Gli ospiti di Mihajlovic alla conferenza stampa prima della sfida con la Juventus

Renato Cornaglia detto Socrates, storico tifoso della Maratona. Luca Finetto, il più giovane dei magazzinieri. Amos Ferrini, figlio di Giorgio il Capitano dei capitani del Toro.
 di Elena Rossin  articolo letto 3184 volte
Fonte: Elena Rossin

Il mister del Toro per ribadire che la Juve dovrà vedersela non solo con i giocatori, ma con tutto il popolo granata e, quindi, a sorpresa nella conferenza stampa di presentazione del derby ha invitato tre persone, la cui presenza è ricca di significato. Mihajlovic ha presentato i suoi ospiti e poi ha ceduto loro la parola: “Come vedete oggi in conferenza stampa ho portato alcune persone che domani insieme a noi giocheranno il derby. Non sono matto, vi spiego subito. Alla mia destra Renato Cornaglia detto Socrates, sessant’anni e da sempre tifoso del Toro. Ha visto scudetto, retrocessioni, risalite, però, nella gioia e nel dolore non ha mai rinnegato il suo amore per il Toro e lui domani sarà allo stadio e se anche non indosserà gli scarpini giocherà insieme a noi. Questo qua è il nostro magazziniere Luca Finetto, ha ventotto anni, lavora e tifa Toro. Questo perché le nostre sorti non dipendono solo dalle parate di Hart e dai gol di Belotti, ma dal lavoro quotidiano di tutti quelli che ci aiutano e lavorano per questa maglia. Anche lui domani sarà allo stadio e giocherà insieme a noi il derby. Il signore alla mia sinistra, forse lo conoscete, è Amos Ferrini, il figlio del grande Giorgio, Capitano dei capitani, soprannominato diga, il giocatore che incarnava meglio lo spirito del Toro, purtroppo ci ha lascito presto, ma da lassù guarda tutte le partite del Torino e lui insieme ad Amos e alla sua famiglia giocheranno anche loro il derby di domani. Questo qua, indicando Benassi, è il meno famoso di tutti ed è il nostro capitano e speriamo che anche lui domani sarà in campo e giocherà questo derby. Adesso lascio la parola a loro per dire quello che pensano, ma tutto questo per dire che comunque al di là che la Juventus è una squadra più forte di tutti ed è favorita, ma deve sapere che domani non giocherà solo contro undici giocatori, ma giocheranno contro tutta la nostra gente, contro ogni persona che lavora per il Torino, giocherà contro il nostro presente e il nostro glorioso passato. Siamo in tanti e dovranno sudare sette camicie per batterci. Non so come finirà il derby di domani, se rispetterà il pronostico o se si dimostrerà un’altra volta uno sport imprevedibile dove non è detto che a vincere sia sempre il più forte. Di una cosa sono sicuro: noi domani usciremo a testa alta giocando da Toro e dando tutto. Vorrei solo fare una raccomandazione. Vorrei vedere domani un derby bello, pieno di colore, d’intensità, di cori, ma anche di correttezza perché il derby non è una guerra, il derby è proprio assenza del calcio poiché dentro c’è tutto passione, intensità, ci sono gli sfottò, c’è emozione, però, resta sempre un gioco. Un gioco che fa gioire e abbracciarsi, piangere e arrabbiarsi, ma comunque è un gioco. Questo è quello che ho voluto dire, adesso lascio la parola ai nostri ospiti perché vorrei che dicessero che cosa rappresenta per loro il Torino, che cosa si aspettano domani. Partiamo con il più vecchio, Socrates che vedendolo gli assomiglia un po’ (il giocatore brasiliano, ndr) non a caso gli hanno dato questo soprannome, i piedi non li ha così buoni, però, (ride, ndr). So che non sei abituato, ma di qualche cosa. Devo dire che Luca il nostro magazziniere quando tre giorni fa gli ho detto che doveva venire in sala stampa ha iniziato a sbagliare tutto, non  dorme da quarant’otto ore, è teso, ha sbagliato tutte le scarpe, non ha più capito un c… (risate generali dei presenti, ndr)”.

Renato Cornaglia detto Socrates: “Aggiungo due cose perché già il mister ha fotografato la situazione e diventa difficile aggiungere altro. Posso garantire per quello che è la parte dei tifosi che noi daremo tutto quello che abbiamo e anche di più. Come citava il papà di Amos butteremo il nostro cuore oltre all’ostacolo e lo andremo a riprendere per dare una spinta, un aiuto in modo da non far sentire i ragazzi in campo mai soli. Questo è quello che mi sento di dire io e poi sicuramente la garanzia e la certezza che non so se vinceremo o no, anzi lo so, ma non voglio essere spocchioso, però, sono sicuro che vedrò una squadra in campo che giocherà e darà quello che ha, può essere poco o molto a seconda delle condizioni, degli episodi, perché alle volte un episodio cambia la storia di una partita. Loro (la Juve, ndr) schiereranno il tridente d’attacco con Rocchi, Irratti …”
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Prosegue Socrates: “Però saremo più forti anche di questo e usciremo a testa alta qualsiasi risultato ci sarà. Questo è quello che preme a noi (tifosi, ndr) al di là della vittoria”.

Prende la parola Amos Ferrini: “Io mi auguro di vedere nei ragazzi il tremendismo classico di questi colori, il tremendismo granata che ha caratterizzato le epoche più belle e più radiose della storia del Torino. Quindi, mi auguro, che sarà tirato fuori tutto, che sarà dato tutto per questi colori e per la città perché lo meritano”.

La parola passa a Luca Finetto: “Innanzitutto voglio ringraziare il mister perché quello che è successo oggi è un evento più unico che raro. Noi facciamo parte del magazzino e non siamo propensi a parlare davanti ai microfoni, soprattutto prima di una partita come il derby. Scusate l’emozione, sono il ragazzo più giovane del magazzino e colgo l’occasione per salutare i miei colleghi Angelo Ghiron, Marco Pasin e Tony Vigato. Prima il mister ha citato cose inerenti al Toro, il tifoso del Toro ha il Toro dentro di sé, sono emozioni che si porta dietro da quando si è piccoli. Io ho i ricordi di mia nonna quando andava al Filadelfia e si metteva vicino al calcio d’angolo, quello tra la tribuna e la curva vicina a via Filadelfia per vedere i giocatori più da vicino quando calciavano dall’angolo Passando poi a mio padre che ha lasciato il suo paese d’origine, San Martino Buon Albergo, per inseguire un sogno come hanno fatto tanti ragazzini, e, quindi, penso che tifare Toro ed essere del Toro è una cosa che si tramanda, che si ha dentro. Vorrei dire una cosa per quel che riguarda i bambini, io alle elementari ero l’unico bambino su ventiquattro a tifare Toro, è stata dura perché di derby vinti ne ho visti, pochi, pochissimi, soprattutto quando andavo alle elementari e spero che domani s’inverta la tendenza e che vada tutto per il meglio per noi. Grazie”.