Sukur: "Non sono un terrorista. Adesso lavoro per Uber a Washington"

13.01.2020 15:48 di Marina Beccuti Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Sukur: "Non sono un terrorista. Adesso lavoro per Uber a Washington"

Hakan Sukur, classe '71, è costretto a vivere in esilio dopo essersi messo contro al presidente Erdogan. E' stato uno degli attaccanti più forti della Turchia, con un passato anche al Torino, nel '95, e all'Inter.

Adesso vive negli USA e ha rivelato la sua nuova vita al giornale tedesco Welt am Sonntag.

"Sto cominciando adesso a lavorare, faccio l'autista per Uber a Washington. Non mi è rimasto più niente, Erdogan si è preso tutto: il mio diritto alla libertà, all'espressione e al lavoro. Il negozio di mia moglie è stato preso di mira dai vandali, i miei figli hanno subito molestie per strada, io ho ricevuto minacce dopo ogni intervista che rilasciavo. Quando sono andato via, nel 2015, hanno incarcerato mio padre e confiscato tutti i miei beni. I miei genitori hanno il cancro e non posso tornare a trovarli (il padre nel frattempo è mancato e Sukur non ha potuto andare ai suoi funerali, ndr)".

L'ex attaccante granata ha poi aggiunto: "Quando ho aderito all'AKP (il partito di Erdogan), la Turchia era un Paese conforme agli standard dell'UE e aveva ottenuto molti finanziamenti. Ma la politica di Erdogan ha portato a una rigidità verso l'Europa e a un'apertura verso il Medio Oriente. Il colpo di Stato? Nessuno è stato in grado di spiegare quale ruolo avrei avuto. Ho fatto solo cose legali, non sono un terrorista o un traditore. Adoro la nostra bandiera e il nostro Paese".