Il "padre" del Financial Fair Play, Paolillo: "Siamo a un punto di svolta"

21.03.2020 11:30 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Tmw
Ernesto Paolillo
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Ernesto Paolillo
© foto di Alberto Fornasari

"Siamo a un punto di svolta sul Fair Play Finanziario perché lo è nell'industria e nel business del calcio". A dirlo, in una lunga intervista concessa a Tuttomercatoweb.com, è uno dei padri del FFP, Ernesto Paolillo. Uomo di finanza e di conti, già amministratore delegato delle fortune dell'Inter di Massimo Moratti, racconta il futuro del calcio mondiale. Dove "niente sarà più come prima".
Per l'analisi serve partire dalla cornice, però. Dagli effetti economici di questa crisi.
"Il discorso è a 360°: in questo momento di guerra, davanti a questa situazione, tutto cambia. E tutto cambierà. Per chi opera nel business, cambierà la vita".
E ad essere colpito sarà ogni settore.
"Noi che ci occupiamo di finanza ed economia possiamo dire che turismo, industrie di trasporti, automobili e aeronautica, soffriranno. Cambieranno e diminuiranno i consumi".
E il calcio?
"E' la terza industria in Italia, terza-quarta nel mondo per quanto muove come indotto. Tutto il mondo del calcio ha vissuto come la borsa: sopra le regole, con una bolla più o meno speculativa. Il Financial Fair Play aveva acceso i riflettori sui costi e qualcosa di buono ha fatto".
Però...
"Però ci sono esagerazioni in quanto a costi ed è ora sotto i riflettori: i ricavi sono fermi, non c'è niente, tutto è bloccato. I costi continuano a esserci, stipendi e strutture. Indubbiamente avremo da fare i conti con un incremento delle perdite. Ogni paese chiede aiuto ai governi per risanare quelli che saranno i deficit dei vari settori con grandi sacrifici. Il calcio sta iniziando a fare lo stesso ma c'è qualche cos'altro da fare".
Cosa?
"Ridimensionare i costi, in modo pratico. Poi la UEFA dovrà fare qualcosa. Come la BCE aiuta i paesi in difficoltà, la Federazione aiuti i vari campionati".
Che aiuto può dare?
"Non liquidità e soldi, perché la UEFA ha perdite per il rinvio degli Europei. Aumenteranno i debiti dei club, quel che può fare la UEFA è mettere mano alle normative pro tempore del FFP acconsentendo alcune deroghe".
Quali?
"Non devono diventare una corsa all'acquisto dei calciatori e all'aumento dei debiti. Deve essere il consentimento delle perdite che sono la conseguenza della crisi e dello stop. Il FFP non deve essere bloccato".
Anche perché si rischia di scavare ancor di più il solco.
"Bloccarlo per un anno o più aumenterebbe ancor di più il gap tra ricchi e poveri, certo".
Cosa serve allora in merito?
"Servono deroghe da dare per un tempo non breve. Per un lasso di tempo dobbiamo dare la possibilità di ammortizzare, e dunque non solo per un anno, la mancanza di determinati introiti ma le società devono ridurre i costi".
Come quelle relative ai tesserati.
"Il costo vivo del personale riguarda la squadra, giocatori e tecnico, per lo più. Non è banale la richiesta di un taglio agli stipendi: se si sacrificano i club, devono farlo tutti. Dovrebbe essere un'iniziativa delle varie Associazioni calciatori, un gesto verso le società. Può essere anche l'allungamento dei contratti per un anno, spalmando gli stipendi".
Misure globali, però.
"Sarebbero misure più o meno assorbibili. Però non possono muoversi i singoli. Sono FIFA e UEFA a dover mettere tutti attorno a un tavolo. Servono le Associazioni, le Leghe, per prendere una decisione univoca per il sistema calcio. E' impensabile che ci siano chiusure e crisi e che i calciatori guadagnino comunque nonostante gli stadi chiusi".
E' una misura urgente quella di cui parliamo?
"Assolutamente. Ci illudiamo se pensiamo che tutto riprenderà come prima in pochi mesi. Tutti avranno preso l'abitudine a una minor spesa, a un minor consumo. Le economie post guerra hanno delle similitudini ma nel post bellico c'è un'economia della ricostruzione. Qui la cosa sarà molto lenta".
Anche per quanto riguarda il calcio?
"Il calcio è tra i primi che potrà riprendere. Le strategie di vendita delle partite dovranno essere diverse. Siamo a litigare sulla ripresa degli allenamenti... Lasciamo decidere questo ai medici e pensiamo all'indi".