E il Torino risorge

30.10.2008 08:52 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: Alessandrorosina.it

Oggi il deserto è meno arido. Quasi quasi non si sente più la sabbia nelle narici. Il Torino riparte da qui: dal deserto. Lo fa affidandosi alla formula semplice, ovvero il passaggio-tiro. Ma soprattutto affidando la propria sorte alle fate Carabine, tornate di gran carriera da una vacanza infinita. Strano mestiere, quello della fata: va e viene, sempre in punta di piedi, sempre senza dire nulla a nessuno. Quello di ieri non è lo sterile far west. Non è la rabbia che monta, la sabbia che brucia, la pistola esausta e inutilmente fumante. È la partita ad incastro, quella degli assist pennellati e dei tiri sapientemente rimpallati.


A reinvantarsi la formula semplice è Matteo Rubin: cross perfetto. A convertire una formula semplice in un gol di classe ci pensa Amoruso: tocco raffinato e rete. Matteo Rubin è lanciato. Non passano due minuti che il suo tiro viene rimpallato da Coppola: palla sui piedi di Stellone che raddoppia. Detto così sembra tutto così limpido, così solare. E forse lo è per davvero. Perché il Torino non getta a mare un mese infernale con un'azione da Holly e Benji, ma lo fa con una prova di forza e di orgoglio tale da ricordare il pareggio per 4-4 contro il Parma. Ancora Olimpico. Ancora Stellone. Si fa presto a dire che il Torino è risorto. Che la sorte nera è piegata, che gli Orchi non ridono più. Ci hanno provato, gli Orchi. Hanno tentato a spegnere la luce per l'ennesima volta, intercedendo per il 2-1 finale, rete di Floccari. Ma il riso si è spento nelle loro gole. Loro che rappresentano la sfortuna, la jella, l'insicurezza e tutto ciò che di negativo ci può essere nel gioco di una squadra hanno perso. Si è incrinata la sorte nera al bacio che De Biasi ha regalato alla pelata del suo vice. Ma la rabbia non deve morire in quel bacio. Il Torino è una squadra da deserto. Respirerà ancora sabbia e gli occhi ancora lacrimeranno per il riverbero. Perciò non pensiamo di aver risolto tutti i problemi. Nutriamo la rabbia e combattiamo. Lotta, sofferenza e passione. È troppo bello questo Torino per non rivederlo domenica.


Andrea Riccardi