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Primo "giallo" del calcio italiano, 1927, lo scudetto fantasma

Fu revocato al Torino
18.09.2009 10:28 di Marina Beccuti  articolo letto 727 volte
Fonte: www.gialli.it

Solo un anno li separa dagli ottanta tondi. 1926-1927 e 2005-2006. Si tratta di scudetti. Dei due scudetti più discussi della storia del calcio italiano. Il primo agli albori del calcio. Il secondo al tramonto. Hanno tanti punti in comune ed una sola differenza. Quello del 2006 è stato tolto alla Juve e assegnato all’Inter. Quello del 1927 fu tolto al Torino e mai assegnato. La storia recente la conosciamo. Ma forse non tutti sanno quello che accadde quell’anno.

1926-27 il primo campionato nazionale
Fu il primo campionato nazionale. Quello in cui si videro per la prima volta gare come Napoli-Inter – con il Napoli appena nato – o Milan-Roma - più nota come Alba Audace. Il primo campionato dell’era fascista. Quello dei gialli. Degli errori arbitrali. Dei rigori inesistenti. Delle smentite. Quello degli scandali. Questa la formula. Due gironi interregionali da dieci squadre. Le prime tre di ogni girone passano in finale.
Vanno in finale: Juventus, Inter e Genoa. Torino, Milan e Bologna.
A questo punto se la tua squadra fosse in finale. L’unica a non aver mai vinto lo scudetto. Se ci fosse una scommessa in ballo tra due uomini illustri, il conte Marone e Edoardo Agnelli. Se lo stadio fosse stato appena terminato per dare lustro alla squadra e alle partite giocate in casa. Se tu fossi un dirigente ambizioso e appassionato. Cosa faresti? Il dottor Nani, dirigente del Torino, decise di barare.

Cronaca di uno scudetto annunciato… e perso
Le finaliste tornano in gara a marzo. Dopo quattro giornate sembra chiaro che si contenderanno lo scudetto il Bologna e il Torino.

15 maggio 1927. Scontro diretto in casa del Torino. Nel nuovo stadio appunto. Un partitone. Arbitra tal Pinasco. Segna prima il Torino. 1 a 0 fino quasi alla fine. Fino a quando il Bologna segna ma Pinasco dice che la palla non è entrata. Torino 8 punti e Bologna 6.
E’ un segno del destino o cosa? Il Torino comincia a crederci. Ma forse non tutti…

5 giugno 1927 girone di ritorno. Il derby. Torino-Juventus. La Juve è quella da battere. La squadra campione in carica. La squadra di Allemandi, Vojak, Rosetta, Viola.
Al 44′ segna la Ju­ve, con Vojak. La ripresa è un assedio del Toro fino alla punizione al limite del potente terzino granata Balacics. Il tiro rasoter­ra non è irresistibile, ma la palla buca la barriera. Gol. Strana traiettoria il pallone. Passa proprio sotto le gambe curiosa­mente divaricate di Rosetta e va in porta. 1 a 1. Il Torino ci crede e continua ad attaccare. La partita ha una svolta con l’espulsione del centravanti juventino Pastore. Reazione troppo ingenua. Ad un quarto d’ora dalla fine il Toro con Libonatti se­gna il gol della vittoria. Torino 12 punti. Bologna 9.

E’ un segno del destino o cosa? I torinesi cominciano a festeggiare. Edoardo Agnelli è pronto a pagare la scommessa. Questa volta festeggiano veramente tutti. Anche il dott. Nani.

Ma forse il destino è un altro. L’arbitro di Torino-Bologna, il signor Painasco, rivede la decisione presa durante la partita e ammette che il gol del Bologna era effettivamente entrato in porta. Era regolare. La partita va rigiocata. Esattamente una settimana prima dell’ultimo turno di campionato. Una settimana prima della sfida diretta. Il dottor Nani non festeggia più.
Ma la festa è solo rimandata. Al termine del campionato. Il Torino è in vantaggio di due punti. La prima delle ultime due partite la vince il Torino. Grazie ad un rigore. La seconda partita è una formalità. Torino 14 punti. Bologna 12. Finalmente il dottor Nani può festeggiare.
Ma il destino era realmente un altro. Quello scudetto il Torino non doveva vincerlo.

Nell’autunno del 1927 lo scudetto gli verrà tolto e non verrà riassegnato. Il campionato 1926-27 è l’unico della storia del calcio italiano senza un campione.

Il Dottor Nani e la sua voglia di vittoria
Ma cosa è accaduto in quella stagione delirante? E’ accaduto che il dottor Nani proprio non poteva ammettere che il Torino non vincesse lo scudetto. Il primo scudetto nazionale. Così quando un tal Giovanni Gaudioso, studente catanese di ingegneria, gli comunica che conosce molto bene il grande Allemandi, difensore della Juventus, il dottor Nani pensa: “questo è un segno del destino…”. Lo compra. Per 50.000 lire Nani compra l’imbattibilità di Allemandi nel derby. 25.000 subito e altri 25.000 alla fine della partita. Le ultime 25.000 lire Allemandi non le avrà mai perché in quel derby darà il massimo, senza risparmiarsi. Ma forse altri al posto suo o assieme a lui avevano venduto l’imbattibilità.

Nessuno avrebbe mai saputo nulla.

Ma il destino non voleva che il Torino vincesse quello scudetto. Nella stanza d’albergo accanto a quella dove Allemandi e Gaudioso litigano a causa del mancato incasso delle 25.000 lire c’è un giornalista. Ma non uno qualunque. Tal Ferminelli. Il più accanito contestatore del Torino. Sente tutto. Il giorno dopo la vicenda è già sui giornali. L’indagine parte immediatamente e coinvolge altri due giocatori Munerati e Pastore. Nani confessa tutto. Lo scudetto è definitivamente perso. Il presidente della Federcalcio Leandro Arpinati, l’uomo della riforma, decide che quello scudetto non può essere più assegnato. Il campionato è stato falsato. Allemandi viene squalificato a vita. E’ riabilitato dopo un anno ma resta di fatto l’unico capro espiatorio di una vicenda con molte ombre e molti sospetti che Gianni Brera dipinge perfettamente in un suo libro: «…non sembra necessario essere Sherlock Holmes per appurare come sia andata… I sottili ricatti reciproci avevano lasciato alla Juventus il terzino più dotato di classe (Ro­setta n.d.r. quello che aveva alzato la gamba!) e avevano impedito al Bo­logna di acquistare un terzino (Allemandi) che avrebbe fatto irresistibile coppia con il suo Monzeglio ai Mondiali 1934».

Accadeva 80 anni fa. Corsi e ricorsi storici.

 


Claudia Migliore


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