Chape, Follmann: “Felice di rappresentare il club nella visita al Museo del Toro”

02.08.2018 07:00 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Jakson Follmann
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Jakson Follmann
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Jakson Follmann, ex portiere ed attuale ambasciatore della Chapecoense, con una delegazione del club ha visitato il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Follmann è uno dei sopravvissuti allo schianto dell’aereo che portava la sua squadra a disputare la finale della Copa Sudamericana contro i colombiani dell’Atlético Nacional il 28 novembre 2016 ed è venuto a Torino con giocatori e dirigenti in occasione dell’amichevole di ieri sera vinta dai granata per due a zero. Amichevole simbolo dell’unione dei due club che hanno vissuto la stessa tragedia che ha cambiato la loro Storia. Il Torino dal 4 maggio 1949, quando l’aereo della squadra di ritorno dall’amichevole con il Benfica precipitò sul terrapieno della Basilica di Superga, divenne leggenda e da allora quella squadra fu chiamata da tutti e conosciuta nel mondo come Grande Torino. Follmann, intervistato dai giornalisti, ha parlato dell’unione fra Chape e Toro e della terribile esperienza che ha vissuto e di come è tornato ad essere un giovane che, pur non potendo più giocare a calcio per i traumi subiti, si considera sempre un atleta.

Dopo quello che le è successo com’è riuscito a ricostruire la sua vita?

“All’inizio è stato un po’ difficile e non è possibile nasconderlo a nessuno, ma oggi per fortuna riesco a camminare con le mie gambe (una gli è stata amputata ma lui cammina grazie alla protesi, ndr) e sono molto contento di stare sempre vicino alla Chape, il club che amo, le persone che mi sono sempre state vicine e che per me sono una famiglia e tutti gli abitanti di Chapecò che mi hanno dato tanto affetto così come tanta gente nel mondo. Spero di continuare in questo cammino per l’eternità”.

E’ difficile convivere con il ricordo della tragedia?

“In verità oggi riesco a raccontare tutto quello che è successo con tranquillità, ma all’inizio è stato più difficile. Dio mi ha benedetto e mi ha permesso sempre di pensare il meglio per me conservando un’immagine positiva di chi non c’è più. Quando penso agli amici che non ci sono più, cosa che accade ogni giorno, la prima immagine che mi viene in mente è sempre positiva e vedo i miei amici allegri e sorridenti”.

In Messico c’è stato un incidente aereo e per fortuna non è deceduto nessuno, quando ha saputo la notizia che cosa ha pensato?

“E’ sempre uno shock quando succedono incidenti con gli aerei, ma grazie a Dio si sono salvati tutti. Quando si tratta di incidenti aerei c’è sempre tanta paura questo è il primo sentimento che provo, anche perché nella maggior parte dei casi provoca vittime”.

Visitare il Museo del Toro che tipo di emozioni le suscita?

“E’ un’emozione molto grande per me conoscere il Museo e ancora di più la Storia del Torino che è simile a quella della Chape: Anche noi vorremmo allestire un museo nel nostro stadio e quindi anche per questo è importante conoscere e vedere quello del Toro. Sono molto felice perché ho la fortuna di rappresentare la Chape in questa occasione e ne sono molto contento”.

Prima è stato un portiere e adesso si dedica al nuoto, pensa di gareggiare alle Paralimpiadi?

“Non mi vedo come ex atleta, ma come atleta ma con tredici fratture in parti diverse del corpo è difficile, però, nonostante questo non posso voltare le spalle allo sport e alla vita. Non penso ancora alle competizioni di alto livello, ma per il mio benessere fisico pratico sport. Una delle principali attività fisiche che faccio è proprio il nuoto. In molti mi chiedono se diventerò un atleta paralimpico, ma oltre alla protesi alla gamba destra ho un problema molto grave alla caviglia sinistra e non posso fare attività dove ci sia impatto fisico, però, rispettando il mio corpo tutto ciò che riesco e riuscirò a fare è tanto di guadagnato”.