Il “J’accuse” dei tifosi del Toro a Cairo: non è solo un grido di dolore

Lettera aperta scritta da Patrignani e sottoscritta già da alcuni Toro Club per esprimere il dissenso sulla gestione societaria che non mette la squadra in condizione di fare il salto di qualità.
 di Elena Rossin  articolo letto 10421 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Il “J’accuse” dei tifosi del Toro a Cairo: non è solo un grido di dolore

Il Torino è passato dall’avere l’ambizione di lottare per un posto in Europa League prima dell’inizio del campionato a stazionare a metà classifica. Da fine novembre a oggi il ridimensionamento delle ambizioni dovuto a uno scivolare indietro in classifica dall’essere a tre punti da Lazio, Atalanta e Napoli, che occupavano il quarto, il quinto e il sesto, agli attuali dieci da Atalanta e Inter, che sono quarta e quinta, è stato una mazzata per i tifosi. Ha fatto soprattutto male vedere che, come già avvento nelle annate precedenti, la vendita di giocatori che hanno garantito plusvalenze non sia corrisposta all’acquisto di altri che potessero rinforzare al rosa per raggiungere gli obiettivi. In particolare il mercato di gennaio ha deluso perché non sono arrivati giocatori di qualità che permettessero alla squadra di superare i problemi che c’erano e continuano a esserci in fase difensiva e sul piano della personalità. E così i tifosi del Toro, che sono anche clienti del Torino Fc, hanno fatto sapere in modo civile che non sono per nulla soddisfatti. Già c’erano stati cori di dissenso allo stadio nei confronti della dirigenza e lo striscione, rivolto in particolare alla squadra, appeso nel parcheggio dello stadio Grande Torino, dove i giocatori mettono le loro auto, in occasione della rifinitura prima della scorsa partita con il Pescara “Noi continueremo a lottare... voi cosa volete fare?” e ieri la lettera aperta.    

 “Perché non si può stare con le mani in mano. Cairo deve sapere che questo freddo, arido, cinico tran tran senz’anima della sua gestione societaria assolutamente non ci piace, assolutamente non ci va!”. Mario Patrignani, presidente dei Fedelissimi Granata Pesaro, ha preso carta e penna è ha scritto una lettera aperta per esprimere quanto lui e altri tifosi pensano della gestione della squadra da parte della società. La lettera è stata poi sottoscritta già da altri Toro Club: Jesi e Tre Valli, Offida, Fedelissimi Osimo, V. Mazzola Tolentino, Romagna Granata Cesenatico, Forlì, Gruppo Vecchia Romagna Granata Rimini.
“Ad alta voce vogliamo esprimere la nostra delusione, quasi un grido di dolore, per come la società granata ha recentemente, e per l’ennesima volta, tarpato le ali al nostro Toro. Da anni siamo abituati a ricorrenti momenti di illusione per l’atteso salto di qualità e ogni volta, immancabilmente, abbiamo avuto solo pugni in faccia! Ogni anno vengono invariabilmente venduti i migliori, con plusvalenze stratosferiche, senza che siano adeguatamente rimpiazzati.
Se Pianelli avesse ceduto un anno Pulici, un anno Graziani, un anno Claudio Sala, un anno Pecci, altro che lo scudetto! D’improvviso, però, quest’anno (e sembrava un sogno) la grande novità.
C’era tutto per un vero e definitivo salto di qualità: ingaggio di un allenatore ambizioso, grintoso e tremendista, stipendi molto più alti, gioco spumeggiante, obiettivo dichiarato di Europa League e addirittura il sogno della Champions. Bisognava solo completare una squadra che, a fronte di una capacità offensiva ottimale, aveva una fase difensiva molto scadente per via di gravissimi difetti strutturali. Come Penelope, il Toro nel difendersi disfaceva miseramente quanto di ottimo aveva ottenuto attaccando. E l’allenatore da agosto chiedeva, implorava come un mantra l’acquisto di quei giocatori indispensabilissimi per riparare a quelle voragini, e creare un Toro competitivo nelle due fasi. E da agosto anche noi aspettavamo con ansia. Così, non c’era nessunissima ragione al mondo per cui Cairo non facesse decollare il Toro, con le tasche piene di soldoni e tra dichiarazioni sulla costruzione di una squadra di vertice.
Poi però, sul più bello, come in un incubo, per qualche ragione più o meno inconfessabile, Cairo si è bloccato, lasciandoci impietriti, in mezzo a tanta delusione. La fiducia in lui è di nuovo finita sotto i tacchi. E’ stata una grande mancanza di rispetto verso i tifosi e l’allenatore, che ci aveva messo la faccia ed è stato umiliato, quasi creando un clima di rottura. Perché tutto questo? Eraldo Pecci, recentemente, ha detto che l’ottimo imprenditore Cairo poteva diventare un grande presidente, e ha concluso che, per diventarlo, doveva solo innamorarsi del Toro! Ebbene, noi vogliamo un presidente meno interessato solo agli affari e più interessato a costruire una forte squadra. Con il Cairo attuale di certo non rischiamo la B e men che meno il fallimento.
Ma a noi questa linea di galleggiamento non basta. Vogliamo assolutamente un Cairo nuovo, che compia, una volta per tutte, l’auspicato, e sempre rimandato, salto di qualità. Questo imperativo categorico lo esige la leggendaria storia del Toro e lo esige il grande popolo granata”.

Quando i tifosi-clienti sono scontenti non si può fare finta di nulla e tirare diritti per la propria strada come se il dissenso fosse tutt’al più fastidioso come una mosca che ronza intorno. Una squadra di calcio è tale se ha tifosi, ma se questi si allontanano poiché delusi diventa per chi la possiede un bel giocattolo che non serve più per giocare perché se manca il consenso dei tifosi finisce non solo il divertimento, ma anche il business. Cairo adesso ha due possibilità: continuare come sta facendo oppure cambiare strategia e, pur sempre mantenendo i conti in ordine, potenziare veramente la squadra non solo con calciatori da rilanciare o giovani sommesse, ma con giocatori di comprovata qualità e rendimento in tutti i reparti. Il banco di prova sarà l’estate quando ci sarà l’assalto per Belotti Manchester United, Chelsea e Real Madrid non hanno problemi a investire i famosi 100 milioni della cosiddetta clausola rescissoria e a garantire al “Gallo” un ingaggio più che raddoppiato rispetto all’attuale. Hart tonerà al Manchester City per fine prestito e se si tolgono questi due giocatori, senza rimpiazzarli adeguatamente oltre che a rinforzare veramente la squadra, altro che sognare l’Europa League si tornerà a galleggiare fra salvezza tranquilla e metà classifica. Nessuno, Mihajlovic compreso, è pronto a tollerare balletti e tira e molla per tutta l’estate con dichiarazioni che si vuole trattenere Belotti e poi vederlo andare via ad agosto inoltrato, o trattare all’infinito un portiere o un difensore centrale o un centrocampista fino al giorno dell’annuncio che si è accasato altrove. Questi film si sono già visti e rivisti e fanno incavolare i tifosi, a metà febbraio c’è tutto il tempo per intavolare trattative che il primo luglio possono essere ufficializzate con il deposito dei contratti. Solo rispettando queste tempistiche Cairo può dimostrare che non gestisce il Torino in modo freddo, arido e con un cinico tran tran senz’anima.