Gigi Di Biagio su Euro Under-21: "Donnarumma e Chiesa convocabili"

"Abbiamo pescato Belotti quando era in C, all'Albinoleffe. De Ligt? Non giocava nemmeno, era grassoccio. Ma coi giovani serve coraggio"
23.05.2019 10:32 di Claudio Colla   Vedi letture
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Gigi Di Biagio su Euro Under-21: "Donnarumma e Chiesa convocabili"

In procinto di annunciare i 23 convocati per l'imminente Europeo Under-21, Gigi Di Biagio, nella lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha affermato: "Ho fatto un po’ di tutto, il talent a Sky, l’allenatore tra i Dilettanti, l’osservatore per Ciro Ferrara. Poi due anni alla Under-20 prima dell’Under-21. I giovani ti danno una carica incredibile, e una soddisfazione difficile da spiegare. Niente è più appagante di un giocatore che ti dice: 'Mister, è grazie a lei se adesso gioco nel mio club'. Certo, dovrebbe essere il contrario. Ma mica è facile. La verità è semplice e dura: sono pochi i tecnici che puntano sui ragazzi, a costo di rischiare il posto. E noi dobbiamo ringraziarli.

Vincere l’Europeo in Italia? Quello che conta è far crescere i talenti per la Nazionale maggiore, e in questo senso la nostra missione è già vinta. Ma noi ci proveremo. La gente ci chiede di vincere, dobbiamo farci trasportare dall’entusiasmo. Il rapporto con Mancini? Conosco Roberto da sempre, tra noi c’è feeling. Quando è tornato dall’estero, aveva bisogno di capire cosa avevamo fatto. Si è messo in discussione. L’intesa è stata immediata, ed è bellissima. La pensiamo allo stesso modo sul gioco e sui giocatori. Zaniolo? Nessuno di noi aveva dubbi sulle sue qualità, anche prima che esordisse in Serie A. Anche se non ci aspettavamo una crescita così rapida. Quella di Chiesa e Barella, invece, l’avevamo messa in preventivi.

Il pericolo con i giovani? Mantenere l’equilibrio quando arriva la prima vera crisi. Se superi quella, diventi un giocatore importante. Cosa non tollera? La superficialità. In campo e fuori. Quando si assumono comportamenti non intelligenti. Noi delle giovanili siamo educatori, oltre che allenatori. Chi non si comporta bene non viene in azzurro. Come si interagisce con le generazioni incollate allo smartphone? Ho quattro figli, dai 21 ai 12 anni, e mi aiutano. Devi calarti nel loro mondo, adeguarti al loro linguaggio. A volte basta una faccina dentro un SMS, per far capire a un ragazzo che sei presente. Devi essere allenato e reattivo. Ora i giovani cambiano in fretta. In sei anni di under ho attraversato tre generazioni. Prima il cambiamento era ogni dieci. Il mondo corre in fretta.

Con Sacchi e Viscidi abbiamo dato coraggio, lavorando con le difese più alte, e senza paura di affrontare l’uno contro uno anche nella nostra metà campo. Non è facile, ma è esaltante. Certo, serve pazienza. Quando un ragazzo sbaglia, devi insistere. L’Ajax ha fatto brutte figure prima di sfiorare la finale di Champions. E De Ligt, di cui tutti ora parlano, all’inizio neppure giocava perché era un po’ grassoccio. Lo hanno aiutato e aspettato. Così si cresce. Chi fa questo meglio di noi? Gli inglesi. Un po’ anche la Germania. Noi però ci siamo, e stiamo andando oltre le nostre possibilità. Le seconde squadre ci aiuterebbero.

Se i giovani in Italia giocano poco, la colpa non è sempre e solo degli allenatori. I ragazzi devono sfruttare l’occasione quando capita, anche dieci minuti, o negli allenamenti. Il posto va conquistato e difeso. Io all’inizio della settimana non ero mai titolare, ma poi giocavo sempre. Come si scopre un talento Sinceramente ora non si scopre quasi più niente. Ci sono due osservatori dell’Under-21, più 14 per le altre Nazionali. Monitoriamo tutti. Ho convocato Belotti in Under-21 quando giocava in C, nell’Albinoleffe, e Trotta, che ora è in A, siamo andati a pescarlo nella terza lega inglese.

Non sono preoccupato per la flessione di alcuni dei miei (Chiesa, Zaniolo, Barella, Pellegrini, NdR). Conto sull’entusiasmo. E i giocatori che verranno con noi, dopo le due partite con Mancini, devono sapere che non hanno il posto assicurato. Gioca chi sta meglio. E oltre agli undici titolari saranno fondamentali i tre cambi: serve gente di talento anche in panchina. La pressione? Se hanno paura devono cambiare lavoro. Le difficoltà, se ci sono, vanno superate. Ci sono almeno quattro favorite, oltre a noi: Spagna, Germania, Francia, e Inghilterra. Anche Belgio e Serbia sono forti. E ne passerà una per girone.

Le due partite alla guida della Nazionale maggiore? È stata un’esperienza bellissima, pur in un momento tragico, dopo l’eliminazione dal Mondiale. Abbiamo perso 2-0 con l’Argentina, ma potevamo vincere, e l’1-1 a Wembley è stato un risultato incredibile. Ho fatto esordire Chiesa e Cutrone, e provato insieme Verratti e Jorginho, come fa adesso Mancini. Purtroppo un grande lavoro è stato fatto passare come un lavoro normale. Ho trovato ragazzi motivati, anche i più vecchi. E vi assicuro che con Buffon non è successo niente. Gigi è stato perfetto. Quando sono venute fuori queste voci l’ho chiamato, e mi ha confermato che non ero io il suo problema. E se non ha fatto la partita di addio è perché forse pensa che un giorno potrebbe ancora servire alla causa azzurra. Lo stesso vale per De Rossi.

Per quanto ci riguarda, Donnarumma è convocabile. Come lo sono Chiesa, Kean, Barella o Pellegrini, e altri. Il mio futuro? Solo l’Europeo. Non so se quando allenerò un club punterò sui giovani, dipenderà dagli obiettivi. Di sicuro non sbaglierò quelli che sceglierò. Mi sento ispirato da Zeman, che era visione e coraggio; e da Lippi, che è il giusto mix, e mi piace come imposta i rapporti. E Mazzone per la continuità, per la cattiveria, e per l’attenzione: lo hanno fatto passare per difensivista e invece è stato il primo maestro del tiki-taka".