110 anni di Toro e non sentirli: intrinseca è la forza per risorgere sempre

Oggi è il compleanno del club granata che ha un passato leggendario e un futuro tutto da scrivere.
 di Elena Rossin  articolo letto 2831 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
110 anni di Toro e non sentirli: intrinseca è la forza per risorgere sempre

Rialzarsi dopo la tragedia di Superga o dopo il fallimento del 2005 non è stata impresa facile e forse non tutti ci sarebbero riusciti, ma non è stato facile neppure superare i momenti bui, negli anni cinquanta culminati nel 1959 con la prima retrocessione oppure il secondo scivolone in serie B nel 1989 per non parlare del periodo dal 1996 al 2011 con una continua altalena fra massima divisione e tanta cadetteria. Tutti questi eventi potevano far precipitare il Toro nell’abisso del calcio se non proprio dilettantistico sicuramente minore, ma non è stato così. Dopo il Grande Torino, che conquistò cinque scudetti di fila dal 1943 al 1949 nel periodo della seconda guerra mondiale, lentamente e con fatica il Toro è tornato a frequentare le coppe internazionali, Mitropa, Coppa delle Coppe, Coppa delle Fiere, Coppa delle Alpi, Coppa Piano Karl Rappan, Coppa di Lega Italo-Inglese, Coppa Uefa, Coppa dei Campioni, a rivincere la Coppa Italia, 1968 e 71, e lo scudetto, 1976. E poi ancora ha vinto la Coppa Mitropa nel 1991, ha disputato la finale ad Amsterdam con l’Ajax della Coppa Uefa nel 1992, ha vinto la Coppa Italia nel 1993, ha giocato la finale di Supercoppa italiana nel 1994, è andato in Coppa delle Coppe. Una sporadica apparizione nell’Intertoto nel 2002 e finalmente l’Europa League nella stagione 2014-2015.

Gioie e tragedie hanno caratterizzato i 110 anni di vita del Toro. Le gioie: essere la squadra simbolo della rinascita italiana dopo la seconda Guerra Mondiale; dare alla Nazionale dieci giocatori su undici; avere per decenni un settore giovanile fra i migliori del paese e aver saputo farlo rifiorire negli ultimi anni detenendo i record di nove campionati Primavera vinti e sette Coppe Italia e ancora dieci campionati Berretti e cinque tornei internazionali Maggioni-Righi. Le tragedie: oltre a quella del Grande Torino, la morte di Gigi Meroni e quella di Giorgio Ferrini. Dalle maniche tirate su di Valentino Mazzola quando Bolmida suonava la carica con la tromba, al tremendismo granata dell’ultimo scudetto, alla sedia alzata al cielo da Mondonico ad Amsterdam, ai princìpi di gioco e morali di Mihajlovic. Un fil rouge, anzi granata che mai si è spezzato e che ha permesso al Toro di esserci oggi e di avere un futuro domani. Una componente essenziale sono stati, sono e saranno sempre i tifosi, grezzi e puri come il diamante appena estratto dalle viscere della terra e carnali come il più focoso degli amanti, sempre fedeli alla maglia e capaci di amare incondizionatamente chi dirigente, allenatore o giocatore condividesse con loro gli stessi valori. Buon Compleanno Toro!