torino ne mancavano otto per questo motivo e all’Inter dieci, quindi da questo punto di vista non ci sono scuse - e persino dal fatto che l’arbitro sarà Calvarese, quello che come giudice di porta non ha aiutato Rizzoli nel decidere sul fallo da rigore di Pirlo ai danni di El Kaddouri e che in precedenza in serie B aveva arbitrato la famosa partita del back out con il Padova. Il Torino deve scollarsi via l’atteggiamento da provinciale sia in campo sia in società, l’annuncio del rinnovo del contratto di Ventura e Petrachi rimandato al raggiungimento dei quaranta punti, quindi della salvezza è una scaramanzia senza senso.

 

E’ vero che l’obiettivo di questa stagione non era lottare per l’Europa però una volta che  -in parte per meriti propri e in parte perché, come giustamente dice Capello, il campionato è di livello mediocre e troppe altre squadre hanno fatto meno delle aspettative - ci si trova a ridosso del sesto posto è doveroso lottare per raggiungerlo. A San Siro in campo dovrà esserci un Torino che affronta l’avversario senza tentennamenti: giocando a un ritmo sostenuto in modo che il giro palla sia veloce e non permetta agli avversari di schierarsi con tutta comodità e chiudere gli spazi; innescando duelli uno contro uno in tutte le zone del campo; facendo un movimento corale in modo da agevolare i tagli e i guizzi di chi è senza palla; mirando con precisione lo specchio della porta; sfruttando al meglio i calci piazzati; amministrando le proprie forze in modo da non lasciare l’iniziativa all’avversario; dando fiducia anche a chi finora ha giocato poco o niente. Il pronostico della gara con l’Inter non è a favore del Torino tanto vale sfruttarlo e osare il tutto per tutto magari anche con sfrontatezza, quella che Prandelli vede in Cerci, bandendo il non osare per evitare di fare brutta figura in modo da non avere nessun rimpianto alla fine.