Mandragora, missione Italia: sei partite con il Torino per riconquistare la Nazionale
Rolando Mandragora è tornato a casa con un sogno ancora intatto. La parentesi con la Nazionale non gli ha regalato nemmeno un minuto in campo, ma il centrocampista del Torino non ha intenzione di considerarla un'occasione persa. Al contrario: la convocazione di Roberto Mancini, arrivata dopo cinque anni dall'ultima esperienza in azzurro, rappresenta la conferma che la porta dell'Italia è nuovamente aperta.
Adesso, però, Mandragora dovrà meritarsi una nuova chiamata. E avrà a disposizione il Torino e sei partite per farlo.
Mandragora, il ritorno in Nazionale è solo l'inizio
Quando aveva ricevuto la telefonata di Mancini, Mandragora aveva realizzato un desiderio inseguito per anni. «La Nazionale la inseguo da anni, sarei felicissimo di tornare in azzurro», aveva dichiarato poco prima della convocazione.
Il ritorno a Coverciano è arrivato, ma non la possibilità di tornare a indossare la maglia azzurra in partita. Il centrocampista è rimasto in panchina nella sfida contro il Belgio e anche nella gara di andata contro la Turchia. Successivamente Mancini ha deciso di non convocarlo per le successive partite di Nations League.
La sua ultima e, finora, unica presenza con l'Italia resta quindi quella del 2018, nell'amichevole contro la Francia che aveva segnato gli inizi della prima esperienza di Mancini sulla panchina azzurra.
Per Mandragora, però, il messaggio più importante è un altro: Mancini non si è dimenticato di lui.
Il Torino è la strada per tornare azzurro
La convocazione è arrivata grazie alle prestazioni offerte con il Torino e sarà proprio il rendimento in granata a decidere il futuro di Mandragora in Nazionale.
Il centrocampista è arrivato a Torino con la voglia di rilanciare una carriera che negli ultimi anni aveva perso un po' di slancio. La risposta è stata immediata. Fin dal debutto contro la Fiorentina, la squadra che lo aveva appena lasciato partire, Mandragora ha dimostrato di poter diventare uno degli uomini chiave del progetto granata.
All'esordio ha messo subito la firma sulla partita con un sinistro spettacolare dalla distanza, infilato sotto l'incrocio dei pali per il momentaneo 1-1. Una rete che ha dato il via alla rimonta del Torino, completata poi dall'acrobazia di Ché Adams.
Da quel momento il numero 8 è diventato un punto fermo del centrocampo.
Abate si affida a Mandragora per cambiare marcia
Il ritorno dalla Nazionale permette ora a Mandragora di concentrarsi esclusivamente sul Torino. E per Ignazio Abate si tratta di una notizia importante.
L'allenatore lo aspetta al Filadelfia per riprendere il lavoro in vista della sfida contro l'Udinese. Mandragora è destinato a riprendere il suo posto al centro del campo e ad assumersi ancora una volta responsabilità importanti.
Il suo valore non è soltanto tecnico. Abate gli chiederà esperienza, personalità e leadership per guidare una squadra giovane che ha bisogno di trovare maggiore continuità.
Il Torino, dopo un avvio di stagione caratterizzato da più sconfitte che vittorie, deve necessariamente cambiare passo. E Mandragora può essere uno degli uomini incaricati di trascinare i granata fuori dal momento complicato.
Sei partite per convincere Mancini
Il calendario offre a Mandragora un'occasione preziosa. Sono sei le partite che il centrocampista avrà a disposizione per convincere nuovamente Mancini: Udinese, Parma, Monza, Como, Frosinone e Lecce.
Se riuscirà a mantenere il livello delle prestazioni mostrate nelle prime uscite con il Torino, la porta della Nazionale potrebbe riaprirsi già per i prossimi appuntamenti internazionali.
L'Italia tornerà infatti in campo a novembre contro Francia e Belgio. Mandragora vuole esserci e, soprattutto, vuole arrivare alla prossima convocazione con un obiettivo ancora più ambizioso: non limitarsi ad allenarsi a Coverciano o a guardare la partita dalla panchina, ma tornare finalmente in campo con la maglia azzurra.
Il Toro ha ritrovato un leader
La situazione è particolare: Mandragora è rientrato dalla Nazionale senza aver giocato, ma torna al Torino con una motivazione ancora maggiore.
Il centrocampista ha ritrovato fiducia, continuità e centralità. È stato sempre titolare da quando è arrivato, saltando appena sette minuti complessivi, e rappresenta uno dei punti di riferimento di un centrocampo nel quale le alternative non mancano.
Per Abate, che ha bisogno di leader per far crescere una squadra giovane, l'ex viola può diventare un elemento ancora più importante anche all'interno dello spogliatoio.
Il Torino può quindi essere la piattaforma dalla quale Mandragora può rilanciare definitivamente la propria carriera. E la Nazionale, dopo cinque anni di attesa, è tornata a essere un obiettivo concreto.
La missione di Mandragora è appena cominciata
Il primo ritorno in azzurro non è andato come avrebbe voluto. Nessun minuto giocato, due panchine e poi l'esclusione dalle ultime convocazioni.
Ma Mandragora non è tornato a Torino con la sensazione che il sogno sia finito. Semmai con la consapevolezza che il percorso è appena iniziato.
Sei partite, sei occasioni per dimostrare di essere ancora un giocatore da Nazionale. Prima c'è il Torino, però. Abate gli affiderà le chiavi del centrocampo e si aspetta che il suo numero 8 faccia quello che ha già dimostrato di saper fare: mettere qualità, esperienza e personalità al servizio della squadra.
Per tornare azzurro, Mandragora sa già quale strada deve percorrere: far volare il Toro.
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