ESCLUSIVA TG – Caniato: “Toro deve credere nel lavoro, nell’impegno e nelle capacità che ha. Sirigu? Non scavalchera' Donnarumma”

06.04.2019 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Massimiliano Caniato
© foto di Federico De Luca
Massimiliano Caniato

Massimiliano Giovanni Caniato è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Caniato è un allenatore, ma attualmente si occupa di scouting e match analysis per un’agenzia ungherese e in precedenza da calciatore aveva militato nel Torino nella stagione 1995-1996. Con lui abbiamo parlato della partita di questo pomeriggio tra il Parma e il Torino e di Sirigu.

Il Torino avrà imparato la lezione del girone d’andata quando dopo la bella vittoria con la Sampdoria si era diciamo rilassato troppo con il Parma e aveva perso?

“Credo proprio di sì, anche perché, toccando ferro, sta attraversando un buon momento e la qualificazione all'Europa è molto aperta visti  gli ultimi risultati anche delle altre concorrenti e di conseguenza c'è da battere il ferro quando è caldo. Belotti ha ripreso a segnare con una certa continuità, quindi, penso che ci siano tutti i presupposti per un finale di stagione interessante e importante a livello di soddisfazioni. Il Parma oltretutto è in una fase calante e arriva da tre sconfitte consecutive con Lazio, Atalanta e Frosinone per cui mi auguro che il Toro possa trarre grande beneficio dalla partita di questo pomeriggio”.

Il Torino a questa partita arriva un po' incerottato e con delle assenze, per infortunio mancherà Iago Falque e De Silvestri è stato convocato però è riuscito un po' malconcio dalla partita con la Sampdoria, mentre Aina e Lukic sono squalificati. Un problema per Mazzarri?

“Non ho paura a sbilanciarmi e so che i risultati positivi chiamano altri risultati positivi e di solito chi non è titolare quando deve sostituire il compagno ha maggiori stimoli. La sensazione è che il Torino è una squadra che ha certezze e anche l'ambiente le ha, quindi, chi va in campo, anche se non è uno dei titolari, sente meno le pressioni della classifica e vive l'emozione e l'opportunità di poter raggiungere con la squadra un risultato estremamente importante. Il Torino merita questa classifica, ma purtroppo negli ultimi anni è riuscito ad averla solo qualche volta e a fasi alterne. La squadra ha una società strutturata alle spalle e un allenatore che ha grande esperienza, soprattutto nella gestione di determinati spogliatoi e situazioni, per cui credo chi sostituirà i vari infortunati e squalificati saprà fare il suo”.

Il Torino grazie a Sirigu per lungo tempo ha mantenuto la sua porta inviolata poi però nelle ultime quattro partite ha sempre subito gol degli avversari. Sicuramente la colpa non è del portiere perché semmai ha evitato passivi più pesanti e oltretutto è ritornato in nazionale grazie alle sue buone prestazioni. Da ex portiere e da allenatore come valuta Sirigu?

“Sirigu è un portiere che non è particolarmente plastico nei suoi interventi, ma è efficace e ha una grande regolarità di rendimento e magari questo suo modo d'interpretare il ruolo lo ha penalizzato a scapito di altri colleghi che hanno un'espressione della gestualità tecnica differente. È un portiere molto regolare e per questo fu preso dal Paris Saint-Germain dov'è stato protagonista e anche adesso nel Torino lo è. Non è spettacolare negli interventi, ma è molto essenziale e per questo a me piace.  Ha la giusta età e la giusta esperienza per gestire le variabili della stagione. La Nazionale dov'è ritornato, per me, non è un premio che gli sia stato dato, ma un merito alla sua qualità e alle sue regolarità. Mi piace anche come persona perché è molto serio pacato, quasi schivo caratteristiche che non gli fanno tradire le sue origini sarde. il ruolo del portiere è molto particolare e c'è differenza caratteriale fra gli interpreti perché o ci sono i guasconi come Perin o come ai miei tempi Zenga, Tacconi e Lorieri oppure ci sono quelli molto più regolari che, soprattutto in questo periodo storico, sono estremamente affidabili sia sul piano tecnico sia su quello puramente caratteriale come Handanovic e Sirigu”.

Sirigu tra i pali è una garanzia per il Torino anche in vista nei traguardi che i granata vogliono raggiungere.

“Il portiere è la guida del reparto ed è colui che riesce a dare certezze alla squadra. Faccio un esempio, se analizziamo soltanto l'andamento della fase difensiva della Roma di quest'anno non possiamo trascurare il fatto che Alisson sia andato al Liverpool, per merito, e al suo posto è arrivato Olsen, che forse è meno adatto al campionato italiano e ha minori qualità tecniche rispetto al brasiliano, e la fase difensiva della Roma è nettamente per peggiorata. Questo perché di solito il portiere dà sicurezza al reparto e alla squadra, ma nel caso di Olsen forse toglie quelle certezze che spesso i difensori necessitano. Sirigu, invece, dà certezze e l'esperienza che gli ha dato il campionato francese e il giocare col Paris Saint-Germain le coppe ha esaltato ulteriormente le sue qualità tecniche e umane e in questo momento Sirigu comanda il reparto e lo gestisce, magari anche parlando poco, basta la sua presenza che è carismatica, magnetica. I difensori del Torino sanno che nel momento in cui commettono un errore dietro c'è Sirigu e ci mette il guantone”.

Per quel che riguarda la Nazionale, c'è la possibilità che Sirigu  prenda il posto di Donnarumma?

“Donnarumma è molto giovane però ha già più di 150 gare tra serie A e competizioni varie, quindi, non parliamo più solo di un portiere giovane, ma di uno che inizia già ad avere esperienze importanti. Gioca nel Milan e San Siro è uno stadio importante che ovatta quando le cose vanno bene, ma che "sotterra" quando vanno male, ed è il titolare della Nazionale. Donnarumma ha attraversato anche momenti difficili commettendo errori, ma ha saputo reagire molto bene. E' cresciuto e sa usare molto bene anche i piedi, che in questo momento storico sono importanti per un portiere  che deve saper costruire anche la manovra per giocare un calcio più fluido come vuole Gattuso. Nel calcio però ci sta tutto e il Donnarumma della scorsa stagione era inaffidabile, quindi, se tornasse ad avere un trend di quel tipo penso che il Ct Mancini allora punterebbe o sul giovane Meret,  portiere che a me piace molto, oppure sono di grande rendimento ed estrema sicurezza com'è Sirigu. Non dimentichiamo che dall'altra parte del Po fino all'anno scorso c'era un certo Buffon, che a quarantuno anni gioca ancora nel Paris Saint-Germain. E sempre l'altra parte del Po c'è Perin, che pecca un po' in continuità nel gioco e nel rendimento, anche a causa degli infortuni, però, pur essendo diverso da Sirigu, perché interpreta il ruolo in modo molto più spettacolare e magari è meno efficace in alcune circostanze, ha comunque un rendimento abbastanza elevato. Non credo che Sirigu possa prendere il posto di Donnarumma in Nazionale, anche perché così verrebbe tradita un po' quella che è la filosofia del nostro movimento calcistico e del Ct Mancini di puntare sui giovani. Del resto è quello che possiamo fare in Italia ossia sperare che i nostri giovani crescano velocemente facendo esperienza in fretta e che diventino performanti a livello europeo e anche mondiale, visto che dobbiamo qualificarci prima per l'Europeo poi per il Mondiale. Probabilmente per Sirigu lo spazio sarà limitato, però, come dicevo nel calcio può capitare di tutto è Donnarumma potrebbe  incappare in un periodo negativo e poi se un altro portiere prende il suo posto, anche tornasse a fare buone prestazioni, per un allenatore è difficile cambiare. Penso che Sirigu sia uno dei tre portieri in Italia che sia meritevole d'indossare la maglia azzurra  e gli altri due sono appunto Donnarumma e Meret. Sirigu potrebbe essere la "chioccia" di questi altri due ragazzi consentendo loro di crescere in sicurezza”.

Nel Torino sicuramente Sirigu è uno dei protagonisti e lo sarebbe ancora di più se il Torino si qualificasse per le coppe europee.

“Sicuramente, lo dicevamo anche in precedenza. Con il Paris Saint-Germain ha disputato la Champions ed è portiere della Nazionale, quindi, potrebbe dare al Toro prestigio, avere la giusta personalità e portare quelle emozioni intrinseche a questo tipo di manifestazioni aiutando i compagni che non conoscono queste competizioni a superare le difficoltà che ci sono a questi livelli”.

Tornando al Torino e guardando la classifica e il calendario, che propone scontri diretti e altri che indirettamente possono influire, i granata se non vogliono perdere il treno per l'Europa devono assolutamente vincere con il Parma?

“Eh, sulla carta le due gare più semplici sembrano quelle del Torino e della Lazio, che affronterà il Sassuolo, anche se il nostro campionato per la sua struttura e la capacità degli allenatori è un torneo ostico dov'è difficile affrontare qualsiasi avversario. La Lazio, infatti, nello scorso turno doveva "mangiarsi" in un sol boccone la Spal e, invece, ha perso. Quindi par Lazio e Torino si può parlare di gare più semplici, ma solo se saranno affrontate con il giusto atteggiamento e con le giuste motivazioni. Il Milan andrà all'Allianz Stadium e sarà molto motivato perché deve riprendersi dalle ultime sconfitte con Inter e Sampdoria e dal pareggio con l'Udinese e vorrà anche provare a vincere in casa della Juventus dove, se non ricordo male, ha perso le ultime quindici volte. I rossoneri avranno, quindi, stimoli elevatissimi, anche se non stanno vivendo un periodo eccelso per quel che riguarda la forma Gattuso dovrà fare i conti con più di un giocatore infortunato. Il Milan non ha un impianto di gioco stabile come aveva fino a qualche settimana fa e qualche difficoltà la sta accusando, ma anche come dicevo le motivazioni. L'Atalanta, che ha come avversaria l'Inter, arriva dall'esaltante vittoria sul Bologna per 4 a 1 e fra le contendenti mi sembra quella con lo stato d'animo lo stato fisico migliore. Comunque se si vuole accedere alle competizioni europee il Torino non può sbagliare certe gare è lo stesso discorso vale per la Lazio”.

C'è anche la variabile, che vale per tutte le squadre, di giocare la terza partita in una settimana, quanto può influire?

“La stanchezza sicuramente si farà sentire, ma a fare la differenza saranno le motivazioni e la freschezza atletica che dipende da chi è riuscito a recuperare di più. Comunque sono soprattutto le motivazioni a contare e il Toro deve averne per forza. La sensazione che ho è che in questa stagione sia cresciuta tantissimo in consapevolezza alla società. La società che sta dando segnali forti e che è arrivata al momento topico, quindi, deve dimostrare che tutto il lavoro fatto in precedenza ha portato a dei risultati. La società ha un progetto che sta arrivando al culmine proprio in questa stagione e lo si vede anche nella crescita che c'è stata nel settore giovanile”.

Alla domanda secca: ma il Toro quest'anno ce la fa a tornare in Europa, che cosa risponde?

“Dico di sì e non solo perché oltre a essere tifoso dell'Inter lo sono di tutte le squadre nelle quali ho giocato e sono simpatizzante di tutte le squadre italiane che partecipano alle coppe internazionali. Per me conta tantissimo il movimento calcistico italiano perché stiamo perdendo un po' la nostra identità e non è vero che siamo così scarsi, infatti, Mancini lo sta dimostrando con la Nazionale. Dobbiamo tornare a credere in quelli che sono i nostri valori cercando di aggiornarci per alcuni aspetti e di crescere. Esattamente come sta facendo a livello societario il Torino piano piano che sta crescendo piano piano, step by step per tornare ai livelli che gli competono e che merita. Mi auguro proprio che il Toro torni nelle competizioni europee, anzi, nella massima competizione europea: la Champions League. Lo dico con il cuore perché, secondo me, è una società che sta progettando il suo futuro grazie a un imprenditore come Cairo, che dimostra di essere capace con i risultati che ottiene con le sue imprese. Noi italiani dobbiamo tornare a credere maggiormente nel nostro lavoro, nel nostro impegno, nelle nostre capacità e in particolar modo i tifosi del Toro devono tornare a credere nelle loro qualità, nelle loro capacità, nella loro forza e nella loro società. Lo fanno anche, ma non lo fanno sempre con convinzione”.