ESCLUSIVA TG – Gandolfo: “Dopo otto giornate il Toro è rimandato, ma con il tempo potrà migliorare”

11.10.2018 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 3353 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
ESCLUSIVA TG – Gandolfo: “Dopo otto giornate il Toro è rimandato, ma con il tempo potrà migliorare”

Beppe Gandolfo è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Gandolfo è giornalista del Tg 5 e tifoso del Toro. Con lui abbiamo fatto il bilancio relativo alle prime otto giornate di campionato della squadra granata.

Dopo le prime otto giornate il Torino è promosso o bocciato?

“Rimandato, se esistono ancora i rimandati come c’erano quando andavo a scuola io, ma adesso ci sono i crediti, i debiti e non lo so. Sul fonte dei risultati non possiamo dire che si stia male perché in questo momento siamo in una sorta di zona Uefa e sul fronte del calendario anche perché abbiamo giocato già contro una serie di squadre di alta classifica come Inter, Napoli e Roma. Ma quello che fa un po’ meno sorridere noi tifosi è il tipo di gioco che abbiamo visto in campo. Se anche contro il Frosinone abbiamo dovuto soffrire fino al novantesimo, anzi, novantaquattresimo non è un bel segnale. Si sa che il tifoso del Toro è abituato a soffrire sempre, però, il Frosinone è arrivato a Torino con gol realizzato finora e su calcio di rigore e ce ne ha fatti addirittura due. Questo ci lascia un po’ perplessi, ma anche la vittoria con la Spal e i pareggi a Bergamo e a Udine, al di là delle giuste rimostranze nei confronti degli arbitraggi. Diciamo che ho visto un bel Toro come piace a me per il gioco, per le azioni e per lo spirito nel secondo tempo contro l’Inter e in parte anche con la Roma. Per il resto è una squadra che fa fatica a costruire, ad avere fluidità di gioco, a effettuare passaggi rapidi e veloci e cambi di fronte. Ripeto, rimandato in questo senso, ma mi auguro che pian piano i giocatori si conoscano di più perché ci sono stati parecchi cambi e la difesa per un terzo e a volte due è rivoluzionata, a centrocampo ci sono due-tre elementi nuovi e l’attacco è totalmente nuovo. Spero che andando avanti pian piano queste perplessità svaniscano, anche se la mia convinzione, l’avevo detto fin dall’inizio, è che vedremo un Toro molto concreto, produttivo, ma non necessariamente bello. Non ricordo che le squadre di Mazzarri abbiano mai giocato spumeggiante e frizzante, ma sempre un calcio molto concreto, utilitaristico dove la regola è: primo non prenderle. Questa è la caratteristica di questo mister e non credo che quest’anno cambierà molto la sua filosofia di gioco”.

La questione attacco. Zaza, Belotti, Falque e ci sono anche i giovani Edera e Damascan più Parigini e Berenguer. Come vede il reparto offensivo?

“Tutti noi vorremmo vedere tutti insieme in campo gli attaccanti, ma se Mazzarri non li ha provati nemmeno contro il Frosinone a far giocare dall’inizio insieme Zaza, Belotti e Falque non so quando lo farà, se non con il Südtirol quando lo affronteremo in Coppa Italia a dicembre perché altrimenti non penso che li schiererà mai contro corazzate come Juventus o Milan oppure anche altre come Fiorentina e Sampdoria che dobbiamo ancora incontrare. Le ultime due non sono corazzate, ma affrontandole è importante avere una saggia gestione della patita. Li abbiamo visti tutti  e tre in campo solo nel finale della gara con il Chievo e, forse, li rivedremo ancora a sprazzi, ma dubito negli schieramenti iniziali. Forse non sono ancora affiatati o in condizione tale da farli giocare tutti insieme. Anche con il Frosinone ho visto Belotti e Zaza cercarsi, ma fanno molta difficoltà a trovarsi e se ripensiamo ad altre coppie come Cerci e Immobile o Pulici e Graziani che si trovavano ad occhi chiusi e si muovevano senza problemi perché uno sapeva dove andava l’altro e, quindi, ognuno sapeva dove collocarsi, mentre Zaza e Belotti molte volte o si calpestano i piedi oppure non trovano il giusto passaggio. Credo che non li vedremo molte volte a fare coppia. Venerdì sera è stato positivo l’ingresso in campo di Parigini che ha veramente dato una svolta, mentre la prestazione di Edera, la volta che è stato impiegato, è stata impalpabile. Damascan, invece, non so se vedrà il campo parecchie volte quest’anno. In attacco penso che giocheranno sempre gli stessi: o Zaza o Belotti e qualche volta anche insieme, ma più facilmente Zaza e Falque o Belotti e Falque. Tutti e tre insieme al momento non credo che li vedremo molte volte”.

Le fasce sono condizionate dall’infortunio di Ansaldi, dagli acciacchi di De Silvestri e dal fatto che Aina e Berenguer forniscono prestazioni con luci e ombre. Ma nel calcio moderno chi salta l’uomo e agisce meglio sulle fasce quasi sempre ha la meglio, un problema quindi per il Torino?

“Verissimo e tutti noi lo sappiamo e credo che lo sapessero anche i dirigenti che hanno costruito questa squadra che il gioco di Mazzarri è il 3-5-2 e quindi, tutto basato sulle fasce e noi in quel ruolo scarseggiamo a uomini, infatti, bastano due infortuni e la squadra ha i giocatori contati. Evidentemente non si è riusciti o non si è voluto prenderne altri.  Quest'estate era stato accostato al Torino tante volte Lazzari e sarebbe stato veramente la ciliegina sulla torta. Se non lui sarebbero stati comunque utili altri elementi esterni però non sono stati presi e non si possono certo inventare dall'oggi al domani. Berenguer ha regalato la vittoria a Frosinone e aveva anche messo la palla giusta per Zaza nella vittoria con il Chievo, ma è anche vero che non salta mai l'uomo e venerdì contro il Frosinone per 80 minuti è stato quasi assente in campo. Ola Aina spinge di più ed è più intraprendente, ma sta anche mostrando tutti i limiti di uno che è alle prime esperienze e non gli si può caricare sulle spalle  una responsabilità così grossa. De Silvestri va avanti tra un acciacco e l'altro e Ansaldi è fuori dalla partita con l'Inter. Come lo vediamo tutti noi penso che i dirigenti del Torino lo sapessero già fin dall'inizio e lo stesso Mazzarri ne fosse perfettamente a conoscenza che le fasce sarebbero potute essere una criticità e se non hanno preso altre ali vuol dire che non ci saranno riusciti o hanno provato, ma costavano troppo. All'ultimo è stato preso Soriano che è ancora tutto da vedere, ma forse non era il giocatore indispensabile in quel momento visti i tanti centrocampisti che abbiamo. Invece sulle fasce abbiamo veramente i numeri contati”.

A proposito di centrocampisti, ci sono Rincon e Baselli che non convincono fino in fondo,  è arrivato Meïté  ed è tornato Lukic. Soriano può essere utilizzato in mediana o come trequartista così come Parigini che può anche essere messo sulla fascia o agire come seconda punta. Il reparto è ben assortito?

“Si finisce a fare sempre lo stesso discorso. Mazzarri vuole una squadra che non prende gol, quindi, a centrocampo tiene una diga di gente grossa. Mi ricordo che quando allenava l'Inter mi era capitato di essere a bordo campo e quando vidi entrare i giocatori nerazzurri pensai che sembravano dei giocatori di pallacanestro perché fisicamente erano delle "bestie" incredibili. Mazzarri punta su questo e poi si vedono i risultati perché manca a chi fa lo spunto, chi salta l'uomo, chi mette la palla. Poteva essere Ljajic, ma si sono fatte scelte differenti. Ripeto, questa è la squadra che ha voluto Mazzarri e che gli ha costruito la dirigenza. Possiamo dire che non ci piace, ma noi non siamo pagati per fare gli allenatori del Torino e la società ha scelto di affidare la squadra a lui. L'ho detto fin dall'inizio e non cambio idea adesso e non rischio di essere smentito, che questa è una squadra molto utilitaristica, concreta e che prenderemo pochi gol, ma non pensiamo di andare allo stadio e vedere un calcio spumeggiante e frizzante. Un calcio di questo tipo lo si è visto al Grande Torino quando è venuto il Napoli, in quell'occasione abbiamo visto che cosa vuol dire un grande gioco e un gioco veloce e rapido, ma a centrocampo giocavano quattro giocatori come Verdi, Callejon, Mertens e Insigne, che sono quattro nanetti funamboli con la palla che fanno divertire impazzire. Giocatori così non li abbiamo e penso che non siano né stati cercati né voluti, quindi, dobbiamo immaginare che vedremo un Toro molto molto solido, che in mezzo fa una diga per cui non credo che prenderemo altre goleade tranne che con il Napoli, ma sono molto scettico che dall'oggi al domani potremmo mettere in campo un gioco frizzante e spumeggiante fatto di passaggi di prima perché non ci sono gli elementi. Baselli, Rincon, Meïté, Soriano e tutti gli altri che abbiamo citato in buona parte sono gente grossa e di peso che smorza e rompe il gioco degli avversari ma non è senz'altro chi propone o si inventa giocate che fanno impazzire i tifosi”.

Come s’immagina il Torino dalla ripresa dopo la sosta per gli impegni della Nazionale fino alla fine del girone d’andata?

“Immagino un Torino come quello che abbiamo visto finora, ma che aumenta sempre di più l'intesa fra i giocatori, fra i reparti e, per quel poco che capisco io, mi sembra che abbia fatto una preparazione volta non tanto a dare tutto nelle prime giornate perché si deve mettere in cassaforte la salvezza bensì a lungo termine in modo da essere abbastanza in palla e in gamba a febbraio, marzo e aprile quando puoi si decidono le sorti di tutti. Mi aspetto, quindi, un Toro come abbiamo visto contro Atalanta, Chievo e Frosinone, ma con un’intesa fra i giocatori sempre più crescente e di conseguenza con altre partite più alla portata. Le prossime due partite con Bologna e Fiorentina possono essere molto importanti in chiave Europea perché siamo tutti lì. Fatta eccezione la Juventus e, forse, il Napoli, la Roma e l'Inter, che cercheranno in qualche maniera di giocarsi il secondo posto, tutte le altre, Milan, Lazio, Fiorentina, Sampdoria e, appunto, Torino, lotteranno per l'Europa League. Non l'ho citato l'Atalanta perché in questo momento è più vicina alla zona retrocessione che alla zona europea perché è partita in salita, forse anche per l'uscita di scena non prevista dai preliminari di Europa League. Anche nella partita con il Torino non ho visto l'Atalanta dell'anno scorso. Diventerà, quindi, fondamentale e importante giocarsela punto a punto e di conseguenza già la trasferta a Bologna diventa importante come anche la successiva in casa con la Fiorentina, quest’ultima soprattutto perché è una rivale diretta nella corsa all’Europa”.