Torino, il Museo granata al Filadelfia è ancora un sogno: Pulici, C. Sala, Pecci e Zaccarelli chiedono risposte
Il futuro granata — Paolo Pulici, Claudio Sala, Eraldo Pecci e Renato Zaccarelli rilanciano la battaglia per portare il Museo del Grande Torino al Filadelfia. L'obiettivo è completare l’impianto, manca ancora il terzo lotto quello dove deve sorgere appunto il Museo, e consegnare alle nuove generazioni la memoria degli Invincibili. Dopo le promesse e le battaglie che hanno accompagnato la rinascita dello storico impianto, la richiesta dei campioni granata è chiara: il Museo deve trovare casa nel luogo simbolo della storia del Toro.
Intanto, il quartiere si prepara alla giornata dedicata al Filadelfia, con balconi imbandierati, iniziative dei tifosi e una mostra a Villa Claretta. Per l'occasione, il cortile del nuovo Fila sarà aperto al pubblico dalle 9 alle 20.
Pulici non molla: “Il Filadelfia deve avere le finestre”
Paolo Pulici, il più grande goleador della storia granata, continua a battersi perché il nuovo Filadelfia venga completato. Una battaglia che accompagna il mondo Toro da anni e che riguarda molto più di una struttura sportiva.
“Il Fila dovrebbe essere aperto sempre ai tifosi, come un tempo”, è il messaggio di Pulici. Il vecchio stadio, demolito nel 1997, avrebbe dovuto essere salvato e recuperato, sostiene l'ex attaccante. Oggi, però, esiste un nuovo centro sportivo e occorre guardare avanti.
La metafora scelta da Pulici è immediata: “Proprio perché il Fila è la nostra casa, deve avere le finestre. Non si è mai vista una casa senza finestre!”.
Quelle finestre, per lui, sono il Museo granata. Un luogo nel quale custodire e tramandare una storia sportiva e umana unica, affinché anche i giovani possano conoscere le radici del Torino.
Claudio Sala e Pecci: “Il Museo è un dovere morale”. Zaccarelli: “La memoria venga consegnata a chi verrà dopo”
La richiesta è condivisa da Claudio Sala, capitano del Torino campione d'Italia nel 1976 e portavoce di una battaglia sostenuta anche dagli Ex Calciatori Granata.
“Portare il Museo del Grande Torino da Villa Claretta al Filadelfia è un dovere morale. Anche così si dà un futuro al Toro”, è il senso del suo appello.
Sulla stessa linea Eraldo Pecci, che già nel giorno dell'inaugurazione del nuovo centro sportivo, nel 2017, aveva sottolineato il valore del progetto: il Museo deve raccontare alle generazioni future “la storia unica di un mondo senza confini, ricco di gloria, di idealità. Il mondo granata”.
Anche Renato Zaccarelli, campione d'Italia nel 1976 e presidente del Collegio dei Fondatori della Fondazione Filadelfia, ha ribadito la necessità di consegnare questa eredità a chi verrà dopo: "Dobbiamo fare in modo che la memoria venga consegnata a chi verrà. Dobbiamo far conoscere la storia del Toro sempre meglio alle nuove generazioni. Vogliamo che il Museo trovi casa al Fila. La sua casa naturale. Vogliamo portare a casa gli Invincibili”.
Il suo obiettivo è chiaro: far conoscere sempre meglio la storia del Torino alle nuove generazioni e riportare il Museo nella sua casa naturale.
Il Filadelfia e la memoria degli Invincibili
Il legame tra il Filadelfia e la storia del Torino va ben oltre il calcio. È un patrimonio collettivo, fatto di vittorie, record, identità e memoria.
A raccontarlo è anche Giovanni Arpino, scrittore, poeta e giornalista, che dedicò al Grande Torino e al Filadelfia versi capaci di restituire il significato profondo di quel luogo.
"Filadelfia! Ma chi sarà ‘l vilan a ciamelu ‘n camp? Jera ne cuna ‘d speranse, ‘d vita, ‘d rinasensa, jera sugnè, criè, jera la luna, jera la strà dla nostra chersensa” (“Filadelfia! Ma chi sarà il villano a chiamarlo un campo? Era una culla di speranze, di vita, di rinascita, era sognare, gridare, era la luna, era la strada della nostra crescita”): era una culla di speranze, di vita, di rinascita. Parole che descrivono il Fila come un simbolo di crescita e riscatto, non semplicemente come un campo da gioco.
È proprio questa eredità che Pulici, Sala, Pecci e Zaccarelli chiedono di preservare attraverso il Museo del Grande Torino.
La battaglia per salvare il Filadelfia: dalle 100 mila firme alla rinascita
La storia recente del Filadelfia è anche quella di una lunga mobilitazione popolare. Dopo il progressivo abbandono e la demolizione dello storico impianto nel 1997, per i tifosi granata il rischio era quello di perdere definitivamente uno dei luoghi più importanti della propria identità.
In quegli anni, Tuttosport si schierò a difesa del progetto di ricostruzione, promuovendo una petizione popolare che raccolse circa 100 mila firme.
La mobilitazione divenne una battaglia per impedire che l'area storica del Filadelfia venisse destinata a un centro commerciale e a nuovi edifici residenziali. Inchieste giornalistiche, manifestazioni, iniziative popolari e proteste contribuirono a tenere alta l'attenzione sul futuro dell'impianto.
Il centro commerciale fu realizzato altrove e i palazzi previsti vennero cancellati nel 2006. La strada verso la ricostruzione rimase lunga, ma nel 2017 il nuovo Filadelfia diventò il centro sportivo del Torino.
Una vittoria per il popolo granata, che oggi vuole completare quel percorso con il Museo del Grande Torino.
Il Museo al Filadelfia, la nuova sfida del popolo granata
Il nuovo centro sportivo esiste, ma per i sostenitori del progetto manca ancora un tassello fondamentale: un Museo capace di unire il passato al futuro del Torino.
La richiesta è che il patrimonio storico custodito a Villa Claretta a Grugliasco (TO) possa trovare spazio al Filadelfia, restituendo agli Invincibili e alla memoria granata una collocazione strettamente legata ai luoghi della loro leggenda.
La giornata dedicata ai 100 anno del Fila rappresenta così anche un'occasione per rilanciare la questione. A Villa Claretta è prevista l'apertura di una mostra dedicata al Filadelfia, mentre nel quartiere sono in programma iniziative promosse dai tifosi e dalle realtà associative coinvolte.
Il Torino FC ha inoltre annunciato l'apertura straordinaria del cortile del Filadelfia dalle 9 alle 20.
Per Pulici, Sala, Pecci e Zaccarelli, però, il traguardo resta quello di trasformare il Museo in una parte integrante della casa granata. Perché ricordare il Grande Torino non significa soltanto celebrare il passato: significa trasmetterne i valori a chi indosserà quella maglia domani.
Filadelfia, il tempio granata dei record: sei scudetti e la zona Cesarini
Il valore storico del Filadelfia si misura anche nei numeri. Il Torino conquistò sul suo terreno lo scudetto del 1927, successivamente revocato, e quello del 1928. L'impianto fu protagonista anche del percorso che portò alla Coppa Italia del 1936.
Poi arrivò il Grande Torino, con cinque scudetti consecutivi e la Coppa Italia del 1943.
Tra le imprese più celebri c'è il 10-0 rifilato all'Alessandria il 2 maggio 1948, tuttora la vittoria più larga nella storia della Serie A. Il Torino rimase inoltre imbattuto in casa per 100 partite consecutive tra il 1943 e il 1949: 88 incontri furono disputati al Filadelfia, gli altri al Comunale.
Il campo ospitò anche partite della Nazionale italiana. Tra queste, il successo per 3-2 contro l'Ungheria del 13 dicembre 1931, legato alla diffusione dell'espressione «zona Cesarini», utilizzata per indicare un gol decisivo segnato negli ultimi minuti di una partita.
Record, vittorie e memoria si intrecciano in un luogo che per il popolo granata non è mai stato soltanto uno stadio.
Ecco perché la battaglia per il Museo del Grande Torino continua: il Filadelfia deve custodire la propria storia e raccontarla alle generazioni che verranno.
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