La nuova vita di Rosina

24.08.2009 19:48 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: www.alessandrorosina.it/Tuttosport
La nuova vita di Rosina
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© foto di Giacomo Morini

Da Torino, dalla collina che si specchia nel Po, a San Pietroburgo, la Venezia del Baltico, la perla che s’affac­cia sulla foce del fiume Ne­va. Dal Toro allo Zenit. Da Rosinaldo a... Rosinaldov. È cambiata la vita di Ales­sandro Rosina nelle ultime tre settimane. La vita. Non soltanto quella calcistica. « San Pietroburgo è magni­fica. Così bella da toglierti il fiato, da rimanerci quasi male - spiega il fantasista ­. Assomiglia a Venezia, ma in meglio. Nella città vene­ta, infatti, spesso è un pro­blema spostarsi. Qui no. San Pietroburgo è più grande, più vivibile. E an­che circolare con la macchi­na non è impresa impossi­bile. Qualche problema puoi incontrarlo la notte, quando, per far entrare le navi in porto, vengono sol­levati i ponti cittadini. Ma capita sempre tra l’una e le due, quando uno che fa il calciatore dovrebbe essere a letto. Difatti a me lo han­no raccontato, mica l’ho vi­sto con i miei occhi » .

CHE AVVENTURA « All’i­nizio il mio trasferimento in Russia mi dava un po’ d’ansia, qualche preoccupa­zione. Credo sia normale, può capitare quando ti tro­vi a doverti confrontare con una realtà così differente da quella in cui sei cresciu­to e in cui hai sempre vis­suto e lavorato. Io, fortuna­tamente però, sono un ra­gazzo che ha grande spirito d’avventura, voglio cono­scere sempre cose nuove, imparare, crescere. Non so­lo con un pallone tra i pie­di. E così l’ansia è passata subito: la curiosità e l’entu­siasmo hanno battuto 2- 0 la paura. Datemi retta: ve­nite a San Pietroburgo. Re­sterete a bocca aperta. E non pensate di finire in una realtà triste, in un Paese povero e per nulla europeo. San Pietroburgo è l’oppo­sto » .

CIRÒ BATTE VODKA « Anche sotto il profilo ga­stronomico- culinario mi sto trovando benissimo. Ci so­no ristoranti pazzeschi, di altissimo livello, dove vedi camerieri viaggiare per la sala con vassoi pieni di ghiaccio e di caviale Belu­ga. Una delizia. Non ancora però ai livelli della ‘ Nduja, il salame piccantissimo ti­pico della mia Calabria. Anche la vodka non è ma­laccio, ma continuo a prefe­rire il Cirò ( un vino doc ca­labrese,ndr). È più da pas­seggio: anche se ne bevi qualcosina più d’un bic­chiere riesci a gestire una conversazione. Con la vodka, se passi la quota fa­tidica di uno shot, è davve­ro problematico rimanere lucidi » .

EFFETTO STRANO « Do­vevate vedere che faccia ho fatto quando ho visto il mio nome stampato sulla ma­glia con caratteri cirillici. Ci sono rimasto di sasso, pensavo fosse una cosa ri­servata esclusivamente ai giocatori russi. Invece tocca a tutti, ma solo per le par­tite di Premier Liga. Nelle gare di Europa League, in­fatti, vengono adottati i ca­ratteri occidentali. Anche i rapporti con i compagni di squadra sono un po’ sui ge­neris.Da noi capita che tu vada a cena con gli altri giocatori, talvolta anche al cinema. Insomma c’è più cameratismo. Qui a San Pietroburgo sono riuscito a legare con il portoghese Fernando Meira, con l’o­landese Ricksen e con l’un­gherese Huszti. I russi, in­vece, stanno per conto loro e raramente danno confi­denza.Ma non è una que­stione di razzismo. Credo sia proprio un lato del loro carattere: sono riservatissi­mi » .

DERBY CON IVAN « Oggi pomeriggio ospitiamo la Lokomotiv Mosca, dove gio­ca Ivan Pelizzoli, l’altro italiano di Russia. Ci pre­cedono di un punto, sono una grande squadra, ma lo Zenit non ha paura. Voglia­mo qualificarci per le Cop­pe europee e per farlo sia­mo costretti ad arrivare al massimo terzi. Non sarà fa­cile ma ce la faremo » .

IN PANCHINA « Leggo che dopo l’addio di Advocaat,la dirigenza del club po­trebbe decidere di puntare su un tecnico italiano: si fanno i nomi di Mancini eRanieri. A me farebbe pia­cere per due motivi: intan­to credo che siano due alle­natori molto competenti e in grado di farci migliorare ancora. E poi un italiano in panchina sarebbe un’otti­ma cosa anche per il sotto­scritto. Quando vai a gioca­re all’estero o sei un fuori­classe assoluto, una super­star strafamosa in ogni parte del globo, oppure de­vi ricominciare tutto da ze­ro. Devi farti apprezzare, insomma. Con un tecnico italiano sarebbe meno diffi­cile: io conosco Ranieri e Mancini e loro conoscono me » .