Tre domande all’AI di Google sulla panchina del Torino
In attesa che trapeli qualche cosa sull’incontro fra la dirigenza del Torino, Cairo, Petrachi e Moretti e chissà forse pure Ventura però non è detto, e Alberto Aquilani si può interrogare l’intelligenza artificiale, che tanto spopola di questi tempi, provando a fare tre domande sul ballottaggio fra Abate e Aquilani per la panchina del Torino. Due domande identiche per ognuno dei due potenziali candidati e poi la regina delle domande.
Ignazio Abate sarebbe un azzardo come allenatore del Torino?
"Affidare la panchina del Torino a Ignazio Abate rappresenterebbe sicuramente una scommessa, ma con ottimi margini di crescita. Il suo profilo divide l'opinione pubblica tra chi teme la sua giovane esperienza in Serie A e chi ne apprezza la mentalità e la gavetta.
I principali elementi a favore e contro la sua candidatura:
Punti di forza
Dinamismo tattico: Abate predilige un calcio propositivo, moderno e offensivo, valorizzando molto i giovani.
Gavetta solida: ha lavorato con successo nei settori giovanili e ha guidato la Juve Stabia a risultati importanti.
Conoscenza dell'ambiente: ha un passato da calciatore con la maglia granata (27 presenze nella stagione 2008-2009).
Potenziali rischi
Mancanza di esperienza in massima serie: Non ha ancora allenato in Serie A, e il salto di categoria richiede una gestione della pressione e dei campioni molto diversa dalle categorie inferiori.
Gestione della rosa: Il Torino ha obiettivi e ambizioni importanti, e affidare la squadra a un tecnico esordiente nella categoria potrebbe richiedere un fisiologico periodo di adattamento".
Quale modulo di gioco adotterebbe Abate con l’attuale rosa del Torino?
“L'eventuale arrivo di Ignazio Abate sulla panchina del Torino FC comporterebbe una vera e propria rivoluzione tattica.
Nelle sue esperienze con il Milan Primavera, la Ternana e la Juve Stabia, Abate ha dimostrato una spiccata flessibilità, oscillando tra la difesa a 4 (4-3-3 / 4-2-3-1) e l'utilizzo della difesa a 3 (3-5-2) sviluppato nell'ultimo biennio.
Il potenziale impatto di questi moduli sulla rosa attuale granata evidenzia diverse dinamiche strategiche:
Scenario A: il passaggio alla Difesa a 4 (4-2-3-1 / 4-3-3)
È il sistema che esalta maggiormente i principi di ampiezza e uno-contro-uno tipici di Abate
La scommessa sugli esterni bassi: Terzini di spinta come Niels Nkounkou e Marcus Pedersen trarrebbero enorme beneficio da questo sistema. Nel calcio di Abate i terzini si alzano molto per creare superiorità numerica sulle fasce.
La trequarti e le ali: Giocatori rapidi e abili nell'uno-contro-uno come Zakaria Aboukhlal e il giovane Alieu Njie verrebbero valorizzati nei ruoli di esterni d'attacco.
La gestione dei centravanti: Con una sola punta centrale, si profilerebbe una staffetta serrata tra profili di peso ed esperienza come Duván Zapata e Giovanni Simeone.
Scenario B: la continuità con la Difesa a 3 (3-5-2)
Questo modulo rappresenterebbe la scelta meno traumatica per lo spogliatoio, garantendo continuità strutturale.
Centrali di posizione: Difensori fisici come Saúl Coco manterrebbero i propri punti di riferimento storici nella retroguardia a tre.
La centralità dei "Play": Abate ama l'impostazione dal basso pulita. Centrocampisti di qualità e doti di regia come Emirhan İlkhan diventerebbero i veri fulcri della manovra per ripulire i palloni e verticalizzare.
Attacco a due punte: Permetterebbe di schierare contemporaneamente due attaccanti (es. Zapata e Simeone), garantendo una presenza massiccia in area di rigore.
Elementi chiave del "Calcio di Abate" applicati al Toro
Costruzione dal basso fluida: Coinvolgimento attivo del portiere e dei difensori centrali larghi per eludere il primo pressing avversario.
Aggressione immediata: Fase difensiva basata su un blocco alto e orientato a chiudere le linee centrali per costringere gli avversari all'errore sulle corsie esterne”.
Stesse domande ovviamente anche per Alberto Aquilani
Alberto Aquilani sarebbe un azzardo come allenatore del Torino?
Punti di forza
Mentalità propositiva: Aquilani predilige un calcio moderno e offensivo, solitamente basato sul 4-3-3 o sul 3-4-2-1, con una forte enfasi sul possesso palla e sulla costruzione dal basso
Esperienza con i giovani: Avendo allenato a lungo le giovanili della Fiorentina ed essendosi misurato con la Serie B, ha dimostrato di saper valorizzare i talenti, un aspetto chiave per la sostenibilità economica del Torino.
Crescita continua: Dopo l'esperienza biennale a Pisa, il suo percorso è maturato ulteriormente nel campionato cadetto, accrescendo la sua credibilità agli occhi di diverse dirigenze di massima serie.
Perplessità e incognite
Mancanza di esperienza in A: Non ha mai guidato una prima squadra nella massima serie, il che rende difficile prevedere come gestirebbe le pressioni di una piazza esigente e passionale come Torino.
Adattabilità tattica: Un'impostazione basata sul possesso palla richiede interpreti specifici a centrocampo e in difesa; il successo del suo credo tattico dipenderebbe fortemente dalla rosa che la società riuscirebbe a mettergli a disposizione.
Il "peso" delle aspettative: Rispetto ad altri candidati considerati dal ds granata, Aquilani richiede una squadra costruita ad hoc per non rischiare di snaturare le proprie idee di gioco alle prime difficoltà.
In generale, la scelta di Aquilani entusiasma chi vede nel suo arrivo la volontà di aprire un ciclo basato su un gioco brillante, ma spaventa chi preferirebbe un tecnico più pragmatico per puntare a un piazzamento europeo senza patemi".
Quale modulo di gioco adotterebbe Alberto Aquilani con l’attuale rosa del Torino?
"Alberto Aquilani adotterebbe il 3-4-2-1 (o 1-3-4-2-1), il suo modulo prediletto e marchio di fabbrica nelle recenti esperienze in Serie B. Questo sistema di gioco si adatterebbe perfettamente alle caratteristiche dell'attuale rosa del Torino, valorizzando il pacchetto di difensori centrali e gli esterni a disposizione.
I punti cardine del suo assetto tattico sarebbero:
Costruzione dal basso: il gioco partirebbe sempre dai piedi del portiere, con i tre difensori centrali chiamati a impostare. Difensori fisici ed esperti come Saúl Coco e Guillermo Maripán sarebbero perfetti per garantire solidità e pulizia nei passaggi.
Esterni a tutta fascia: il centrocampo a quattro sfrutterebbe esterni di spinta come Valentino Lazaro e Marcus Pedersen, ai quali verrebbero richieste sia copertura in fase difensiva, sia sovrapposizioni costanti per allargare il gioco.
Trequartisti di fantasia: alle spalle dell'unica punta centrale agirebbe una coppia di fantasisti (i due "2" del modulo) che avrebbero il compito di accentrarsi, legare il gioco, rifornire l'attacco e inserirsi negli spazi".
Chi sarebbe meglio fra Abate, Aquilani e D’Avesa come allenatore del Torino per la prossima stagione?
"Per la prossima stagione, Alberto Aquilani rappresenta la scelta ideale per un progetto tattico di possesso e crescita dei giovani, mentre Ignazio Abate offre maggiore solidità e grinta, risultando più adatto alla rosa attuale Nonostante l'ottimo lavoro da subentrato di Roberto D'Aversa, la società granata sembra intenzionata a cambiare
La scelta dipende dalle ambizioni del club. Ecco un'analisi dettagliata per fare la scelta migliore:
Alberto Aquilani
Stile di gioco: predilige un calcio propositivo, basato sul possesso palla e su trame codificate (spesso modulo 3-4-2-1).
Punti di forza: valorizza i giovani, ha un'ottima gestione del gruppo ed è molto empatico
Per chi è meglio: per una società che vuole investire in un progetto a lungo termine, puntando su un gioco spettacolare e sulla crescita del talento. Su di lui c'è anche il forte interesse del Sassuolo
Ignazio Abate
Stile di gioco: più verticale, pragmatico ed equilibrato (spesso 3-5-1-1 o 4-2-3-1)
Punti di forza: molto grintoso, abituato a lavorare in situazioni di difficoltà e ad esaltare l'abnegazione della squadra
Per chi è meglio: per chi cerca un allenatore che sappia adattarsi rapidamente alla rosa, con una forte attenzione alla fase difensiva e alle motivazioni dei singoli giocatori
Roberto D'Aversa
Ha preso il posto dell'esonerato Marco Baroni a febbraio, portando grande concretezza e media punti da zona Europa.
Nonostante i risultati positivi, il Torino sembra orientato a ripartire con un nuovo profilo per la panchina"
Vabbè che l’AI rastrella in buona parte, ma assolutamente non tutto, quello che gira sul web, ma tutto sommato lascia un margine di dubbio e allora c’è da chiedersi perché? Chi scrive ha una sua risposta: non conta molto chi sarà l’allenatore del Torino nella prossima stagione per quanto più o meno bravo possa essere perché le sue fortune o le sue sfortune in buona parte dipenderanno dai giocatori che la società gli metterà a disposizione e quando sarà supportato quando inevitabilmente ci saranno momenti di difficoltà.
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