Juventus, pubblicate le motivazioni sul caso plusvalenze: "-10 afflittivo, proporzionale e ragionevole"

30.05.2023 12:00 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Tmw
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© foto di Luca Cavallero

La Corte Federale d'Appello ha pubblicato da poco le motivazioni della sentenza sul caso plusvalenze, che ha portato alla penalizzazione di 10 punti nei confronti della Juventus. Un passaggio cruciale anche per il patteggiamento richiesto (ammenda e non altri punti di penalizzazione e inibizione dei dirigenti) dal club bianconero relativo alle questioni stipendi, partnership con gli altri club e rapporti con gli agenti, la cui udienza oggi si sta svolgendo innanzi al Tribunale Federale Nazionale.

LE MOTIVAZIONI: 10 punti afflittivi, proporzionali e ragionevoli. Nelle motivazioni, una quindicina di pagine che spiegano perché la CFA ha respinto le richieste della Juve - che sostanzialmente miravano a una penalizzazione di 5 punti in classifica - si legge: "Al fine di definire il quantum della sanzione da irrogare alla F.C. Juventus spa, occorre far riferimento, in un’ottica comparativa, al contributo causale di ciascuno, in ragione del ruolo rivestito nella vicenda in esame, ed alle sanzioni irrogate ai quattro Consiglieri operativi, tra cui il Presidente della società sportiva, Andrea Agnelli". In sostanza, la CFA motiva i 10 punti di penalità perché afflittivi ("sono le sanzioni, le quali si riflettono sul soggetto che ha agito incidendo su di un bene giuridico del tutto diverso da quello oggetto dell'obbligo"), proporzionali ("Il principio di proporzionalità, di derivazione europea, impone di adottare un provvedimento non eccedente quanto è opportuno e necessario per conseguire lo scopo prefissato") e ragionevoli ("Facendo corretta applicazione dei suddetti principi, in un’ottica di contemperamento dei diversi interessi contrapposti, la sanzione, come detto deve poter svolgere la funzione propria di prevenzione speciale e generale in ordine alla reiterazione della condotta illecita, deve necessariamente essere proporzionale al disvalore sociale della condotta").