Coraggio, follia e fortuna: così il Toro può battere la Juve

Il Torino vuole sfatare il tabù di non battere la Juventus da vent’anni. I bianconeri vogliono mantenere l’imbattibilità sui granata. Il derby non è mai una partita come le altre.
25.04.2015 11:27 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Coraggio, follia e fortuna: così il Toro può battere la Juve
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Il derby è la partita delle partite e di conseguenza ha un fascino unico e quindi anche convenzioni che si accumulano negli anni e che ne acuiscono il valore caricando la gara di significati. Si sa che tra Torino e Juventus le differenze sono quasi sempre state a favore dei bianconeri: più ricchi, più forti, più vincenti, ma tutto questo non ha mai scalfito l’importanza della sfida, anzi forse l’ha resa ancora più avvincente perché costringe il Toro a superare se stesso e la Juve a non perdere la sua supremazia.

 

Sulle sfide fra Torino e Juventus sono state scritte memorabili pagine e detti fiumi di parole per descrivere e spiegare che cosa vuole dire questa partita. “Attraversarono Piazza Vittorio, sterminata nelle ombre della sera. Già parlavano di football. Emilio, naturalmente, era per la Juventus, la squadra dei gentlemen, dei pionieri dell’industria, dei gesuiti, dei benpensanti, di chi aveva fatto il liceo: dei borghesi ricchi. Giraudo, altrettanto naturalmente era per il Toro, la squadra degli operai, degli immigrati dai vicini paesi o dalle province di Cuneo e di Alessandria, di chi aveva fatto le scuole tecniche: dei piccoli-borghesi e dei poveri”. (Mario Soldati “Le due città” 1964).
“La Juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di Charles, di Sivori, Platini, Baggio, Zidane. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino”. (Dall’intervista a Roberto Beccantini “Il Toro, un figlio della sciagura” rilasciata a Cattolica News, 5 dicembre 2006).
“La Juve degli Agnelli, ma anche degli immigrati siciliani e calabresi, il Toro di Pianelli e degli impiegati piemontesi, di quelli che parlavano il dialetto duro e puro. La Juve dei tanti scudetti e il Toro che portava nelle vene, e porterà per sempre, il mito di capitan Valentino e degli altri eroi scomparsi nel rogo di Superga, e il rimpianto per la farfalla granata, Gigi Meroni. Due modi di essere”. (Darwin Pastorin “Juve-Toro, il derby smarrito” l’Unità, 25 ottobre 2008).

 

In campo però tutto è diverso non ci sono più parole scritte o dette conta solo il gioco e chi lo interpreta. “Lì ho avuto tutto: il coraggio e la follia di tirare, la fortuna di segnare e la soddisfazione di vedere sprofondare, dietro la porta, la curva degli juventini. La Filadelfia” parole di Paolo Pulici parlando del pallonetto fatto a Dino Zoff in Torino-Juventus del 5 novembre 1972, partita vinta dai granata per due a uno con doppietta di Pulici (6’ e 63’) e per i bianconeri rete di Anastasi (77’).
Anche domani sarà così, chi è vero uomo in campo porterà la sua squadra alla vittoria. Non conta far parte di una società più ricca o avere la bacheca piena di trofei ci vuole coraggio e follia, così anche la fortuna sarà sedotta da chi ha il cuore da vincitore e lo porterà in trionfo.