LE PREOCCUPAZIONI di Galliani: "Pericolo di fuga"

10.10.2008 16:56 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: Stampa.it
LE PREOCCUPAZIONI  di Galliani: "Pericolo di fuga"
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Venduto a fatica il pallone made in Italy sulla televisione in chiaro, presto potrebbe diventare difficile pure piazzarlo con il decoder (pay-tv) o come testimonial. Se già non s’era intuito, con le Borse mondiali in picchiata, l’ha detto ieri Adriano Galliani: «La crisi finanziaria mondiale avrà ripercussioni su tutto - ha detto l’ad del Milan all’uscita dalla Federcalcio - mi preoccupa molto. La stessa preoccupazione che ho per le sponsorizzazioni e gli abbonamenti alla pay tv». Piccola consolazione: «Ma se il mondo si impoverisce, le ricadute sono per tutti e il mondo del calcio non è più colpito di altri settori». Solo che in questo caso, mal comune non è mezzo gaudio: già piuttosto malconcio, rispetto alla concorrenza europea, il calcio italiano potrebbe risentirne ben di più.

Già i marchi aziendali stampati sulle maglie delle squadre, fruttano più quattrini in Germania e Inghilterra che nel Belpaese. In Italia, secondo un’analisi di StageUp Sport&Leisure Business, i club che partecipano alla serie A quest’anno raccolgono in media dagli sponsor principali 3,9 milioni di euro. Va meglio alle società della Bundesliga, la cui raccolta media oltrepassa i 6,9 milioni di euro e a chi sta in Premier League, che guadagna poco oltre i 5 milioni di euro. Più staccata la Liga spagnola, con un ricavo medio di 2,9 milioni e la Ligue 1 francese con circa 2,5 milioni a sponsor. Il settore che versa di più è quello automobilistico, con quasi 24 milioni di euro su tre club: New Holland per la Juve, Pirelli per l’Inter e Toyota per la Fiorentina.

In futuro potrebbe andare peggio, non senza speranza però: «Sicuramente l’impatto può essere negativo - ha spiegato Mauro Mottini, direttore marketing di Infront, società che gestisce i diritti media sportivi (per l’Italia, l’ex Media Partners) - perché è chiaro che le sponsorizzazioni possono risentire di questa crisi. Che potrebbe però trasformarsi in un’opportunità, soprattutto per quelle sponsorizzazioni abbinate a un progetto di comunicazione intergrata».

Molto dipenderà, insomma, anche da come si procederà: «Penso all’esempio delle Olimpiadi di Torino, dove non solo c’è stata la presenza di un marchio, ma di un progetto di sponsorizzazione. Non è che vedevi sempre il marchio Coca-Cola sulle piste, però al logo venivano associati i valori dell’avvenimento». Crisi controllabile anche per Luca De Ambroggio, ad di Sportfive, società di gestione di marketing sportivo, che lavora con Juve (per il nome dello stadio), Atalanta e Sampdoria: «Sul breve periodo l’impatto della crisi economica sulle sponsorizzazioni nel calcio può essere senz’altro negativo, ma sul medio-lungo peridio potrebbero aprirsi nuove tipologie di opportunità. Nuovi raggruppamenti di industrie o banche avranno bisogno di visibilità». Anche se la situazione italiana proprio non aiuta: «Si dovrebbe cambiare radicalmente l’immagine del calcio italiano, con gli stadi di proprietà, per esempio, così da renderlo più attraente per gli sponsor e dargli maggiore valore». Per dire: l’Arsenal ottiene ormai la metà del proprio fatturato (sui 246 milioni di euro) dagli introiti collegati allo stadio, per i club italiani vale il 15%.

 

Massimiliano Nerozzi