Verona, Mandorlini l'artefice di una squadra che non demorde mai. "Un allenatore sottovalutato", dice De Zerbi

11.02.2014 13:58 di Marina Beccuti   vedi letture
Verona, Mandorlini l'artefice di una squadra che non demorde mai. "Un allenatore sottovalutato", dice De Zerbi
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Diciamolo, visto che è anche un ex granata, uno dei piccoli campioni che fece grande la Primavera costruita al Filadelfia ancora da Vatta, oggi tutti splendidi cinquantenni, che il suo esultare al pareggio dei suoi contro la Juventus (lui che è interista) ha contagiato anche noi, con un po' di soggezione, perchè lunedì prossimo il Verona di Mandorlini tocca al Toro e questa volta il timore c'è per una squadra che sta facendo miracoli e domenica ha staccato il Torino, che parte per la città di Giulietta e Romeo intenzionato a riprendersi i tre punti persi, a sorpresa, contro il Bologna. Ne è passato del tempo da quando Mandorla , riccioli neri su occhi azzurrissimi da gatto, usciva dal Fila per prendere il tram che lo portava nella vecchia sede di Pianelli in C. Vittorio. Gli occhi sono rimasti gli stessi, i capelli ora sono grigi, e lui sta facendo faville come mister. "Credo che Mandorlini sia sempre stato sottovalutato, ma i risultati parlano per lui. Gioca bene a calcio, ed è anche appoggiato al Verona da un direttore sportivo competente Sogliano che sta facendo un miracolo sportivo. Credo sia arrivato il momento che i top club italiani si accorgano di Mandorlini, perché i risultati si vedono”, ha detto di lui sul sito di Gianluca Di Marzio un suo ex giocatore, Roberto De Zerbi. Per la conaca anche il ds, Sean Sogliano, è un ex granata, vi giocò due anni, 1994-1996, con 27 presenze e zero gol.

Ma quali sono i segreti di Mandorlini? "Organizzazione di gioco e soprattutto l’essere un martello sono i suoi punti fondamentali. In campo ti tiene due ore al giorno, allenamenti intensi. Non lascia nulla al caso, già dal martedì è concentrato sulla sfida successiva e non si siede mai, anche se vince 4 partite consecutive", spiega ancora De Zerbi. In più lascia vivere i giocatori fuori dal calcio senza imporgli nulla. Anche questo è un segreto del Verona, una città che lascia tranquilli i suoi calciatori e si può permettere due squadre in A pur senza essere una metropoli.